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Tra fede e natura, dalle coste all’entroterra profondo sulle tracce dei pellegrini

Cinque cammini da scoprire in Sardegna

22 Novembre 2021
La seconda isola del Mediterraneo è la meta ideale per praticare un turismo lento e sostenibile, anche fuori stagione. In Sardegna sono infatti molte le occasioni per mettersi in cammino seguendo le tracce ereditate da pellegrinaggi che nel tempo sono andati a collegare siti e paesi culturalmente ancora di grande rilievo. Scoprire a piedi la Sardegna è un’occasione unica di vivere un’esperienza intima e insieme di scoperta, approfittando di un contesto naturalistico mozzafiato.
 
Sono molte le associazioni che si stanno impegnando insieme alle istituzioni turistiche nella ricucitura e nella mappatura delle vie di fede e di antichi percorsi, cogliendo l’opportunità di rivitalizzare aree spesso lontane dai circuiti turistici abituali e afflitte dallo spopolamento.
 
È seguendo questo rinnovato interesse verso i cammini e questa filosofia del viaggio che il Touring Club Italiano è impegnato nel programma di certificazione "Cammini e Percorsi", il progetto territoriale nazionale volto alla valorizzazione e certificazione dei cammini e dei percorsi in Italia: un'assoluta novità, nel panorama nazionale, maturata grazie alle competenze sviluppate in 22 anni di lavoro svolto con 3.000 Comuni attraverso l’iniziativa Bandiere Arancioni.
 
Andiamo ora alla scoperta di cinque cammini che mostrano anche gli angoli più remoti della Sardegna.
 
Chiesa parrocchiale Santa Teresa d'Avila, a Gesturi / foto Ettore Cavalli
 
1. NELL’IGLESIENTE, LUNGO IL CAMMINO DI SANTA BARBARA
I dintorni di Iglesias, famosi per la grotta di S. Barbara, scoperta per caso nel 1952 e risalente a 500 mila anni fa, sono conosciuti anche per il Cammino di Santa Barbara, un percorso che si snoda attraverso luoghi di culto, siti minerari dismessi, antiche strade, mulattiere e ferrovie usate in passato per il trasporto dei metalli. Questo cammino è percorso da migliaia di pellegrini-escursionisti su un itinerario di oltre 400 chilometri che coinvolgono quasi trenta Comuni.
 
Si cammina per quasi il 75% del percorso su sentieri, mulattiere, carrarecce e strade carrabili sterrate, mentre il restante 25% è costituito dalle strade lastricate dei centri urbani e da brevi tratti extraurbani con fondo in asfalto. L’altitudine va dal livello del mare alla quota di 900 m nel sistema montuoso del Marganai: è necessario tenere in considerazione la continua presenza di dislivelli, che tuttavia solo in pochi casi sono strappi impegnativi. Sulla base del chilometraggio, delle difficoltà di percorrenza e della disponibilità di strutture ricettive nei paesi e nei villaggi minerari attraversati, l’itinerario è stato strutturato dalla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara in 30 tappe della lunghezza media di circa 16 km ciascuna.
 
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Paesaggio dell'Iglesiente / foto Ettore Cavalli
 
2. DA CAGLIARI A OLIENA, LUNGO IL CAMMINO DI SAN GIORGIO VESCOVO
Di grande rilievo anche il cammino di San Giorgio Vescovo, che ripercorre gli itinerari di evangelizzazione dell’omonimo personaggio storico, vissuto intorno all'anno Mille, lungo un percorso di circa 500 km che parte da Cagliari, luogo natale di Giorgio, arriva sino ad Orgosolo e Oliena, attraversando le aree geografiche del Parteolla, della Trexenta, del Sarcidano, dell'Ogliastra e della Barbagia orientale, ma anche la parte orientale della Sardegna meridionale.
 
I Tacchi e Toneri d’Ogliastra, riconosciuti come geositi d’interesse mediterraneo, sono fra i luoghi più emblematici di questo cammino, sia sotto il profilo ambientale che dal punto di vista storico religioso, ma le tracce del vescovo di Suelli sono presenti in tutta la giurisdizione di quella che fu la sua diocesi.
 
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Scorci di Cagliari / foto Ettore Cavalli
 
3. ATTRAVERSO LA SARDEGNA, SULLE TRACCE DI SAN GIACOMO
Il cammino Santu Jacu tocca quasi tutti i comuni in cui esistono chiese o rovine il cui patrono è San Giacomo Maggiore (Santu Jacu in sardo), attraversando tutta la Sardegna, da Cagliari a Porto Torres (420 km, l’asse centrale), da Noragugume a Oristano (180 km, variante ovest), da Orosei a Olbia (300 km, variante est), il Sulcis e le isole (385 km).
 
I percorsi includono anche siti preistorici e archeologici, foreste e parchi naturali, aree vulcaniche e minerarie, le città più importanti e i caratteristici borghi sperduti nel cuore della Sardegna, unendo in un percorso unico mari e monti, città e campagne. Il percorso completo copre circa 1600 km e viene comunemente incluso di una realtà più ampia con il riconoscimento all’interno dei cammini di Santiago in Europa, la stretta collaborazione con le associazioni jacobee nel mondo, la Xunta di Galizia, il Xacobeo, l’Arcivescovato compostellano, oltre la Federazione delle Associazioni di Amici del Cammino spagnola e francese ed i vari enti locali e nazionali del mondo jacobeo.
 
