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Viaggio in Francia, per scoprire una nuova istituzione dove passato e futuro vanno a braccetto

Il Museo della Romanità a Nîmes, tra archeologia e realtà virtuale

di 
Stefano Brambilla
17 Gennaio 2019
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È difficile pensare a un museo archeologico che riesca a stare al passo con i tempi. Cioè: è finito il tempo delle bacheche polverose, questo è abbastanza chiaro a tutti. Ma anche laddove le bacheche sono state già eliminate si deve far fronte a un modo diverso di rapportarsi alla realtà, in particolare quello di chi è nato nel nuovo millennio. Come raccontare la storia, mostrare un oggetto antico, indagare sulla vita di un popolo mediante gli stessi strumenti che oggi un adolescente utilizza per comunicare con i suoi simili?
 
A Nîmes, nel Midi francese, a due passi da Arles e dalla Camargue, ci sono riusciti. E invitiamo tutti a visitare il nuovo Musée de la Romanité (Museo della Romanità) per rendersi conto di come anche l'archeologia può trovare una nuova strada per mostrare se stessa. Il punto da cui sono partiti i francesi era prossimo allo zero: ovvero, in città c'era un museo dedicato al glorioso passato romano, ma in pochi lo degnavano di uno sguardo. Logico, non c'era nulla di particolarmente attrattivo. Poi, l'idea vincente: convertire uno spazio inutilizzato proprio davanti alla maestosa arena – tra gli edifici meglio conservati della romanità – in un nuovo museo. Ovvero, costruirlo ex novo. Dal nulla. Progettando tutto dalla base. 
 

Il Musée de la Romanité e l'Arena di Nîmes - foto Stephane Ramillon/Ville de Nîmes 

UN PROGETTO AUDACE
Ora, Nîmes ha un passato romano significativo. Di storie da raccontare ne ha parecchie. La colonia fiorì in epoca imperiale: era così importante che si poteva fregiare dell'appellativo di Augusto, ovvero si chiamava Colonia Augusta Nemausus – dove Nemausus era il dio locale, venerato dal popolo gallo che si lasciò colonizzare dai romani senza opporre alcuna resistenza. La città sorgeva sulla Via Domitia, direttrice di commerci verso la Spagna; nei primi secoli dopo Cristo ci si viveva bene, a giudicare dai grandiosi monumenti che oggi ci sono pervenuti, l'Arena e la Maison Carrée tra tutti, ma anche il tempio di Diana. La famiglia di Antonino Pio (imperatore dal 138 al 161) veniva proprio da Nîmes. In breve, ci voleva un museo degno di questo nome per raccontare perché la città era così rilevante e come si viveva a quei tempi.

Come progettarlo, però, era tutto da capire. Ebbene, basta dare un'occhiata al Musée de la Romanité, inaugurato a giugno 2018, per capire qual è stata la scelta di fondo. L'arena si specchia in un grande contenitore luccicante, tutto ricoperto da vetro serigrafato: si tratta di 7mila piccole lastre, tra le quali si aprono degli strappi, quasi degli “occhi”, che permettono un contatto diretto tra esterno e interno, tra nuovo e antico, tra il museo e l'anfiteatro. Il progetto - costato la bellezza di 60 milioni di euro - è dell'architetto e urbanista Elizabeth de Portzamparc. C'è chi l'ha trovato splendido (noi siamo tra questi), chi troppo dirompente. Certo Nîmes ha voluto osare, non era così scontato “affrontare” un monumento imprescindibile come l'arena con un'architettura contemporanea. E lo stesso spirito audace, logicamente, si ritrova anche all'interno.
 

Musee de la Romanité, photo S. Ramillon, Ville de Nîmes

5000 OGGETTI, 65 POSTAZIONI INTERATTIVE
L'entrata, per esempio, è da far girare la testa. Vetro, acciaio, un intreccio di scale e forme che si inseguono lasciano a bocca aperta e per un attimo confusi. Poi basta seguire le precise indicazioni e la mappa consegnata all'ingresso perché tutto si sbrogli. E ci si immerge con estrema facilità nella storia della città, prima quella preromana, poi l'epoca d'oro di Roma: perché ogni cosa è ben calibrata, i reperti e gli oggetti alternati alle modellini, ai video, alle ricostruzioni reali e virtuali. In totale sono 5000 gli oggetti mostrati al pubblico e 65 le postazioni interattive: il rischio noia è assente, così come il rischio “museo solo per esperti”. C'è un livello di apprendimento e di fruizione per ogni età, pure per i più piccoli (vediamo i ragazzini correre tra una sala e l'altra, indaffarati a cercare le soluzioni dei quiz pubblicati su un libretto-gioco realizzato per loro).
 

