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Il Giro del Touring 2020, tappa 13. Sui Colli Euganei, tra i ricordi di Petrarca e una nuova vittoria di Ulissi

di 
Gino Cervi
17 Ottobre 2020
Per tutto ottobre 2020, il sito del Touring Club Italiano - in collaborazione con Hertz - segue il Giro d'Italia edizione numero 103 (Monreale, 3 ottobre - Milano, 25 ottobre). A raccontarci le tante storie del Giro d'Italia 2020 è Gino Cervi, scrittore e giornalista, nonché cultore di storia del ciclismo, curatore di guide turistiche Tci e autore di volumi di storia dello sport (tra cui il recente "Il Giro dei Giri"). Seguiteci lungo le strade del nostro Bel Paese! A questa pagina trovate tutte le puntate.


«Da’ Colli Euganei, 17 ottobre 2020». Si potrebbe cominciare così, come cominciavano, su per giù duecentovent’anni fa, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, che non era un corridore ciclista, ma era in fuga un po’ da tutto, dagli austriaci che lo perseguivano e dai francesi napoleonici che lo avevano tradito. Oppure si potrebbe cominciare dall’ultima ascesa della tredicesima tappa del Giro, 192 chilometri, piattissimi per 150 dalla partenza di Cervia fino a Galzignano, e poi tutto un saliscendi di viottoli, boschi, vigne, fino all’arrivo di  Monselice, la porta sud-orientale dei Colli Euganei. Si potrebbe cominciare dal colle del Calaone, 229 m, sopra Este. La strada sale ripida per due chilometri, con una pendenza media che sfiora il 9.8%. Qui gli ultimi due superstiti della fuga di giornata, Tonelli e Bouchard, vengono ripresi da un gruppo sfoltito e ridotto a una ventina di corridori, i migliori in classifica, che andranno a giocarsi la volata finale.


Giro d'Italia, tappa 13. Foto Lapresse

Il Calaone sovrasta Este, città murata, dove fin dal XII secolo fecero prove di potere e di corte signorile quei marchesi che poi, due, tre secoli dopo, fecero di Ferrara lo splendido centro di cultura rinascimentale che tutti conoscono. Ma già all’epoca avevano il pallino dei poeti e qui, sulle prime pendici degli Euganei, accolsero un trovatore provenzale, Aimeric, che pare soggiornasse a Este intorno al 1212. Aimeric era nato a Peguilhan, tra Tolosa e i Pirenei,  e sempre dai Pirenei, da Arudy, poco a sud di Pau, arrivava Jean-Baptiste Dortignac, il primo ciclista francese a vincere una tappa al Giro d’Italia: era il 20 maggio 1910 e si correva la Udine-Bologna.


Giro d'Italia, tappa 13. Colli Euganei. Foto Getty Images

Tra Este e Monselice, si trova invece Arquà, che nel 1868, due anni dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, divenne Arquà Petrarca per ricordare che lì, nel 1374, morì il poeta. Petrarca era il Fausto Coppi della letteratura europea del Trecento: poeta laureato, non c’era corte signorile dove non venisse onorato e celebrato, se non addirittura stipendiato in cambio di versi encomiastici o, più prosaicamente, affari diplomatici cui tener dietro a botta di lettere istituzionali, rigorosamente in latino. Tra un impegno ufficiale e l’altro, il buon Francesco teneva dietro alle opere che pensava gli avrebbero dato fa postuma, anche queste rigorosamente in latino: poemi, saggi storici, trattati filosofici. Ma forse avrebbe pensato che se lo si studia sui libri di scuola è per merito delle sue nugae, i suoi Rerum vulgarium fragmenta, le sue poesie d’amore in vita e in morte di Laura. A dire il vero, non doveva tanto considerarle nugae, ovvero cose di poco conto, se ci lavorò tutta la vita, limando versi, cambiandone la disposizione in quello che sarebbe diventato il Canzoniere: e lo fece proprio ad Arquà, sui colli Euganei, nella casa che negli ultimi anni gli era stata donata dall’ultimo signore del quale si era messo al servizio, Francesco I da Carrara.  Petrarca curava i suoi versi con una perfezione maniacale, proprio come il Campionissimo teneva al minimo dettaglio la sua preparazione fisico-atletica e la cura meccanica della bicicletta. Il primo perdette il cuore per «i capei d’oro a l’aura sparsi» di una dama incontrata in Santa Chiara ad Avignone il 6 aprile del 1327; il secondo perdette la testa per la Dama Bianca che lo chiamò per nome in cima allo Stelvio, il 1° giugno 1953. 


