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Mezzo secolo di storia per la guida francese pensata per i globetrotter che il TCI traduce dal 1998

Guide Routard, da 50 anni in giro col mondo in spalla

di 
Tino Mantarro
30 Agosto 2023
Ogni bella storia imprenditoriale ha una sua epica della fondazione. Quella delle Guide du Routard, le guide francesi per antonomasia che quest’anno compiono 50 anni, racconta di un progetto editoriale rifiutato da 18 editori che alla fine venne accettato da Hachette, oggi il terzo gruppo editoriale a livello mondiale.
 
 
Intervistato da Radio France Info, il fondatore Philippe Gloaguen ricorda come nacque quel nome, Routard, che ha portato tanto bene, visto che in tutte le edizioni – in Italia è pubblicata dal Touring Club Italiano fin dal 1998 – ha venduto oltre 55 milioni di copie. «All’epoca lavoravo come collaboratore per Actuel (ancora oggi la più importante rivista della controcultura francese) e il direttore Jean-François Bizot non si ricordava mai come mi chiamavo, e allora mi appellava solo “le Routard”. Quando Hachette mi ha chiesto un’idea per la mia collana di guide mi è venuto in mente quel soprannome». Dove la parola Routard è traducibile come qualcosa a metà tra viaggiatore zaino in spalla e avventuriero. Ma più che la parola è stato il pubblico di riferimento a decretare il successo del progetto Guide du Routard.
 
 
«Era un’epoca diversa, non solo a livello editoriale, ma proprio sociale, soprattutto per il mondo del viaggio» ha raccontato a Radio France Gloaguen. «Era un’epoca in cui le agenzie di viaggio gestivano le vacanze delle persone. Le prendevano all’aeroporto, le portavano all’hotel che avevano scelto per loro e al ristorante in funzione del budget di ognuno». Ma il viaggio si stava democratizzando e iniziavano a spuntare i viaggiatori indipendenti. «Una clientela giovane, con pochi soldi, ma avida di viaggi» che nell’aprile del 1973 accolse con favore la prima Routard, La Route des Indes, che raccoglieva gli appunti di viaggio e i consigli per andare da Parigi allo Sri Lanka, percorso che Philippe Gloaguen e l’amico Michel Duval avevano fatto in autostop, in dieci settimane.

Erano gli anni della Hippie Trail, di Sulla strada di Jack Kerouac, del Beatnik e di un nuovo modo di intendere il viaggiare che si diffondeva in tutto il mondo. Del resto la temperie culturale era quella: il 1973 è anche l’anno in cui in Australia fu pubblicata la prima guida Lonely Planet dedicata all’Asia Sudorientale. Dopo quel primo volume che contava 22 Paesi, Hachette ne pubblicò altri quattro, che in pochi anni vendettero quasi 100mila copie decretando il successo delle Routard, le guide per globetrotter pensate per un pubblico specifico, europeo.
 
 
Perché i viaggiatori francesi sono diversi da quelli anglosassoni, ed è per questo che a fine Anni Novanta il Touring Club Italiano decise di tradurle, creando il marchio Il Viaggiatore. «Per distinguere e non far confusione con lo stile Touring, che era ed è abbastanza differente», ricorda Anna Ferrari Bravo, all’epoca curatrice della collana. Ma perché questa scelta? «Era un tipo di pubblico diverso da quello delle Guide Verdi di allora: più giovane, abituato a muoversi spendendo poco, in cerca di consigli pratici. E così vennero pubblicate, adattandole in qualche punto al lettore italiano, più che altro esplicitando alcuni riferimenti che per un viaggiatore francese erano scontati». I primi titoli spaziavano dal Messico a Londra, da Amsterdam all’Africa Nera, ma c’erano anche Parigi, Perù e tre titoli dedicati agli Stati Uniti: Costa Est, Costa Ovest e Florida/Louisiana.
 
La ragione del successo? Un insieme di umanesimo, ecologia e rispetto per le altre culture, ma anche attenzione al portafoglio, autoironia e stile leggero, ricerca dell’autenticità e di un’atmosfera avventurosa ma non eroica che sembra uscire dai fumetti di Tintin. Una guida pensata per i viaggiatori individuali, che si è costruita una credibilità con l’attenzione agli indirizzi, scelti di preferenza tra strutture piccole, famigliari, fuori dalle rotte battute, provate dagli autori, i routard che girano il mondo per aggiornare gli oltre cento titoli in catalogo. Così è normale che, 50 anni dopo, ovunque nel mondo se entri in un locale che espone le colorate targhe di metallo smaltato "Recommandé par le Guide du Routard" sei sicuro di trovare qualche viaggiatore francese, ma anche italiano, che segue la Routard come si segue un oracolo.
 
 
Per festeggiare i 50 anni le Guide Routard-Il Viaggiatore ritornano in libreria rinnovate e più accattivanti: una nuova copertina, una grafica interna con caratteri più leggibili, una titolazione più grande per una facile consultazione, interessanti box di approfondimento e cartine allegate. Sette i titoli: Isole Baleari, Portogallo, New York, Creta, Usa Ovest e i Parchi nazionali, Istanbul e il Bosforo, Provenza. Nelle nuove Routard tradotte da TCI le pagine a colori, ricche di foto e una cartografia aggiornata, presentano i 20 Must del routard, cioè i luoghi e le esperienze da non perdere e gli itinerari da organizzare in base al tempo che si ha a disposizione. Perché va bene l’epica, ma bisogna continuare a viaggiare.
 
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