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Misurare il nostro impatto per essere più sostenibili. I progetti del Global Footprint Network, applicati anche al turismo

Che cos'è l'impronta ecologica e a che cosa serve? Intervista a Serena Mancini del Global Footprint Network

di 
Stefano Brambilla
24 Novembre 2021
COP26 si è conclusa da poco, con l'inevitabile strascico di appelli, polemiche e speranze. Per qualche giorno, tutti i media del Pianeta hanno parlato di livelli di CO₂ e di deforestazione, di innalzamento delle temperature e di decarbonizzazione. Poi, come sempre succede in occasione di questi eventi, il silenzio (o quasi). Invece è fondamentale continuare a parlare di questi temi. L'attenzione del grande pubblico è indispensabile, sia perché tutti dobbiamo affrontare ogni giorno, anche nel nostro piccolo, la sfida della crisi climatica; sia perché ognuno di noi può fare pressione, attraverso le sue scelte, su chi ha nelle sue mani il potere di dare nuove regole e nuove prospettive

Tra le tante organizzazioni che si occupano di sostenibilità e di impatto dell'uomo sul Pianeta, il Global Footprint Network ha assunto in questi anni una posizione di rilievo. Il suo fondatore, Mathis Wackernagel, è il coinventore del concetto di impronta ecologica, uno dei parametri più utilizzati per calcolare quanto "pesiamo" sul Pianeta; e il calcolo dell'Earth Overshoot Day, cioè del "Giorno del sovrasfruttamento del Pianeta", è una delle misure più efficaci per mostrare all'opinione pubblica la portata delle nostre scelte. Ne abbiamo parlato con Serena Mancini, che per Global Footprint Network è Research Scientist e Project Officer. 

Serena, che cos'è e cosa fa il Global Footprint Network?
Global Footprint Network è un’organizzazione non governativa che opera a livello mondiale e si occupa di ricerca e comunicazione sui temi della sostenibilità ambientale. È nata nel 2003 grazie all'idea di Mathis Wackernagel, il coinventore del concetto di impronta ecologica, al tempo dottorando con il professore William Rees e oggi presidente dell'ong. Il nostro obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza sul tema della sostenibilità, affinché tutti possano prosperare rispettando la capacità del nostro pianeta di sostenerci. Lavoriamo sia con le singole persone sia con le aziende e i governi per mostrare quante risorse stiamo consumando: in particolare, abbiamo sviluppato un sistema per misurare l’impronta ecologica.

Che cos’è l’impronta ecologica e perché è importante calcolarla?
L’impronta ecologica è la domanda di risorse naturali da parte degli esseri umani, una misura che indica l’impatto che ognuno di noi ha sul Pianeta. Sappiamo che le risorse del pianeta sono limitate: ecco, non possiamo gestirle se non sappiamo quante ne abbiamo a disposizione e quante ne consumiamo. Per questo è importante misurare il nostro impatto: il calcolo dell’impronta serve proprio a cercare un equilibrio tra le risorse e quello che consumiamo.  Nel tempo i calcoli e i parametri dietro all'impronta ecologica continuano a essere migliorati e aggiornati: Global Footprint Network ha sviluppato metodi per calcolare l'impronta sia a livello di singoli individui, sia di aziende, comunità, interi Stati. Il "Personal Footprint Calculator" è a disposizione di tutti: bastano cinque minuti, ognuno può misurare la sua impronta.

Ci puoi spiegare un po' più nel dettaglio i concetti alla base del calcolo dell'impronta ecologica?
Alla base ci sono gli assunti che il prelievo delle risorse da parte dell'uomo non dovrebbe superare la loro rigenerazione e che la produzione di rifiuti dovrebbe eguagliare la capacità del sistema Terra di assorbirli. Nella metodologia dell'impronta calcoliamo sia la biocapacità, ovvero la quantità di risorse che abbiamo a disposizione, sia l’impronta ecologica vera e propria, ovvero la quantità di risorse che l’uomo consuma. Biocapacità e impronta ecologica sono misurate in termini di superficie di terreno biologicamente produttivo necessario per fornire le risorse che l'uomo consuma. Le superfici biologicamente produttive considerate nella metodologia sono i terreni agricoli, pascoli, foreste, superfici acquatiche, superfici per infrastrutture e i terreni per assorbire la CO₂. Sia la disponibilità (biocapacità) che l’appropriazione (impronta ecologica) di un’area e della sua produttività sono misurate in “global hectares”, gli ettari globali, dove un ettaro globale è un ettaro con la produttività media mondiale. Infine, mettiamo a confronto i due parametri e otteniamo una misura del bilancio ecologico.


Il sito web per misurare la propria impronta ecologica 

Vi occupate anche di calcolare l’Earth Overshoot Day. Ce ne parli?
È un concetto collegato, calcolato da Global Footprint Network mettendo sempre in relazione la biocapacità e l'impronta ecologica. Il "Giorno del sovrasfruttamento del Pianeta" è il giorno che segna l’esaurimento delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. Dopo quel giorno, le risorse che consumiamo non sono più rigenerate dal Pianeta e andiamo ad accumulare rifiuti, non ché un debito ecologico con il nostro Pianeta. Nel 2021 l'Earth Overshoot Day è caduto il 29 luglio; ciò significa che l’umanità sta sfruttando l’equivalente di 1.7 pianeti Terra. Purtroppo ogni anno arriva sempre prima; per esempio nel 2001 era il 21 settembre. Il 1971 è stato il primo anno in cui l’umanità ha iniziato ad esaurire le risorse in anticipo, finendole il 21 dicembre. Da quel momento in poi la tendenza non si è più invertita; si può stimare inoltre che procedendo di questo passo intorno al 2050 l'umanità consumerà il doppio di quanto la Terra produca. Sotto vedete un'infografica che mostra quando cadrebbe l'Overshoot Day se tutta la popolazione del mondo vivesse come quella di ogni singolo Stato. I dati di alcuni Paesi arabi (Qatar, Emirati Arabi, Kuwait) e americani (Canada, Usa) sono davvero preoccupanti...