Giro d'Italia, tappa 13. Arquà Petrarca, Bandiera arancione Tci - foto Brambilla

Questi colli sono un posto ad alta densità letteraria: dopo il trovatore provenzale e Petrarca, da queste parti hanno incrociato Ruzante, al seguito di Alvise Cornaro, suo mecenate; e poi, nell’Ottocento il Foscolo e gli inglesi George Byron e Percy B. Shelley, che a Monselice soggiornarono a lungo e che dissero – non ricordo più chi dei due – che gli Euganei, erano “isole senza mare”, che mi pare perfetto per descrivere la singolarità morfologica di questi tondi bernoccoli che nel piatto più piatto della pianura paiono svettare come cime dolomitiche. Nel 1961, di Bruce Chatwin, a Villa Albrizzi di Este ci visse per un anno Bruce Chatwin, con l’amico fotografo e amante Teddy Millington Drake. Con l’eco letteraria di queste voci, al traguardo di Monselice, dunque, nel mezzo pomeriggio di ottobre, quando la luce sulle alture cominciava a farsi azzurrognola, non poteva che vincere un “eroe quasi omerico” come Ulissi, che al Giro torna sempre come se fosse a casa sua, a Itaca: quello di ieri è stato il suo ottavo successo in carriera nella Corsa rosa.

Quest’anno, per quanto riguarda i vincitori di tappa, il Giro pare avere un andamento binario: due volte ha vinto Ulissi (ieri e ad Agrigento), due lo stesso Filippo Ganna (nella crono di Palermo e a Camigliatello Silano); addirittura quattro sono stati i successi di Arnaud Démare e, a ben vedere, possiamo considerare “doppietta ecuadoriana” le vittorie di Caicedo sull’Etna e di Narvaez a Cesenatico. Per amor di simmetria, ci verrebbe da pronostica nei prossimi arrivi un altro colpo di Sagan, per adesso rimasto al solo successo di Tortoreto, magari nella nervosa tappa di San Daniele del Friuli, o in quella lunga e piatta da Morbegno ad Asti; da come mostra di avere la gamba, anche la maglia rosa Almeida potrebbe “accoppiarsi” al successo del connazionale Guerreiro a Roccaraso. E infine mi aspetterei un bis britannico alla vittoria di Dowsett a Vieste: magari dello stesso Alex, forse proprio nella cronometro di oggi, la Conegliano-Valdobbiadene  – sua specialità, oppure di qualche connazionale nei prossimi giorni: io dico Ben Swift, James Knox o il quasi impronunciabile Tao Geoghean Hart. 


Giro d'Italia, tappa 13. L'arrivo di Ulissi. Foto Lapresse

Dal momento che questa sera dormirò a Pieve di Soligo, per rendere omaggio al paesaggio dei Colli Euganei, lascio la parola a un maestro dell’immersione nel paesaggio, come Andrea Zanzotto:

«Esistono davvero certi luoghi, anzi, certe concrezioni o arcipelaghi di luoghi in cui, per quanto ci si addentri, e per quanto li si pensi e ripensi, o li si colga tutti insieme come in un plastico fissato da una prospettiva dall’alto, mai si riuscirebbe a precisarne una vera “mappa”, a fissarvi itinerari. La voglia che tali luoghi insinuano è quella di introiettarli quasi fisicamente, tanto sono vibranti di vitalità intrecciate e dense. […] Ecco, questo si può dire particolarmente, con sfacciata e maliosa evidenza dei Colli Euganei. […] Muoversi, formicolare, stare negli Euganei e glissare di là in tutte le direzioni del cosmo, cogliere i possibili della tortuosità di una o di dieci stradine su dieci diversi orizzonti e assaggiare la sana festosità e la pacatezza dei tanti olivi e dei tanti olii sufficienti ad alimentare per sempre lucerne interiori e fluidità di fantasie. E presto ci si trova invischiati dolcemente e acremente in successivi paradisi, accordati col corpo geologico e coi 30-35 milioni di anni che gli inarcano le spalle, col gregge indisciplinato dei colli-monti che finiscono per modularsi in labirinto. […] Quell’aspetto romito e difficile che conservano i Colli, penetrabili solo a piedi per certi viottoli non asfaltati, dove è ancora possibile trovare il falco, certo si confaceva al Petrarca e ai suoi cammini, in cui è giusto vedere l’assommarsi e il divaricarsi delle più varie esperienze intellettive e del sentimento, a ridosso di un “ultimo limite”».


Giro d'Italia, tappa 13. Foto Lapresse
 
Il "Giro del Touring" è realizzato in collaborazione con Hertz, partner storico dell'associazione, che ha messo a disposizione di Gino Cervi una vettura per seguire le tappe della Corsa Rosa. Per conoscere le convenzione riservate da Hertz ai soci Tci basta consultare la pagina dedicata.
 
Si ringraziano per il sostegno al progetto anche AcdB Museo-Alessandria Città delle Biciclette e Terre di Ger.

In occasione del Giro d'Italia, per tutto il mese di ottobre il volume Touring "Il Giro dei Giri" è scontato del 40% per i soci Touring