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Come possono dieci giochi – analogici e digitali – dare nuova linfa al turismo nella Riviera del Corallo? Ce lo racconta Fabio Viola, che applica la dimensione del gioco al patrimonio culturale

Con Play Alghero la città sarda scommette sul turismo del gioco

di 
Alberto Amedeo Calderoni
2 Dicembre 2022
 
Dallo scorso luglio Alghero si è vestita di nuovi colori. La cittadina del sassarese – conosciuta anche come “Piccola Barcellona” e tanto amata dai visitatori per le sue meraviglie storiche e naturalistiche – ha aggiunto alla sua offerta turistica una nuova e innovativa modalità di visita. Si chiama Play Alghero ed è un sistema di dieci giochi interattivi – quattro a dimensione digitale e altri sei da giocare fisicamente – che ha invaso piazze, strade e siti culturali del territorio algherese. A pochi mesi dal suo lancio ha già coinvolto centinaia di residenti appassionati e famiglie, turisti curiosi e cittadini attivi in una dimensione di intrattenimento ludica ed educativa al tempo stesso.
 
Panoramica sul centro di Alghero, foto Shutterstock

Tutto ha inizio quando Fondazione Alghero, principale promotrice di Play Alghero, si è alleata con altre realtà culturali provenienti da Libano, Spagna e Giordania per partecipare congiuntamente a un bando europeo con un’iniziativa condivisa. Si tratta del Programma “ENI CBC Mediterranean Sea Basin”, finanziato dall’Unione Europea, che ha messo in palio un contributo di 2.1 milioni di euro per proposte trans-nazionali di innovazione culturale provenienti da diversi luoghi della regione mediterranea.
 
Immagini del gioco “Murder in Alguer”, foto di Fondazione Alghero
 
Con il progetto “MED GAIMS”, Alghero e i partner stranieri hanno vinto il bando. Obiettivo dichiarato e comune: rinnovare il prodotto turistico delle destinazioni attraverso l’uso di modalità e tecniche proprie della gamification (o ludicizzazione, cioè l'applicazione di elementi tipici di un gioco ad attività non ludiche).
 
E qui è entrato in gioco Fabio Viola, chiamato da Fondazione Alghero a capitanare il gruppo di lavoro che avrebbe disegnato l’esperienza di gioco da proporre al pubblico algherese. Della scoperta dei beni culturali attraverso le tecnologie del gaming Fabio ha già fatto una professione a tutto tondo da diversi anni, coordinando l’associazione culturale TuoMuseo, un collettivo internazionale di grafici, sviluppatori ed esperti del suono e dell’immagine.
 
Con TuoMuseo, Fabio lavora per la digitalizzazione in chiave ludica e interattiva del patrimonio nel nostro Paese. Lo spettatore culturale diventa spettautore: in base alle azioni compiute nei giochi virtuali e fisici proposti, il visitatore cambia la sua stessa esperienza di fruizione. Il MANN di Napoli, il MArTA di Taranto e anche il Teatro Regio di Parma, per citarne qualcuna: diverse istituzioni investono nella creazione di attività video-digitali. E ora, si aggiunge alla lista anche la Riviera del Corallo, con i giochi di Play Alghero. E chi meglio di Fabio Viola in persona può raccontarci com’è andata?
 
Attività di gruppo con Play Alghero, foto di Fondazione Alghero
 
Fabio, cos’ha spinto la città di Alghero a coinvolgerti nella definizione di un sistema complesso di giochi fisici e virtuali per il turismo?
Partendo dal finanziamento ottenuto dopo l’assegnazione del bando europeo, Play Alghero va verso una nuova visione di fruizione della città. Si vogliono incuriosire utenti – in presenza e da remoto – nei confronti di storia, paesaggio e cultura della “Piccola Barcellona”, pescando dall’enorme bacino di giocatori e appassionati che vivono in Italia e in Europa. Esistono infatti statistiche legate a ogni tipologia di turismo ma raramente si ragiona sulle potenzialità inespresse del turismo dei gamer.
 