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Ginepro tra le dune di Piscinas / foto Ettore Cavalli
 
4. IL CAMMINO DELLE 100 TORRI
Il Cammino delle 100 torri è un percorso che si snoda lungo otto vie e tappe da percorrere in senso antiorario praticando tantissime attività. Per programmare la partenza si possono considerare molte città: Cagliari, Arbatax, Olbia, Castelsardo, Porto Torres, Alghero, OristanoCarloforte.
 
La prima tratta è la Via degli Angeli, da Cagliari a Villasimius. Rappresenta la prima parte del Cammino 100 Torri, per una lunghezza complessiva di 62,4 km. La partenza è prevista sotto la Torre della Scafa, una piccola torre costiera situata a Cagliari in località Sa Scafa, da cui è possibile osservare quasi tutte le torri costiere del Golfo di Cagliari. Il punto di arrivo di questa prima via è invece situato a Villasimius.
 
La seconda tratta è la Via Sarcapos, da Villasimius ad Arbatax. Si estende per 143 km lungo la costa del Sarrabus, comprendendo i comuni di Castiadas, Muravera, San Vito, Villaputzu, e Villasimius. Una zona poco popolata, dalla densità di molto inferiore a alla media nazionale (25 abitanti/km). Della Via Sarcapos fanno parte oltre al salto di Quirra, punte montuose come il Massiccio dei Sette Fratelli (1.023 m) e quello del Cardiga (676 m), che arrivano al mare e vanno ad arricchire il paesaggio con scarpate scoscese, spiagge e piccole pianure alluvionali.
 
La terza è la Via Ogliastra, da Arbatax a Budoni. È forse la più ardua del cammino 100 torri. Il percorso, infatti, si alterna tra cale famose nel mondo (cala Goloritze, cala Sisine, cala Luna, cala Gonone), falesie spettacolari, grotte da scoprire e vegetazione unica nel suo genere, attraverso sentieri tortuosi e fresche pinete, secolari boschi di leccio, mastodontici archi, vecchi ovili e panorami mozzafiato, lungo antichi sentieri di carbonai e pastori.
 
La quarta è la Via Gallura, da Budoni a Castelsardo. Caratterizzata da un percorso articolato e frastagliato che si snoda attraverso strette e lunghe insenature e rocce granitiche. La costa è fronteggiata da numerose isole, tra cui Tavolara e quelle dell’Arcipelago della Maddalena, che rendono la Gallura una meta turistica tra le più famose ed amate della Sardegna, in cui il Touring conserva uno dei suoi storici villaggi.
 
La quinta è la Via Catalana, da Castelsardo a Bosa. Con i suoi 238 km è uno dei tratti più lunghi da percorrere sul cammino 100 torri. Il percorso è caratterizzato dalle ampie spiagge e dai borghi di origine medioevale di grande importanza storica ed artistica come Castelsardo, Alghero e Bosa. La Via Catalana prende il via proprio da Castelsardo, incatevole borgo affacciato sul Golfo dell’Asinara.
 
Camminando in Sardegna, Castelsardo / foto Ettore Cavalli
 
La sesta è la via dei Giganti, da Bosa Marina alla Torre dei Corsari. È il percorso lungo la costa che va dall’antica Cornus, un’antica città-stato della Sardegna, fondata nell’ultimo quarto del VI secolo a.C., a Neapolis ovvero “Nuova città”.
 
La settima è la Via delle Miniere, da Torre Dei Corsari a Porto Scuso. è il tratto del #cammino100torri che attraversa la costa sud ovest della Sardegna. Attraversa il primo Parco Geominerario riconosciuto Patrimonio dell’Unesco.
 
L’ottava e ultima è la Via del Martirio, da Porto Scuso a Cagliari. Dall’isola di san Pietro (Carloforte), si percorre l’isola di Sant’Antioco attraversando Calasetta e la stessa sant’Antioco, dove il golfo di Palmas ci accompagnerà fino alle saline ed a Porto Pino. Obbiettivo finale: Cagliari passando da Chia, Pula e Nora, concludendo il cammino.
 
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Camminando in Sardegna / foto Ettore Cavalli
 
5. IL CAMMINO DI SANT’EFISIO
Il Cammino di Sant’Efisio è caratterizzato da un paesaggio unico che unisce cinque comuni - Cagliari, Pula, Villa San Pietro, Capoterra e Sarroch - le loro eccellenze enogastronomiche e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale sardo.
 
La prima fermata del fedele solitario, e anche della Processione, è alla periferia di Cagliari, a Giorgino, uno dei suoi rioni marittimi: c'è da visitare la chiesa, dove la statua di Sant'Efisio, viene spogliata dagli abiti lussuosi che ha indossato sinora, e vestita con quelli da «viaggio», meno sfarzosi.
 
Si esce dalla città per arrivare a Capoterra: qualche deviazione sarà possibile, in quanto la viabilità contemporanea fa un po' a pugni con l'idea della processione. Comunque si può procedere verso la località di «Su Loi», per arrivare sino a Villa d'Orri dei marchesi Manca di Villa Hermosa. Ancora avanti, per poi giungere a Sarroch e la chiesa di Santa Vittoria.
 
Dopo una sosta si riprende il giorno dopo alla volta di Villa San Pietro, una tappa che è stata introdotta solo nel 1943. Da lì ormai c'è solo Pula e Nora, la vecchia città fenicia e romana, un vero gioiello archeologico. Non può mancare una visita alla chiesa di San Giovanni Battista e quella di San Raimondo. Riparte da lì il ritorno verso Cagliari, una quarantina di chilometri più a est, sino alla chiesetta di Stampace, per un percorso completo, per portare a termine, il «Grande Cammino di Sant'Efisio».
 
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Sant'Efisio, il rientro a Cagliari / foto Ettore Cavalli
 
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