La pandemia ci ha insegnato qualcosa, in questo senso...
Il 2020 ha stupito: l’EOD è stato il 22 agosto, con ben tre settimane di ritardo rispetto al 2019. Rispetto all’anno precedente, è avvenuta infatti una riduzione del 9,3% dell’impronta ecologica dell’umanità tra il 1° gennaio e l’Earth Overshoot Day. Il perché è facilmente intuibile: le misure di lockdown adottate per fermare la pandemia da Covid-19 - che pur hanno avuto un costo elevato a livello sociale - hanno avuto un risvolto positivo sull’ambiente. Sarebbe stato meglio arrivare a un ritardo della data grazie alla nostra volontà...

Cosa possiamo fare per ritardare questa data?
Per ritardare il giorno di sovrasfruttamento, ci sono davvero moltissimi comportamenti che possono portare a un cambiamento. Noi quest’anno abbiamo lanciato la campagna “100 days of Possibilities”, attraverso cui proponiamo soluzioni economicamente vantaggiose e possibili, dall’allevamento dei bovini all’aperto fino al turismo a poca distanza da casa, per spostare la data indietro nel calendario (#Movethedate). Trovate tutto sul nostro sito web: a partire dal 29 luglio (Earth Overshoot Day) abbiamo lanciato ogni giorno un comportamento alternativo e sostenibile per arrivare più consapevoli fino alla COP26.


Earth Overshoot Day 2021 - infografica by Global Footprint Network
 

Earth Overshoot Day 1970-2021 - infografica by Global Footprint Network​

In Europa vi occupate di molti progetti, tra cui uno legato al mondo del turismo. Di cosa si tratta?
Dal 2017 abbiamo avviato una collaborazione insieme a IUCN, WWF e altri enti, nell'ambito di due progetti Interreg: DestiMed (ora concluso) e DestiMedPlus (la continuazione del progetto precedente, in corso). L'obiettivo è quello di utilizzare l'impronta ecologica come strumento per valutare l'impatto del turismo in alcune aree protette del Mediterraneo. Da questi due progetti è anche nato il MEET Network (presieduto dall'IUCN), una rete per tutte le Aree Protette del Mediterraneo che vogliono intraprendere un percorso di sviluppo di Ecoturismo nei loro territori così come avviato dai progetti DestiMED. Sappiamo tutti quanto anche il turismo più attento agli aspetti socieconomici del territorio possa avere un impatto e risultare poco sostenibile: ecco, noi cerchiamo di quantificare quell'impatto e di proporre soluzioni e prospettive per diminuirlo. Ci interfacciamo con tutti gli stakeholder del turismo: tour operator locali, enti gestionali, albergatori, ristoratori.

In che aree italiane avete operato e come si concretizza il progetto?
In DestiMed abbiamo lavorato con AMP Torre del Cerrano (Abruzzo) e Parco Colline Metallifere Grossetane (Toscana); ora stiamo lavorando con AMP Isole Pontine (Lazio) e RN Porto Conte (Sardegna). Abbiamo anche collaborato con PN Circeo e PR Riviera di Ulisse. Chiediamo a ogni area protetta di creare un pacchetto comprendente una proposta ecoturistica nei loro territori. Poi andiamo a valutarla nei suoi vari aspetti, andando a fornire raccomandazioni in ogni campo; in particolare, ci occupiamo di strutture ricettive, strutture ristorative, mobilità e attività. Un secondo test consente di vedere se ci sia stato un effettivo miglioramento. 


Torre del Cerrano AMP, Sardegna - foto Progetto DestiMED

Quali risultati avete ottenuto, finora?
Innanzitutto, è stata un'occasione per mettere in relazione tour operator e aree protette, che si devono incontrare per lavorare insieme al progetto. Poi abbiamo capito che la maggior parte delle aree protette organizzavano i pacchetti tenendo conto soprattutto della mobilità, mentre l'impatto maggiore derivava principalmente dalla proposta gastronomica, alla quale pochi avevano pensato in termini di sostenibilità. Offrire tanta carne e pesce (parliamo soprattutto di alcune specie), per esempio, ha un impatto ecologico molto forte. Certo, ci rendiamo conto che i pacchetti devono essere attrattivi per i turisti e che la sostenibilità deve essere bilanciata proprio con la qualità: dove l'impronta non è diminuita è stato soprattutto perché certi aspetti dovevano rispecchiare obiettivi di qualità altrimenti non raggiungibili. 

In quali altri settori state lavorando?
Stiamo lavorando anche nei campi dell'alimentazione, con progetti che riugardano la pesca e la filiera agricola, e dell'educazione. Infine in Portogallo stiamo lavorando con 18 città per far conoscere ai cittadini che ogni nostra azione quotidiana ha un impatto e aumentare la loro consapevolezza. Il numerino che si ha alla fine del calcolo dell'impronta deve essere un punto di partenza per agire e fare qualcosa! 


Porto Conte AMP, Sardegna - foto Progetto DestiMED

INFORMAZIONI
- Sito Global Footprint Network: www.footprintnetwork.org
- Per calcolare la propria impronta ecologica (sito in italiano): www.footprintcalculator.org
- Sito Earth Overshoot Day: www.overshootday.org
- Campagna 100 days of Possibility per l'obiettivo Move the date
- Turismo: siti Meet Network; DestiMed; DestiMedPlus