Cosa si è cercato di ottenere con l’introduzione dei dieci giochi fisici e virtuali previsti dal bando?
Le attività di Play Alghero provano a stimolare la collaborazione tra residenti e turisti, per avvicinare tra loro due realtà che raramente comunicano. Alcuni giochi funzionano solo se nella squadra partecipano sia abitanti locali sia visitatori. Un altro risvolto sociale auspicato da Play Alghero è quello di mettere in relazione diversi siti culturali, posizionati tra centro storico e periferia, per meglio distribuire i flussi turistici che – in alcuni periodi dell’anno – possono diventare ingestibili.
 
Come si è arrivati all’ideazione di queste proposte ludiche per la città?
La metà dei giochi sono stati pensati dalla squadra di TuoMuseo; l’altra metà invece è stata scelta secondo i risultati di una competizione indetta da Fondazione Alghero e aperta a tutti, professionisti e non. Sono arrivate decine di idee valide, solo cinque di esse sono state selezionate ma il coinvolgimento di così tanti giocatori e sviluppatori ci ha dato un segnale significativo.
 
“Digital Canvas”, negli spazi della Torre di San Giovanni, foto di Fondazione Alghero
 
Ci faresti un paio di esempi – uno digitale e uno analogico – per raccontare Play Alghero?
Un gioco a cui sono legato è quello di “Digital Canvas”, esperienza immersiva e interattiva installata nella Torre di San Giovanni, nel centro storico di Alghero. Negli spazi della Torre, si chiede agli utenti di disegnare e colorare digitalmente immagini legate all’ecosistema marino sardo e – in base alle loro creazioni grafiche – si crea un ambiente di grande effetto sensoriale.
Un’attività interamente analogica è invece quella di “Alghero Quest Box”. Partendo da una scatola speciale contenente misteriosi strumenti, i partecipanti sono guidati alla ricerca di indizi in giro per la città. L’itinerario del gioco include punti di interesse sparsi per il territorio – tra il centro storico algherese e la costa – come il MUSA Museo Archeologico e il Nuraghe Palmavera.
 
Questa prima stagione di Play Alghero ha avuto riscontri soddisfacenti?
I dati riguardo alle visite ai siti culturali compresi nel percorso sono incoraggianti. Gli afflussi – soprattutto nel centro storico – sono cresciuti anche rispetto ai numeri pre-pandemia. C’è ancora molto da fare, però. Certamente vogliamo incentivare le visite verso le località periferiche del territorio. Altrettanto cruciale a mio parere è l’integrazione di Play Alghero con le strutture commerciali della città, come bar, ristoranti e alberghi. Anche questi esercizi potrebbero essere efficacemente inclusi nel modello, ma è più difficile dimostrare loro i possibili vantaggi.
 
Attimi prima di scoprire cosa contiene la “Alghero Quest Box”, foto di Fondazione Alghero
 
Parlando più in generale, cosa ti senti di consigliare a giovani appassionati disegnatori e sviluppatori che vogliano investire sulla propria formazione per arrivare più facilmente a collaborare con istituzioni del mondo culturale e turistico?
Io sono un fervente sostenitore di corsi universitari ibridi e orizzontali, capaci di coniugare trasversalmente diverse competenze, ma purtroppo non è facile trovare occasioni di questo tipo. Da una parte infatti non si può prescindere dalle capacità tecniche; dall’altra, ugualmente importanti sono le competenze creative, perché i contenuti e il racconto di un videogioco culturale devono saper rivisitare ciò che già esiste. In questo senso conoscere l’archeologia e la storia è cruciale, tanto quanto informarsi sul funzionamento odierno delle istituzioni culturali e sulle esigenze del fenomeno turistico contemporaneo.
 
