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Economia, ambiente, Codice della strada nel 1° Rapporto Isnart-Legambiente

Come va il cicloturismo in Italia? Ecco numeri e tendenze

di 
Fabrizio Milanesi
1 Aprile 2019

Il cicloturismo unisce l’Italia, o perlomeno si stanno consolidando le premesse perché ne sia un fattore determinante. Non c’è solo ottimismo. Ci sono analisi, dati, approfondimenti che emergono dall’ultima pubblicazione dei dati Isnart-Legambiente. La bicicletta è uno straordinario strumento di coesione sociale e di nuova percezione della realtà, rivitalizza i territori, risveglia il commercio, rilancia la cultura. Anche se una vera e propria rete nazionale di ciclabili è di là da venire, sono i territori a maggiore densità di attrattive culturali – e quale dei nostri non lo è? – a muovere un flusso che non è concentrato in punti precisi, ma diffuso lungo tutta la penisola.
 
I contenuti dello studio sono stati diffusi in occasione del Bike summit 2019, tenutasi lo scorso 26 marzo a Roma, presso la sala Longhi di UnionCamere, a Roma, appuntamento che ha visto diversi soggetti imprenditoriali, associativi e istituzionali impegnati a ragionare dei requisiti qualitativi capaci di stimolare green economy e nuove forme di mobilità. Ha partecipato anche Amodo - Allenza Mobilità Dolce, di cui il Touring Club Italiano fa parte. 
 
IN ITALIA IL CICLOTURISMO PARTE DAL CENTRO SUD

Il dato significativo, e per certi versi inaspettato, è quello delle regioni del Centro Sud, come la Campania, da dove ben un quinto dei cicloturisti dichiara di provenire. Seguono la Lombardia e subito dopo il Lazio. Le principali destinazioni sono Toscana ed Emilia Romagna, dove arrivano ben due terzi dei flussi totali. Ovvio il movimento Nord-Nord, dove è attiva la maggior parte delle ciclovie di qualità oggi esistenti, ma forse ancor più significativo e incoraggiante, se proiettato nel futuro, il flusso Sud-Nord, proprio per i grandi itinerari previsti e in parte già impostati nel meridione del paese che troverebbero così il loro successo tra i residenti come tra i forestieri.
 
I dati estratti da Isnart, in un paese ancora immaturo sia per ciò che riguarda la ciclabilità quotidiana, sia per ciò che riguarda il cicloturismo, sono notevoli. Le presenze cicloturistiche rilevate nel 2018 ammontano a 77,6 milioni, pari all’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia. Si tratta cioè di oltre 6 milioni di persone che hanno trascorso una o più notti di vacanza utilizzando la bicicletta. Le presenze dei cicloturisti, nel più vasto orizzonte della vacanza attiva, sono aumentate del 41% nel quinquennio 2013-2018.
 
foto Getty Images 
 
IL TURISMO IN BICICLETTA MUOVE L’ECONOMIA, TUTTA
Il dato economico, tema di questo BikeSummit 2019, è coerente con le dimensioni del movimento turistico. Il PIB (Prodotto Interno Bici) promosso e calcolato da Legambiente sale, grazie ai dati di Isnart, a ben 7,6 mld di euro annui di ricavi solo per ciò che riguarda il cicloturismo, facendo così arrivare a quasi 12 miliardi (!) di euro annui il valore attuale della ciclabilità in un paese dove le infrastrutture per la bicicletta sono ancora a uno stato embrionale, se non addirittura penalizzante.
 
Se una futura ciclovia turistica in Calabria potrà avere il successo economico di una già avviata nel Trentino, sarà solo se in strada, spazio pubblico per eccellenza, tutti i veicoli avranno pari diritti e dignità e doveri ben chiari. Questa necessità ormai indifferibile reclama una urgente riforma del Codice della Strada il più organica possibile, non sporadica; che sappia interpretare il cambiamento globale in atto nella mobilità individuale, collettiva e condivisa, ormai lontana dal paradigma fin qui seguito di una motorizzazione di massa indiscriminata.
 
