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Nel territorio del Parco dei Monti Simbruini, per esplorare una nuova Bandiera Arancione Tci e alcuni tesori ancora poco conosciuti

In camper nel Lazio, alla scoperta delle abbazie benedettine tra Subiaco e Montecassino

8 Novembre 2021
Roma è alle spalle, con le sue meraviglie e il suo indiavolato traffico. Ci dirigiamo verso la Valle dell’Aniene per puntare decisamente su Subiaco, che dalla capitale dista all’incirca 80 chilometri. Le occasioni di questo weekend in camper possono essere molte, dai colori e sapori tipicamente autunnali, alla suggestione dei borghi della Ciociaria. Ma due in particolare sono i motivi per cui vi suggeriamo un viaggio breve in Camper nel cuore del Lazio.
 
Il primo riguarda proprio il punto di partenza, ovvero Subiaco, che quest’anno ha conquistato la certificazione Touring di Bandiera Arancione. Il secondo rimanda alla possibilità di incrociare a più riprese le tracce di un viaggio intrapreso da San Benedetto, Patrono d'Europa, tra l'anno 525 e 529. Ribattezzato come “Cammino delle Abbazie”, un percorso che si inoltra nel territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, toccando suggestivi centri storici e d'arte come Alatri, Veroli, Monte S. Giovanni Campano e Arpino, e importanti monumenti religiosi: Monastero di Santa Scolastica, Sacro Speco, Certosa di Trisulti, Badia di S. Sebastiano, Abbazia di Casamari, Abbazia di San Domenico e infine Abbazia di Montecassino.
 
A noi il compito di fornirvi una traccia percorribile in camper, per lasciarvi la possibilità in ogni momento di avventurarvi zaino in spalle su uno o più tratti del cammino benedettino, che si articola in nove tappe dalla lunghezza media di 15 chilometri ciascuna.
 
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SUBIACO, NUOVA BANDIERA ARANCIONE TCI
Cuore pulsante della valle dell'Aniene, a circa un’ora da Roma, Subiaco è un borgo medievale ricco di storia, arte e cultura. Immersa nella flora e nella fauna del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, protetta dal Monte Livata e luogo ideale per tanti sport outdoor, escursioni e passeggiate, è la culla del monachesimo e della stampa. Da non perdere durante una visita al borgo, nuova Bandiera Arancione Tci, è il Monastero di San Benedetto o Sacro Speco (nella foto in alto), che sorge nel luogo dove il santo si ritirò in preghiera quando era ancora adolescente e dettò la regola dell’ordine “Ora et Labora”.
 
Più articolata è la visita al secondo Monastero di Subiaco, quello di Santa Scolastica, fondato nel 520 d.C, dalla struttura composita con tre meravigliosi chioschi (rinascimentale, gotico e cosmatesco) con una splendida biblioteca che conserva ancora numerosi manoscritti e dove è stato stampato il primo libro a caratteri mobili in Italia.
 
Subiaco / foto shutterstock
 
Un terzo convento è quello di San Francesco, raggiungibile attraversando il caratteristico ponte omonimo a schiena d’asino, ricco di affreschi e con opere del Sodoma e di Antoniazzo Romano. La Rocca Abbaziale (o dei Borgia), luogo millenario fra preziose opere d’arte e ardite architetture, è il punto privilegiato da cui ammirare un panorama unico, e in cui concedersi una sosta culturale. Tra gli appartamenti nobili si possono infatti ammirare cicli pittorici e decorazioni, oppure si può visitare il MACS – Museo delle Attività Cartarie e della Stampa.
 
Dalla Rocca godetevi una discesa lenta, tra vicoli scalinate e scorci che caratterizzano il borgo medievale degli Opifici (Borgo dei Cartai), con i suoi vicoli e i suoi piccoli slarghi, il centro storico basso di Subiaco. Si arriva quindi sulle rive dell’Aniene, dove fino a qualche anno fa avevano sede le antiche botteghe artigiane del paese e oggi sono organizzati laboratori creativi e corsi di formazioni sull’arte e i mestieri della carta, della stampa della tipografia e della legatoria. 
 
Subiaco, ponte di San Francesco sull'Aniene / foto shutterstock
 
ALATRI E LE SUE MURA
Si guida per poco meno di un’ora sulla Statale Regionale 411, a metà percorso si oltrepassano gli altipiani di Arcinazzo e si avvicina l’Arco di Trevi prima di raggiungere Alatri, la seconda cittadina che permette di intercettare il “Cammino delle Abbazie”.
 