Cosa suggerisci invece a quelle istituzioni culturali che mostrano maggiore reticenza – specialmente a livello economico – nei confronti della gamification del patrimonio culturale?
Secondo me l’approccio verso un investimento nel digitale dovrebbe cambiare a seconda delle necessità, della visione e delle dimensioni dell’istituzione in questione.
Un grande museo ad esempio – o un popolare attrattore turistico – non dovrebbe tanto chiedersi quanto costerà il progetto, ma piuttosto quanto ritorno una grande operazione di ludicizzazione potrebbe generare. C’è un ritorno economico certo legato alla vendita dei biglietti, ma c’è anche un ritorno di immagine come marca turistica e ancora un ritorno sociale, specialmente quando i residenti di una località vengono attivamente coinvolti.
Per quanto riguarda invece le realtà culturali di piccola-media dimensione, credo personalmente che piccole attività di digitalizzazione non siano abbastanza per generare un impatto sul territorio. In questo caso quindi – per fare innovazione che conta – conviene consorziarsi con altre entità locali, per investire congiuntamente su iniziative di maggiore respiro e visibilità. Se la qualità della proposta condivisa c’è, i fondi si trovano, soprattutto in un periodo storico come questo che è caratterizzato da bandi e finanziamenti di ogni tipo.
 
Un frame del videogioco “Father and Son”, che l'associazione culturale TuoMuseo ha creato per il MANN di Napoli, foto di TuoMuseo
 
Recentemente hai lanciato pubblicamente una provocazione. Ti chiedi come mai in Italia non esista un’agenzia specializzata nel turismo dei giocatori, capace di promuovere i monumenti e i paesaggi italiani all’interno dell’industria dei videogiochi. Ci spiegheresti in dettaglio come potrebbe agire un gruppo di lavoro di questo tipo? Esistono già modelli simili in altri Paesi?
Che io sappia, non esistono modelli simili in altri Paesi: quella introdotta dall’Italia come nazione o territorialmente da una regione italiana sarebbe una primogenitura. Cosa potrebbe fare una commissione dedicata al turismo dei gamer? Si potrebbe partire da iniziative relativamente semplici, come la partecipazione di banchi espositivi con staff preparato alle grandi fiere internazionali del videogioco. Si possono predisporre grafiche, idee, banche dati di contenuti, storie e aneddoti per cercare di vendere l’immagine di monumenti e località di indubbia bellezza a piccoli o grandi collettivi di sviluppatori da tutto il mondo.
Con azioni mirate si può preparare il terreno affinché i produttori di videogiochi decidano di utilizzare l’immagine dell’Italia nelle loro storie virtuali. Anni fa gli sviluppatori di Ubisoft avevano incluso Monteriggioni tra le ambientazioni del popolarissimo videogioco “Assassin’s Creed II”, senza nemmeno informare l’amministrazione. Tra le mura medievali del villaggio si è avuto improvvisamente un picco di visitatori: la potenza insita nella diffusione di un videogioco può essere stravolgente.
 
La distinzione tra mondo fisico e mondo digitale è sempre più labile – viviamo in un mondo che ingloba intrinsecamente entrambe le realtà, che si sovrappongono armonicamente. La convivenza durerà a lungo o nel tempo il virtuale soppianterà il reale?
A un capillare diffondersi del digitale si accompagnerà proporzionalmente un crescente desiderio di riscoprire l’esperienza fisica. Con l’aumentare della circuitazione online di video, foto, visori di realtà aumentata o virtuale, acquisterà parallelamente sempre più valore – economico e sentimentale – l’unicum incarnato dall’oggetto originale. Certo, dovranno essere lungimiranti le organizzazioni culturali nel proporre agli utenti delle attività sensoriali che davvero diversificano la visita dal vivo dalla fruizione virtuale. In questo modo, difficilmente il virtuale potrà mai sostituirsi al reale.
 
INFORMAZIONI
- Sito ufficiale di Play Alghero
- Sito turistico di Alghero – Riviera del Corallo
- Avevamo già approfondito il territorio di Alghero con Itinerario gastronomico nella Sardegna nord-occidentale e Le spiagge più belle della Sardegna dell’ovest

MONDO TOURING
Per vivere al meglio il territorio di Alghero e della Riviera del Corallo, si consiglia la Guida Verde Sardegna (2022) da acquistare nei Punti Touring o nel nostro store online. Tra gli altri prodotti disponibili, si suggeriscono anche la Carta stradale e turistica della Sardegna e la guida Il mare più bello (2022) dedicata alle migliori spiagge italiane.