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IMPERATIVO SICUREZZA SULLE STRADE
Il tema è quello della sicurezza, ma non solo: L'Italia ha un immenso patrimonio di strade a bassa percentuale di traffico, dunque e a vocazione ciclabile. Questi itinerari non sono però pronti ad accogliere i volumi di turisti che gli investimenti fatti – non solo economici – meriterebbero. Bisogna riclassificare le strade, a partire da quelle a bassa frequenza veicolare, in direzione di un assetto promiscuo anche di quelle più trafficate, ma ad alta intensità ciclistica e ad alta valenza turistica.
 
Le cifre qui presentate devono farci ben sperare e attentamente riflettere sui passi da compiere. Lo sviluppo del cicloturismo passa attraverso il consolidamento dei dispositivi istituzionali, la formazione e l’affiancamento dei tecnici e degli amministratori, una migliore strategia nella progettazione e nella realizzazione dei primi segmenti e l’ascolto dei territori e dei portatori d’interesse.
 
LA NECESSITA’ DI UN OSSERVATORIO PER IL CICLOTURISMO
I dati Isnart - Legambiente sui cicloturismi – offrono molti spunti di riflessione. Il primo è senz’altro un’urgenza: dotare l’Italia di un osservatorio per il cicloturismo che sappia indirizzare verso soluzioni concrete e produttive. Isnart e Legambiente si candidano alla regia di questo lavoro, dedicandosi alla rete del SNCT come alle realtà minori che già si vanno delineando anche nel programma di questo BikeSummit 2019.
 
L’Italia non ha, ad esempio, uno studio annuale organico sulla ciclabilità – dati sulla produzione, sulle tendenze, sugli stili di consumo, che aggreghi e valorizzi il grande lavoro dei diversi enti preposti (da ISTAT a ANCMA, da Confartigianato a ISFORT, e altre fonti), come avviene ad esempio per il tedesco Fahrrad-Monitor, regolarmente edito dall’equivalente tedesco del MIT.
 
Un secondo tema può essere quello della malleabilità delle infrastrutture. Una ciclovia in Sicilia non può essere “formattata” come una in Trentino, un tratto di bosco non può avere le caratteristiche infrastrutturali di un argine fluviale. Almeno, non necessariamente, non in modo coercitivo. È importante pretendere organicità, ma questa non può ostacolare il continuo ascolto dei territori e degli enti coinvolti.
 
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LA BICICLETTA NEL NUOVO CODICE DELLA STRADA
Per concludere, la sicurezza. Le strade, spazio pubblico per eccellenza, non sono pronte ad accogliere i volumi di turisti che gli investimenti fatti, non solo economicamente parlando, meritano. È urgente una riforma del Codice della Strada, questa sì più organica possibile; che sappia interpretare il cambiamento globale in atto nella mobilità individuale, collettiva e condivisa. Se una futura ciclovia turistica in Calabria potrà avere il successo economico di una già avviata nel Trentino, sarà solo se in strada, spazio pubblico per eccellenza, tutti i veicoli avranno pari diritti e dignità e doveri ben chiari. “La sicurezza delle persone, nella circolazione stradale, rientra tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato”. È questo il principio informatore del Codice della Strada (Art. 1, comma 1)”.
 
Le ciclovie non sono solo carreggiate da costruire, ma per molti dei seimila chilometri del SNCT, per non parlare dei tracciati cicloturistici “minori”, strade da condividere con gli altri utenti della strada. In tutta sicurezza, possibilmente. L'Italia ha un immenso patrimonio di strade a bassa percentuale di traffico e a vocazione ciclabile. Questi itinerari non sono pronti ad accogliere i volumi di turisti che gli investimenti fatti – non solo economici – meriterebbero.
 
È dunque urgente una riclassificazione che introduca, oltre alle definizioni già contenute in Legge 2/2018, anche quella di strada ad alta intensità ciclistica, proprio per quelle strade secondarie, dunque a basso traffico veicolare, più utilizzate dai ciclisti. Infine, estendere il concetto di “ciclovia” a quello di “itinerario cicloturistico” qualificando e mettendo così in sicurezza anche tutte le strade non necessariamente a basso traffico veicolare, ma comunque ad alta intensità ciclistica e ad alta valenza turistica.
 
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