Città di antichissima origine e impronta medievale, è adagiata su un colle d’ulivi, propaggine dei monti Ernici. La celebre, panoramica acropoli che la corona testimonia l’importanza del suo passato, segnato prima dagli Ernici, e alla fine del IV secolo a.C. ovviamente dai Romani, che la fecero prosperare.
 
Di grande fascino è la sua cinta muraria, databile tra il e il II secolo a.C. (probabilmente iniziata già in epoca preromana), ma in gran parte rifatta a due riprese nel Medioevo e rafforzata con l’aggiunta di torri, ha mantenuto pressoché intatto il suo circuito di circa 2 km con cinque porte principali e numerose postierle. Il tratto meglio conservato è visibile dalla circonvallazione orientale.
 
Alatri, le mura dell'acropoli / foto shutterstock
 
Sulla sommità del colle si trova quindi l’acropoli, contenuta da mura romane erette probabilmente tra il IV e il II secolo a.C. Mentre è dalla Porta maggiore o di Civita che si sale al vastissimo piazzale alberato sul quale sorge il duomo di San Paolo. Dai margini del piazzale godetevi lo splendido panorama circolare sui borghi, sui poggi e sulle pianure della Ciociaria prima di fare visita alla Badia di San Sebastiano, anch’essa tappa del “Cammino delle Abbazie”.
 
Alatri / foto shutterstock
 
DA FUMONE ALLA CERTOSA DI TRISULTI
Il cammino benedettino prosegue nel territorio del Parco Regionale verso la Certosa di Trisulti, immersa tra i boschi. Se volete fare una degustazione o un assaggio di qualità il consiglio è di deviare di poco fino al borghetto di Fumone. Arroccato e pittoresco, si adagia su un colle conico da cui la vista spazia dai monti Albani alla valle del Liri. Ci si muove tra case e strade di sassi, in un contesto curatissimo che esprime locali e cantine di pregio dove lasciarsi andare ai sapori ciociari: dal prosciutto di Guarcino ai cannellini di Campoli, il pecorino Piciniasco dop o le mozzarelle di Amaseno; e tra i vini il Cesanese del Piglio Docg, il Cabernet di Atina, la Passerina e il Maturano.
 
La Certosa di Trisulti / foto shutterstock
 
VEROLI E L'ABBAZIA DI CASAMARI
Riprendendo la Statale Regionale 155 e guidando per circa trenta minuti si raggiunge un’altura alle propaggini meridionali dei monti Ernici, tra le vallate del Sacco e del Liri. Siamo a Veroli. La cittadina accoglie col suo ambiente urbano piacevole e curato, alcuni notevoli monumenti e un delizioso quartiere medievale.
 
Passeggiando nel centro cittadino ci si può fermare per una visita alla Cattedrale paleocristiana di Sant’Andrea, ricostruita a più riprese nel XIII, nel XIV e nelXVI secolo. Oppure prenotarsi per una visita al Museo delle Erbe (verificare accessibilità), che espone oltre 900 specie originarie dei monti Ernici. Pochi passi e si possono raggiungere le chiesette di Santa Maria dei Franconi e Santa Maria Salome, fino al cortile della medievale Casa Reali, dove si trova murato un raro calendario di età augustea scolpito nel marmo.
 
Veroli / foto shutterstock
 
Per una breve “passeggiata medievale” il consiglio è di salire nella parte alta di Veroli, tra case antiche e strade gradinate e selciate, in cima si trova la chiesetta di San Leucio e i ruderi di una rocca da cui si gode di una vista che spazia dal borgo alla pianura.
 
La tappa del Cammino prossimo a Veroli è l’Abbazia di Casamari, che si raggiunge in circa un quarto d’ora di guida. Una volta arrivati, uscendo sul cortile dell’androne della casa abbaziale è splendido il colpo d’occhio sulla bianca facciata della chiesa, alta su di una gradinata. Fondata nel 1035 dai Benedettini in una conca aperta sulla sponda sinistra dell’Amaseno, l’abbazia passò nel 1140 ai cistercensi che la ricostruirono integralmente in forme gotiche d’ispirazione francese. I monaci di Casamari celebrano la liturgia ancora in canto gregoriano.
 
