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Dai tesori medievali e rinascimentali, alle fughe in bicicletta fino al Delta del Po

Che cosa vedere a Ferrara: dieci idee per scoprirla

di 
Fabrizio Milanesi
14 Gennaio 2021
Né caratterialmente romagnola né compiutamente emiliana, ma certamente padana. Non si affaccia sul mare, non si allunga sulla Via Emilia, è distante dagli Appennini più di ogni altro capoluogo della regione: è una città altrove. Metafisica fu per Giorgio de Chirico che qui sviluppò il suo stile unico e immaginifica per gli artisti a cui diede ispirazione. Tanti. Tantissimi.
 
Nel cinema Michelangelo Antonioni e Carlo Rambaldi, nella letteratura Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Giorgio Bassani, nella musica Girolamo Frescobaldi, nella pittura Boldini, Filippo De Pisis e Gaetano Previati. E nonostante alluvioni, spoliazioni, bombardamenti e terremoti (l’ultimo nel 2012) ne abbiano intaccato nel tempo il ricco patrimonio, l’antica capitale del Ducato estense può andare fiera del titolo universale con cui l’Unesco dal 1995 la tutela: “Città del rinascimento”.
 
Per scovarne invece l’identità di piccola cittadina di provincia bisogna spingersi nelle aree verdi estese fino al Po, che scorre poco più a nord, impararne il culto della bicicletta e seguire ritmo di vita piano del Ferrarese, sospeso come le fatidiche nebbie autunnali, incline a indugiare nella bellezza malinconica e placida delle vie acciottolate e dei palazzi di cotto rosso. Scopriamola, allora, tracciandone una geografia minima, senza timore di perderne i confini.
 
Foto Getty Images
 
1. IL CASTELLO ESTENSE
Ideato come fortezza medievale, poi ingentilito per diventare residenza di governo nel Rinascimento della Corte estense, nel Novecento elevato a emblema dalla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, il Castello Estense si colloca al centro della città murata. Per secoli cuore politico di Ferrara, ne è oggi l’icona turistica e quindi non si può non andare a scoprirlo. È senz’altro il simbolo della potenza degli Este. Fu il Marchese Nicolò II ad iniziarne i lavori di costruzione nel 1385. Antica sede delle milizie estensi, con officine, armerie, magazzini e scuderie, si trasformò poi in residenza nobiliare abitata dai signori della città nella parte alta del castello. La visita agli appartamenti, della cappella, delle cucine, delle prigioni e del giardino consente di approfondire la vita della corte Estense, rivivendo le atmosfere della vita quotidiana di una delle famiglie più importanti del Rinascimento.
 
Il Castello estense / foto Getty Images 
 
2. LA CATTEDRALE DI SAN GIORGIO 
Imperdibile tappa del centro storico cittadino è sicuramente la Cattedrale di San Giorgio, il più importante monumento medievale della città, romanico per origine (inaugurato nel 1135). Ad attrarre subito lo sguardo sono i marmi bianchi della sua facciata, così come di marmo è il suo campanile rinascimentale (1441-1596) attribuito ai disegni di Leon Battista Alberti. Una volta entrati, concedetevi qualche attimo in più per contemplare la tela del Guercino (1629) e nel catino dell’abside l’affresco del Giudizio Universale del Bastianino (1580).
 
Cattedrale di San Giorgio / foto Getty Images
 
3. IL PALAZZO DEI DIAMANTI
Stabile come il potere. Splendido come la luce. Il diamante era insegna del duca Ercole I; fu suo fratello Sigismondo, pur senza mai abitarci, a incaricare Biagio Rossetti del palazzo (1493-1507), nel 1641 ceduto ai marchesi Villa. Per nostra fortuna questo splendido palazzo è visitabile, perché nei suoi saloni vengono accolte le esposizioni prodotte dalla Fondazione Ferrara Arte nonché la Pinacoteca nazionale. Se cercate la collezione estense, lasciate perdere... è in un perenne tour tra vari musei nel mondo. 
 
Palazzo dei Diamanti / foto Getty Images
 
4. PALAZZO SCHIFANOIA
Il nome del Palazzo è un esplicito gioco di rimandi di quella che è l’unica “delizia estense” superstite tra le mura cittadine, ovvero schivare il tedio delle incombenze di governo godendosi lo svago e riposo... Il palazzo fu fatto erigere da Alberto d’Este (1385-91) e oggi ospita il Museo civico di Arte antica, le cui collezioni saranno di nuovo visibili nel 2022. Da non perdere la sosta nel Salone dei Mesi. Adibito nel ’700 a manifattura tabacchi e intonacato, nel 1821 il salone iniziò a restituire il ciclo pittorico (1469-70) più rappresentativo della scuola ferrarese del XV secolo e tra i più estesi a carattere profano dell’intero Rinascimento. 
 
Palazzo Schifanoia / foto ferraradeltapounesco.it
 
5. LA POESIA DI VIA DELLE VOLTE
Suggestiva, poetica quando la nebbia avvolge la città. La strada, di origine altomedievale (ix secolo), era il retro della riva del Po che anticamente transitava per Ferrara, cresciuta inizialmente lungo il suo corso come una città commerciale. All’epoca la via era affiancata dai magazzini dei mercanti e il collegamento coi caseggiati era fornito dagli archi che ancora caratterizzano la strada, rendendola la più emblematica della città medievale. Più tarda, invece, è la tipica pavimentazione a ciottolo diffusa solo a partire dal ’700. All’incrocio con corso Porta Reno la Torre dei Leuti, del x secolo, è l’unica sopravvissuta di 32 torri gentilizie di età comunale. 
 
