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Wwf, Greenpeace e Legambiente si oppongono alla "caccia agli idrocarburi" tra le 9 e le 12 miglia dalla costa

Con il decreto aiuti riprendono le trivellazioni in mare. I perché dei no degli ambientalisti

di 
Fabrizio Milanesi
15 Novembre 2022
La crisi energetica sta attanagliando l’Europa e le risposte dei governi dell’Unione per affrontare il problema sono tutt’altro che coordinate. Non fa eccezioni l’Italia, con un nuovo esecutivo che lo scorso 11 novembre ha emanato il decreto legislativo “Aiuti quater”, incentrato sul sostegno di famiglie e imprese contro il caro-energia.
 
Per fare crescere la produzione nazionale di energia il decreto contiene prevede la cosiddetta norma “sblocca-trivelle”, ovvero "il rilascio di nuove concessioni per impianti in mare tra le 9 e le 12 miglia dalla linea di costa". Si prevede inoltre che, "in deroga" al divieto alle trivellazioni previsto dalle norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale, è consentito il rilascio di concessioni per le coltivazioni di idrocarburi "poste nel tratto di mare compreso tra il 45esimo parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po", ad una distanza dalla costa superiore a 9 miglia. La norma darebbe quindi il via libera a nuove trivellazioni a caccia di gas lungo le coste nazionali. Una caccia che contraddice le politiche europee in ordine alla transizione verso fonti di energia pulita e rinnovabile.
 
 
IL NO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
Greenpeace, Legambiente e Wwf, tre tra le più importanti associazioni ambientaliste, si sono subito dette contrarie al provvedimento del nuovo esecutivo italiano. “Se confermato - spiegano gli ambientalisti - si tratta in sostanza di un regalo alle industrie petrolifere estrattive, in primis all’Eni, mentre il vantaggio per le industrie energivore, annunciato dal Governo, appare essere del tutto marginale e sulla strada sbagliata rispetto agli impegni per la decarbonizzazione dell’economia assunti dall’Italia su scala globale, dato che favorisce la fornitura e l’uso di una fonte fossile come il gas a prezzi agevolati”.
 
In particolare, le associazioni ambientaliste concentrano la loro critica sulla inconsistenza della motivazione che ha spinto alla emanazione di un decreto relativo alla messa in sicurezza di approvvigionamenti di gas. A sostegno della loro tesi avanzano numeri: ”Il fabbisogno nazionale annuale di gas si aggira attorno ai 76 miliardi di metri cubi, mentre la produzione annuale di gas nazionale è calcolata attorno ai 3-5 miliardi di metri cubi l’anno”. Il governo stima che l’incremento atteso con l’emendamento “sblocca trivelle” è di 15 miliardi di metri cubi in 10 anni, cioè 1,5 miliardi di metri cubi l’anno. Una quantità di gas che sarebbe equivalente solo all’1,9% del fabbisogno nazionale e che quindi non giustificherebbe un’azione con diverse criticità ambientali.
 
C’è di più. Secondo le associazioni ambientaliste lo sblocca-trivelle sarebbe palesemente in contrasto al Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai), elaborato dal ministero della Transizione ecologica, approvato nel settembre 2021 e sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2021 –, in cui non si trova traccia di quanto annunciato in questi giorni dal Governo sulla possibilità di riammettere a produrre le concessioni esistenti in Alto Adriatico e di prevedere il rilascio di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.
 
 
INSIEME PER LA TUTELA DEI VALORI AMBIENTALI
Il Touring Club Italiano si è più volte espresso sulla materia, affermando con forza la necessità imprescindibile di tutelare l’integrità del territorio e difendere i valori ambientali e culturali che sono alla base di una politica di sviluppo turistico del nostro Paese. Il Tci è formalmente riconosciuto dallo Stato come un’associazione che opera per la difesa dell’ambiente. L’ambiente, per il Touring Club Italiano, è un bene prezioso da gestire con cura per il benessere dei cittadini e dei visitatori, da preservare, come dice il nostro Statuto fin dal 1894, per le generazioni future.
 
Ispirato dai suoi principi fondativi e seguendo le linee programmatiche, in occasione del referendum popolare indetto il 17 aprile 2016, il Touring Club Italiano aveva invitato i cittadini ad esprimersi sul quesito referendario votando SÌ per abrogare la norma che permetteva alle concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze. Più nello specifico, il Touring si era schierato più volte contro il via libera alle esplorazioni petrolifere al largo delle isole Tremiti (dove è attivo uno dei suoi villaggi perfettamente integrati nel contesto naturale dell’arcipelago) che rappresentava un pericoloso “ritorno al passato” per varie ragioni, in primo luogo quella ambientale.
 
In quella occasione il presidente del Tci Franco Iseppi sottolineava “l’inopportunità di procedere a esplorazioni per la ricerca di idrocarburi, quando a tutti i livelli non si fa altro che parlare di energie rinnovabili e rischio di inquinamento da scongiurare? Bisognerebbe finalmente capire che il vero petrolio italiano è rappresentato dalla biodiversità e la potenzialità turistica: un turismo strettamente legato e dipendente dalla preziosa qualità ambientale che va migliorata e salvaguardata invece che compromessa.” Una affermazione più che mai da ribadire oggi, in un contesto in cui la crisi climatica e quella energetica rendono improcrastinabile una vera transizione ecologica.