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Tra overtourism e cultura, il capoluogo toscano secondo un osservatore d'eccezione, tra gli autori delle nuove Guide Verdi "Firenze" e "Toscana"

Firenze e la Toscana secondo Vanni Santoni

di 
Tino Mantarro
16 Aprile 2021
Sono appena uscite le nuove edizioni delle Guida Verde Touring "Firenze" e "Toscana", entrambe arricchite dai percorsi d'autore di Vanni Santoni
 
Trovate qui uno dei suoi percorsi d'autore in Toscana, insieme a una presentazione generale della Guida Verde "Toscana". Qui potete trovare un estratto dell'introduzione alla Guida Verde "Firenze", presentata anch'essa nel dettaglio. 
 
Toscano di nascita (è di Montevarchi), fiorentino d’adozione, allo scrittore Vanni Santoni Firenze e la Toscana piacciono. E come piacciono a lui Firenze e la Toscana piacciono alle orde di turisti e alle frotte di aspiranti artisti che ancora arrivano dal resto del mondo in cerca di ispirazione. «A Firenze si cammina tra gli spettri dei giganti - e non solo, dato che molti di quei giganti hanno lasciato testimonianze di pietra e marmo. Tanto grandi furono quegli spiriti, che c’è ancora chi viene qua sperando di abbeverarsi a ciò che resta della loro aura. Chissà, forse un po’ funziona ancora, visto che continuano a venire». Sguardo attento alla città che evolve e capacità di seguire strade meno battute, Santoni ha scritto i testi d’autore delle nuove edizioni sia della Guida Verde Firenze che di quella Toscana. Lo ha fatto invitando i lettori a cercare angolazioni nuove (conventi e monasteri dove il sacro sconfina nel profano) per scoprire un territorio amato dai turisti tanto da metterlo a repentaglio, perché il turismo arricchisce ma rischia di snaturare.
 
Lo scrittore Vanni Santoni / foto CC BY-SA 4.0
 
"La convivenza è quella che è, ma non bisogna essere ipocriti: se è oggettivo che il cosiddetto overtourism, con tutto quello che comporta in termini di svuotamento del centro e impoverimento del tessuto commerciale e culturale, è il principale problema di Firenze, è altrettanto vero che è la principale fonte di reddito di tanti fiorentini – e della città stessa, con le tasse di soggiorno. E infatti col lockdown la città si è scoperta deserta e sul lastrico. Si fa presto a criticare, ed è giusto farlo, ma è anche vero che cambiare modello non è scontato, visto quanto è incistata la situazione. Alla fine, e nonostante tutto, l’unico vero attrattore della città, monumenti a parte, è la sua università: occorrerebbe forse meno hybris, e ripartire da lì", aggiunge.
 
 
Vivere in una città come Firenze, che è un’opera compiuta, non è certo facile. L’impressione esterna è che sia sclerotizzata nel suo passato, ma sa anche produrre qualcosa di nuovo, pur non essendo troppo valorizzato. "Ai tempi della militanza universitaria Firenze la chiamavamo la metronecropoli, e vent’anni fa era mooooolto più vitale di oggi. Tuttavia il suo essere comunque un centro accademico che attrae ancora molti studenti (e altri, locali, li trattiene), fa sì che Firenze periodicamente abbia qualche piccola palingenesi.
 
Lo dimostra ad esempio il fatto che la città vanti una scena letteraria di grande vitalità e spessore, nonostante non ci siano molte case editrici a farle da volano: una scena da cui sono a sua volta sorte iniziative importanti, come il festival Firenze RiVista. Una quindicina di anni fa, su una scala più grande, ci fu il fenomeno del “Network”, un coordinamento di spazi occupati e autogestiti, associazioni e gruppi informali che dette vita a molte esperienze culturali di grande spessore, come l’Elettro+ o le 72 ore, dalle quali poi partirono diverse scintille capaci di dar vita a ulteriori realtà; per fare solo un esempio, la famosa libreria-caffè La Cité, che riaccese la vita in borgo San Frediano, veniva da quelle energie. A Firenze non mancano mai le teste; quello che manca, e da diverso tempo, è un’amministrazione cittadina che sappia capire dove si produce vitalità e cultura, e agisca per valorizzare le iniziative che sorgono dal basso e hanno un impatto reale sulla città, invece di sprecare energie e denaro dietro a eventi 'one shot' che una volta incassato scompaiono senza lasciare niente a chi in città ci vive davvero" racconta Santoni.
 
