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Ecco le risposte per fare ordine nelle definizioni e sull'utilizzo del mezzo ecologico del momento

Che differenze ci sono tra e-bike, bicicletta elettrica e bicicletta a pedalata assistita?

di 
Fabrizio Milanesi
11 Settembre 2018
"Ma siamo proprio sicuri che posso farci la salita per andare in paese?”. “Guardi, non è questione di una salita o di non fare fatica. Qui le si apre un mondo”: così un venditore di biciclette a un signore canuto e atletico in pomeriggio di settembre.
 
L’oggetto in questione ha due ruote, altrettanti pedali e una batteria agganciata al telaio. Una e-bike, anzi una bicicletta elettrica, anzi no… una bicicletta a pedalata assistita. Perché sciolti i dubbi sui pregi del mezzo del momento, dobbiamo trovare un accordo sul come chiamarlo e sulle norme che ne regolano l’utilizzo.
 
CHE COS'E' UNA E-BIKE
Il tipo di bicicletta con motore elettrico più diffuso è la bicicletta a pedalata assistita, detta anche e-bike (i due termini sono sinonimi, così come pedelec). Una e-bike è una bicicletta a cui sono applicati un motore elettrico, una batteria al litio e una serie di sensori che rilevano all’istante la forza che mettiamo sui pedali e li codificano per una centralina che calibra il sostegno da restituire al ciclista. Quest’ultima funzione è chiamata “pedalata assistita”. 
 
In pratica, una e-bike è una normale bicicletta se non si mette in funzione il motore; quando lo si aziona, il ciclista viene "aiutato" nel suo sforzo (si va più veloci!) ma deve pur sempre pedalare, con il vantaggio di poter mantenere sempre il proprio ritmo. La possibilità di aumentare o diminuire manualmente la potenza richiesta al motore è data da un piccolo computer posto sul manubrio; ogni produttore fa le sue scelte e molte impostazioni dipendono dal tipo di assetto e dal tipo e fascia di prezzo della bicicletta, ma di solito si trovano almeno tre livelli di assistenza elettrica: eco, sport (o trail) e turbo (o boost).
 
Le batterie più recenti sono portatili e ovviamente basta una qualsiasi presa di corrente per ricaricarle. La loro durata dipende, oltre che dall'usura, dall'utilizzo: se si tiene il "turbo" tutto il tempo della pedalata la batteria si scaricherà presto... In media, una carica dura almeno una cinquantina di chilometri.

Proprio perché la bicicletta di partenza è un mezzo "normale", una e-bike può essere una bici da città, una mountain bike, una bici da corsa: motore e batteria possono essere applicati ovunque.
 
Anche i comandi al manubrio determinano l'assistenza alla pedalata / foto thinkstock
 
COS’È UNA E-BIKE PER IL CODICE DELLA STRADA E PER L'EUROPA
Non ci crederete, ma l’Articolo 50 del nostro Codice della Strada è chiaro nella distinzione tra bici muscolare e bici a pedalata assistita: “I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 kw la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare.
 
Anche la direttiva europea 2002/24 fa luce sulla definizione di e-bike. E fa bene, visto che i dubbi diventano sorprese amare e costose quando a mediare un acquisto ci sono informazioni errate o malafede del venditore. L’Europa dice che le e-bike o “biciclette a pedalata assistita” o EPAC (Electric Pedal Assisted Cycle) o pedelec sono mezzi “dotati di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 kW la cui alimentazione è progressivamente ridotta e infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare”. Quindi niente omologazione e niente targa, secondo lo standard europeo EN 15194.
 
 
CHE COSA E' UNA BICICLETTA ELETTRICA
Fatta chiarezza sulla e-bike/bicicletta a pedalata assistita, passiamo alla bicicletta elettrica, chiamata anche “speed pedelec”. Si tratta di biciclette assimilabili a veri e propri ciclomotori: non c'è rapporto tra pedalata e motore, in quanto non si deve neppure pedalare per farle avanzare.
 
Questi mezzi non rispettano la definizione della direttiva 2002/24 e rientrano in un regolamento d’omologazione che le distingue in L1eA e L1eB. 
Le L1eA sono cicli a due o tre ruote progettati con la trazione a pedale ed equipaggiati con motore elettrico ausiliario di potenza nominale inferiore a 1000 W e in grado di esprimere velocità non superiori a 25 km/h.
- Le L1eB sono i cicli a due o tre ruote dotati di motore elettrico con potenza nominale continua massima sino a 4000 W e velocità di costruzione non superiore ai 45 km/h.
 
Mentre ai mezzi della categoria L1eB si applicano le norme previste per l’impiego dei ciclomotori (casco, limite di età, targa e assicurazione) è la categoria L1eA a definire i  “motocicli a prestazioni ridotte”. Il terreno si fa quindi sdrucciolevole e infatti “l’asino” casca proprio in questo punto. Come spesso accade, a una legge corrispondono delle interpretazioni che ne rendono l’applicazione un ginepraio. Quindi se l’uso del casco per questi mezzi è ritenuto dalla maggioranza un obbligo, rimangono in una zona grigia gli obblighi di targa, assicurazione e comportamento in strada. E in un vuoto normativo si sa, ci si infila un po’ di tutto.
 
Le e-bike stanno spopolando nell'off road
 
Speriamo di aver messo un po’ d’ordine, e fuori dalle zone grigie c’è un mondo a colori che vogliamo continuare a raccontare. Paesaggi, parchi, nuove ciclabili, percorsi a tema, borghi, persone in movimento: viaggi insomma, che con una e-bike tornano alla portata di tutti.