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Il ministro Franceschini: "Il Parco Archeologico continua a stupire e dimostra che si possono conciliare ricerca e valorizzazione turistica”

Dagli scavi di Pompei un ritrovamento unico: un carro nuziale perfettamente conservato

1 Marzo 2021
Un carro da parata, decorato per una festa celebrativa è emerso negli scavi di Civita Giuliana, a nord di Pompei. La scoperta è eccezionale e piace leggerla con gli occhi della speranza, quasi che dai nostri avi venga un messaggio di incoraggiamento: si farà ancora festa, in strada tra la gente.  
 
Il ritrovamento è stato annunciato dal Parco Archeologico di Pompei e dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Si tratta di un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici. È stato rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di tre equidi, tra cui un cavallo bardato.
 
“Pompei continua a stupire con le sue scoperte, e sarà così ancora per molti anni con venti ettari ancora da scavare - ha dichiarato il Ministro della Cultura Dario Franceschini -.  Ma soprattutto dimostra che si può fare valorizzazione, si possono attrarre turisti da tutto il mondo e contemporaneamente si può fare ricerca, formazione e studi, e un giovane direttore come Zuchtriegel valorizzerà questo impegno”. 

Il Carro ritrovato a Civita Giuliana / foto Luigi Spina 
 
UN PILENTUM EMERSO DALLA CINERITE
Il carro è stato ritrovato all’interno di un portico a due livelli che affacciava probabilmente su una corte scoperta, nei pressi della stalla già indagata, con la quale comunicava attraverso una porta. La coltre di cinerite che ha sigillato il carro ha permesso la conservazione delle dimensioni originarie e delle singole parti che ne scandiscono la struttura in connessione. Si tratta di un carro a quattro ruote, probabilmente identificabile con un pilentum, un veicolo da trasporto usato nel mondo romano dalle élite in contesti cerimoniali. 
 
Su alte ruote in ferro, connesse tra loro da un sistema meccanico di avanzata tecnologia, si erge il leggero cassone. parte principale del carro, su cui era prevista la seduta, contornata da braccioli e schienale metallici, per uno o due individui. Il cassone è riccamente decorato sui due lati lunghi con l’alternanza di lamine bronzee intagliate e pannelli lignei dipinti in rosso e nero, mentre sul retro termina con una successione di medaglioni in bronzo e stagno con scene che rappresentano figure maschili e femminili a rilievo ritratte in scene a sfondo erotico.
 
Un particolare del Carro ritrovato a Civita Giuliana / foto Luigi Spina 
 
La lamina bronzea è inoltre decorata nella parte superiore con piccoli medaglioni, sempre in stagno, che riproducono amorini impegnati in varie attività. Nella parte inferiore del carro si conserva una piccola erma femminile in bronzo con corona. Questo tipo di carro è un vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto non mostra solo le singole decorazioni ma l’intero veicolo, ed anche perché non è un carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. 
 
Le attività di restauro a Civita Giuliana / foto Luigi Spina

LO SCAVO E IL MICROSCAVO DI CIVITA GIULIANA
Il ritrovamento risale al 7 gennaio, quando è emerso dalla coltre di materiale vulcanico che aveva invaso il portico, proprio al di sotto del solaio ligneo rimosso, un elemento in ferro che dalla forma lasciava ipotizzare la presenza di un manufatto di rilievo sepolto. Il carro è stato risparmiato miracolosamente sia dai crolli delle murature e delle coperture dell’ambiente sia dalle attività clandestine, che con lo scavo di due cunicoli lo hanno sfiorano su due lati, senza averne compromessa la struttura.
 
Sin dal momento della sua individuazione lo scavo del carro si è rivelato particolarmente complesso per la fragilità dei materiali e le difficili condizioni di lavoro; si è quindi dovuto procedere con un vero e proprio microscavo condotto dalle restauratrici del Parco specializzate nel trattamento del legno e dei metalli. Parallelamente, ogni volta che si rinveniva un vuoto, è stato colato del gesso per tentare di preservare l’impronta del materiale organico non più presente. Così si è potuto conservare il timone e il panchetto del carro, ma anche impronte di funi e cordami, restituendo così il carro nella sua complessità. 
 
 
INFORMAZIONI 
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