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A Palazzo Franchetti fino al 30 settembre

In mostra a Venezia il dialogo tra Massimo Campigli e gli etruschi

di 
Silvestro Serra
9 Giugno 2021

Un vero colpo di fulmine. È il 1928 quando Max Ihlenfeld, berlinese naturalizzato italiano per meriti di guerra (fu sottotenente sul Carso e sull'Isonzo durante il primo conflitto mondiale), con lo pseudonimo di Massimo Campigli è ormai un artista affermato, tanto da poter lasciare il pur prestigioso posto di redattore e di corrispondente a Parigi per il Corriere della Sera: ha oltre trent'anni ed è in visita a Roma con la prima moglie la scultrice Magdalena Radulescu, detta Dutsa.
 
Decide di visitare il museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Ed è qui che resta folgorato dalla pittura del misterioso popolo etrusco e dagli antichi affreschi. Dopo quella fatidica esperienza ricerca e ritrova una purezza primordiale e un sapore antico fatto di colori tenui, proprio come quelli delle terrecotte ritrovate negli scavi archeologici dell'Etruria. Lo stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia e presenta una grande mostra a Parigi che lo lancia definitivamente tra gli artisti più affermati e internazionali dell'epoca.
 
Massimo Campigli in mostra a Palazzo Franchetti, a Venezia
 
«Nei miei quadri entrò una pagana felicità tanto nello spirito dei soggetti quanto nello spirito del lavoro che si fece più libero e più lirico...» scrisse Campigli ricordando quel momento. E in questi giorni per celebrare quella felice folgorazione e le conseguenze che ebbe sul suo lavoro è stata organizzata una grande rassegna a Palazzo Franchetti di Venezia (fino al 30 settembre).
 
Il titolo stesso della mostra, Una pagana felicità, curata da Franco Calarota con la supervisione generale di Alessia Calarota è un chiaro e diretto riferimento. Una mostra che grazie anche a una azzeccatissima atmosfera, e favorita dalla location nell'antico palazzo affacciato sul Canal Grande all'altezza del ponte dell'Accademia, mette a confronto, anzi proprio in dialogo tra loro, 35 opere di Campigli (che spaziano dal 1928 fino al 1966) tra cui un intenso ritratto della seconda moglie, la scultrice Giuditta Scalini, con una cinquantina di reperti della civiltà etrusca (sarcofagi, statuine, affreschi, vasi buccheri, ritratti di terracotta) molti dei quali inediti e provenienti da Cerveteri, Tarquinia e della Tuscia. 
 
Massimo Campigli in mostra a Palazzo Franchetti, a Venezia
 
INFORMAZIONI UTILI
Massimo Campigli e gli Etruschi - Una pagana felicità
ACP - Palazzo Franchetti, Venezia; 23 maggio – 30 settembre 2021
San Marco 2842 - Venezia, tel. 041.2689389
Biglietto ridotto per i soci Touring
Scopri di più su www.acp-palazzofranchetti.com