Il Musée de la Romanité a Nîmes - foto Stefano Brambilla
 
Facciamo qualche esempio. Età preromana: bellissimi e affascinanti i busti di guerrieri galli con un elmo peculiare, quasi un cappuccio (V secolo a.C.). Pochi, ben illuminati, su piedistalli adeguati, didascalie semplici e precise. Accanto, la ricostruzione dell'abitazione del tempo dove si suppone vivesse la gente a quel tempo. Accanto ancora, un exhibit interattivo con la stessa ricostruzione 3D, navigabile dall'utente. Il passaggio che unisce reperti e tecnologia, il vero e il virtuale, è facile e fluido. Oppure. Età romana: splendidi i mosaici trovati in città e qui trasportati. Il mosaico pavimentale di Penteo (II secolo d.C.), rinvenuto durante gli scavi di un parcheggio, sembra realizzato ieri dalle sapienti mani degli artisti: uccelli e persone paiono “parlare” in mezzo ai motivi geometrici. Accanto, sulla parete, la ricostruzione virtuale del muro dipinto che sovrastava il mosaico. Accanto ancora, la possibilità di entrare virtualmente nella casa del mosaico, grazie a una ricostruzione in 3D dove ci si muove tra sale, stanze e giardini.

E così via, lungo tutto il percorso museale, tra oggetti da toccare (quante volte la fisicità tattile viene dimenticata, in un museo) e capolavori da ammirare. Urne, vasi, frontoni, plastici dei monumenti più famosi. La famosa moneta con il coccodrillo e la palma, simbolo della città. Ci si specchia pure in un totem dove la propria immagine viene “rivestita” di costumi e pettinature romane. Immaginatevi i bambini.
 

Il mosaico di Penteo nel Musée de la Romanité di Nîmes - foto Stefano Brambilla​

LE STELE PRENDONO VITA
Naturalmente c'è chi storce il naso: “a Nîmes interattività e spettacolarizzazione prendono il posto di autorevolezza e rigore storico”, abbiamo sentito commentare. Ma non ci pare che sia un rischio concreto. L'oggetto reale, il collegamento con la storia sono sempre il punto di partenza, non vengono mai trascurati a vantaggio del “wow” a ogni costo. Piuttosto, si permette a tutti di avvicinarsi a un mondo troppo spesso ostico.

E in particolare, noi al primo posto mettiamo una modalità di fruizione che non avevamo mai visto prima. Nel museo c'è una bella collezione di stele onorarie, funerarie, religiose. Oggetti su cui difficilmente ci si soffermerebbe più di qualche secondo: d'altronde, sono “soltanto” pietre verticali su cui sono state incise delle parole (solitamente di gloria o di ricordo). Ebbene, su queste stele a Nîmes vengono proiettati dei video che raccontano le storie dei personaggi cui sono dedicate le stele stesse. La loro professione, le loro gesta, i momenti del commiato: è come se le pietre prendessero vita e raccontassero per chi sono state create. Le parole diventano immagini in movimento, colori, suggestioni. Confessiamo una certa emozione.


La sezione del Musée de la Romanité di Nîmes dedicata alle stele - foto Stefano Brambilla
 
Alla fine della visita si esce sul tetto, coperto da un grande prato. Qui è presente anche il ristorante: la terrazza affaccia direttamente sull'anfiteatro romano. È come se i due edifici si parlassero. L'arena senz'altro ne avrà viste tante, nella sua storia millenaria. Forse non si sarebbe mai aspettata di trovarsi di fronte un vicino a specchi. Ma siamo sicuri che i due andranno d'accordo.
 

La terrazza sul tetto del Musée de la Romanité a Nîmes - foto Stefano Brambilla
 
INFORMAZIONI
Musée de la Romanité, 16 boulevard des Arènes, Nîmes.
- Orari invernali (5 novembre/31 marzo): 10-18. Orari estivi (1 aprile/4 novembre): 10-19.
- Ingresso 8 euro, biglietto combinato con l'Arena e altre attrazioni 17 euro.
- Accesso libero alla terrazza in cima all'edificio, così come all'atrio del museo, con la ricostruzione stilizzata del Sanctuaire de la Source, e al giardino archeologico, dove sono stati piantati vegetali tipiche delle varie epoche della città (preromana, romana e postromana).    
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