 
Chi in città vive davvero, ha sempre a che fare con il turismo, che molto invade, ma non tutto tocca, perché comunque "ci sono almeno un paio di trattorie, un paio di vinai, un paio di librerie, un paio di baretti, un paio di circolini, un paio di piazzette, un paio di scalinate di chiese, dove ancora si sta bene... ma se poi dico i nomi arrivano i turisti", scherza. E ci sono anche molti luoghi ancora da scoprire, specie tra quelli negletti della Firenze contemporanea: "Un giro a San Salvi può non esser male, così come in certe parti d’Oltrarno ancora vive (penso a via del Leone e piazza Tasso) oppure ovviamente alle Cascine. Ma non è che all’Isolotto o a Novoli si stia poi così male, orsù...". E anche tra quelli meno noti della città antica: "Quando insegnavo nelle università americane portavo sempre le studentesse a fare il giro dei Cenacoli: un tesoro sotto gli occhi di tutti ma irrimediabilmente occultato dai monumenti più famosi. Un’altra chicca sconosciuta è la Chiesa di San Giorgio alla Costa, unico esempio di rococò fiorentino, col suo soffitto rivestito di oro zecchino, peraltro recentemente salvata dall’ennesimo tentativo di speculazione. E non dimenticherei la Collezione Casamonti, un piccolo ma straordinario museo di arte contemporanea, situato in uno dei palazzi più belli e architettonicamente innovativi del centro, il palazzo Bartolini-Salimbeni". 

 
 
Ci sono spazi che escono dalla solita visione da cartolina, quella di romanzi angloamericani come Under a red Tuscan Sund se ne trovano anche nel resto della regione. "Non è difficile: basta andare a Livorno, solo per dirne una, e si trova subito una Toscana tanto verace quanto distante dagli stereotipi del 'Chiantishire'. Le città toscane hanno ancora identità forti, quando non sono schiacciate dal turismo: penso anche a Pistoia, Lucca, Carrara…". Anche se Santoni ha una predilezione per luoghi un poco meno battuti, come quelli che ha raccontato nella Guida Verde Toscana, luoghi dove il sacro sconfina alle volte nel mistero e dove la Toscana riscopre la sua vena alchemica. «Una vena che si ritrova nelle abbazie e nei castelli che racconto nella Guida Verde, naturalmente... Ma anche in molti altri luoghi: in borghi enigmatici come Certaldo e Pienza; in parchi letteralmente alchemici come il Giardino dei Tarocchi vicino a Capalbio; in luoghi di enorme spessore mistico come Vallombrosa o Camaldoli. A Firenze, inevitabile citare il Giardino Torrigiani, composto proprio secondo uno schema simbolico iniziatico (ma anche il più noto Boboli non manca di elementi di questo tipo), mentre per chi vuole sentire l’eco del 'Grande Architetto' c’è il giardino dello Stibbert, che con le sue incredibili collezioni di armi medievali è peraltro il museo più sottovalutato della città, forse a causa della sua posizione un po’ defilata. E non dimentichiamo il Gigante di Pratolino!».
 
 
Scrittore, editor, critico con quartier generale a Firenze, Vanni Santoni ha esordito nel 2007 con Personaggi precari, cui sono seguiti numerosi altri romanzi fra cui Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza 2011), la trilogia di Terra Ignota (Mondadori 2013-2017) Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, candidato al premio Strega) e I fratelli Michelangelo (Mondadori 2019), ambientato in gran parte a Vallombrosa. Per minimum fax nel 2013 ha coordinato il romanzo collettivo In territorio nemico e nel 2020 ha pubblicato il saggio La scrittura non si insegna. È una delle firme del Corriere della Sera e della "Lettura".