Veroli, Abbazia di Casamari / foto shutterstock
 
NELLA VALLE DEL LIRI, ARPINO E SORA
Deviamo pochissimo dalla traiettoria dell’itinerario benedettino per visitare Arpino, un altro borgo certificato con la Bandiera Arancione del Touring. Perché questa minuta cittadina ciociara della valle del Liri è stata patria di diversi uomini illustri. Da Cicerone a Caio Mario, da Marco Agrippa, l’architetto del Pantheon di Roma, agli artisti Giuseppe Cesari (il cosiddetto “Cavalier d’Arpino”) e Domenico Mastroianni, avo del Marcello cinematografico.
 
Qui si trova la collezione permanente della Fondazione Mastroianni che comprende più di cento opere, tra quadri, bozzetti in legno, bronzi, serigrafie e pitture su juta. Arpino è anche una cittadina di musei ed esposizioni. Diverse le raccolte del Museo della liuteria, interessante il Museo delle arti tipografiche che raccoglie arredi e attrezzature della Tipografia Editrice Fraioli, attiva dalla fine dell'Ottocento. Gli appassionati di archeologia industriale, invece, possono fare un salto al Museo dell’arte della lana.
 
La cittadina di oggi si scopre passeggiando senza fretta partendo dalla centrale piazza Municipio, arrivando al tranquillo quartiere di Civita Falconara, con i suoi eleganti edifici sette-ottocenteschi, raggiungendo il possente Castello quattrocentesco.
 
Su strade provinciali si raggiunge invece agevolmente Sora, maggiore centro della valle del Liri, stesa ai piedi del monte San Casto. Da Sora si raggiunge l’Abbadia di San Domenico, penultima tappa del Cammino delle Abbazie, che precede la celebre Abbazia di Montecassino.
 
Arpino / foto shutterstock
 
L’ABBAZIA DI MONTECASSINO
Merita un capitolo tutto suo l’ultima tappa del Cammino delle Abbazie e del nostro itinerario: l’Abbazia di Montecassino. Fu proprio San Benedetto a scegliere questo luogo per costruire un monastero che avrebbe ospitato lui e i monaci che lo seguivano da Subiaco. La casa madre, fondata nel VI secolo da San Benedetto, è la più insigne delle abbazie benedettine e uno dei più famosi monasteri della cristianità. Le sue grandiose costruzioni, risorte dopo l'ultima guerra, occupano la cima del monte a dominio di Cassino e offrono un grandioso panorama sulla città di Cassino e la sua pianura.
 
Salendo per la strada panoramica si incontrano prima le rovine della rocca Iànula, del sec. X; più avanti, sul monte Calvario, centro dei combattimenti nel 1944, è il cimitero militare polacco; si rasenta quindi un tratto delle mura poligonali del sec. IV-III a.C., appartenenti all'acropoli dell'antica Cassino.
 
Dall'ingresso si accede ai tre chiostri, comunicanti fra loro. Dal chiostro mediano una scalinata sale al chiostro dei Benefattori che precede la Basilica. L'interno, al quale lavorarono Cosimo Fanzago, Giovanni Rossini e G.B. Contini, venne consacrato da papa Benedetto XIII il 19 maggio 1727, ed era, per fasto e ricchezza di opere d'arte, uno dei più tipici ambienti barocchi italiani; distrutto dalla guerra, venne ricostruito nelle forme originarie, riutilizzando e integrando i marmi superstiti, e sostituendo per quanto possibile gli arredi sacri e le opere pittoriche. Da non perdere infine l'archivio, portato al sicuro nella sua parte essenziale prima della distruzione del monastero, conserva importantissime carte e documenti relativi alla vita del monastero, fra cui un placito capuano del 960, con i primi esempi di lingua volgare.
 
Abbazia di Montecassino / foto shutterstock
 
INFORMAZIONI UTILI E APPROFONDIMENTI
- I camperisti possono trovare agevolmente spazi di sosta:
A Subiaco si può sostare nel parcheggio del Monastero di Santa Scolastica, in via dei Monasteri 41.
Ad Alatri c'è un punto sosta su ampio piazzale disposto su più piani, in via Madonna della Sanità.
A Montecassino si può lasciare il proprio mezzo nel parcheggio dell'Abbazia.
 
Il “Cammino delle Abbazie” è spiegato in dettaglio sulla pagina dedicata dal sito del Parco dei Monti Simbruini 
 
- Le Bandiere Arancioni
Scopri Subiaco sul sito di Bandiere Arancioni 
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