Via delle Volte / foto Getty Images 
 
6. I FASTI DI CORSO ERCOLE D’ESTE
Un cambio di scena tra Medioevo e Rinascimento nel teatro della storia ferrarese. Anche l’Unesco si è accorto che l’antica via degli Angeli è una delle più belle vie del mondo. Congiunge il Castello alla porta da cui nel 1598 gli Estensi lasciarono per sempre Ferrara. La fiancheggiano i palazzi signorili innalzati sui terreni dati dal duca alle famiglie favorite, a cominciare dal N. 1 dove sorge il palazzo già del Monte di Pietà (1756-61). Mentre dall’incrocio con via Padiglioni si inquadra in fondo il palazzo Naselli-Crispi. La sequenza continua con il palazzo Giglioli-Varano, palazzo Gulinelli, il rossettiano palazzo di Giulio d’Este e il neoclassico palazzo Camerini. La via si apre quindi nella quinta incantevole del quadrivio degli Angeli, l’incrocio della strada con corso Porta Mare e corso Biagio Rossetti. 
 
Corso Ercole d'Este / Foto Getty Images
 
7. IN BICICLETTA SULLE MURA DI FERRARA
A Ferrara la bicicletta è un’istituzione, un simbolo o semplicemente il mezzo più comodo e veloce per vivere la città. Un itinerario per scoprire Ferrara a pedali è ricalcarne il tracciato delle sue mura. Terrapieni alberati e valli per difendersi sono diventati in tempo di pace un parco pubblico. Nel 1529 studiate pure da Michelangelo, le Mura di Ferrara (9 km) sono un modello di architettura militare apprezzabile in sella, sia dall’alto sia dal fossato un tempo allagato.

Partendo da viale Belvedere si percorre il tratto nord, costruito sotto Ercole I da Biagio Rossetti nel timore di Venezia (1493-1505). Si susseguono bassi torrioni circolari, mentre qua e là nella cinta appaiono fuciliere, cammini di ronda e cannoniere, coi filari di alberi a ulteriore rinforzo sia per la cortina muraria sia per l’altezza. A metà del tratto settentrionale si apre la porta degli Angeli (1525), mentre nel vertice di nord-est sporge la punta della Montagnola. A est dal torrione di S. Giovanni si susseguono alti bastioni a freccia triangolare, mentre il tracciato meridionale i bastioni sono ravvicinati ad asso di picche. Si continua verso porta di S. Pietro e Porta Paola, dove è documentata la storia delle mura, ottima occasione per poggiare la bici e riordinare le idee! 
 
Piazza Trento e Trieste / foto Getty Images
 
8. VERSO IL PO, IN BICICLETTA AL RITMO DEL GRANDE FIUME
Un’altra occasione per usare la bicicletta uscendo dai confini cittadini è spingersi oltre il confine settentrionale della provincia ferrarese. Il territorio è attraversato dalla ciclovia Destra Po, 125 km asfaltati fino al mare ma poco ombreggiati, col fiume e le sue anse da un lato, e la campagna dall’altro.

Si parte dalla Rocca di Stellata per scivolare sulla terra narrata da Mario Soldati nel primo reportage enogastronomico Rai “Viaggio nella valle del Po”. A Serravalle (km 79), porta del Delta, il fiume si biforca per la prima volta. La ciclabile segue il ramo del Po di Goro raggiungendo il castello di Mésola (km 100) affacciato sull’argine. Superato Goro, attivo porto peschereccio noto per la vongola, il traguardo è a Gorino (km 125). Sfidando la vegetazione selvaggia daqui ci si può recare al vecchio Faro, punto di avvistamento per uccelli. L’incontro tra il Po e l’Adriatico è solo rimandato: è bello scoprirlo in barca da Goro o Gorino, attraverso labirinti di canneti e gli allevamenti di vongole, fino ad approdare sull’Isola dell’Amore.
 
In bicicletta verso il Delta del Po / foto Getty Images
 
9. I SAPORI DEL FERRARESE
Un modo schietto per conoscere le specialità locali è provare le sagre del territorio. Certo ora tocca attendere tempi più felici, ma la geografia dei sapori non cambia e restituisce la ricchezza enogastronomica del Ferrarese. Per il cappellaccio di zucca si va a San Carlo (agosto) o a Coronella (settembre). Alla salama da sugo Madonna Boschi (settembre-ottobre) ha perfino dedicato un monumento, ma c’è pure Buonacompra (ottobre).

La vongola è celebrata a Goro (giugno), l’anguilla a Comacchio (ottobre). Prelibato il tartufo del Bosco della Panfilia a Bondeno (ottobre) e Sant’Agostino (agosto, settembre, novembre). Molti pure i prodotti agricoli: Jolanda di Savoia è la terra del Riso del Delta del Po Igp (agosto), a Voghiera si coltiva l’aglio Dop (agosto), Mésola vanta il radicchio di bosco (settembre- ottobre) e l’asparago (aprile). 
 
La Salama da sugo, piatto della tradizione ferrarese
 
10. BIRD WATCHING NELLE VALLI DI COMACCHIO
Una gita per conciliarsi con la natura e il paesaggio è quella nelle valli di Comacchio, meglio se attrezzati con binocoli e macchina fotografica. Zona umida salmastra di circa 13500 ettari, è quanto rimane di una laguna di oltre 50000 ettari che per secoli dominò la morfologia e l’economia del sud-est della provincia. Vi dimorano centinaia di specie di uccelli acquatici e una colonia di fenicotteri. In barca si arriva fino ai casoni di pesca o di guardia, architetture di una civiltà fondata sull’acqua. In bicicletta sono raggiungibili le saline, dal 2016 di nuovo in produzione dopo la chiusura nel 1985. Costeggiando l’argine Agosta si arriva all’oasi di Boscoforte, sull’argine sinistro del Reno, dove un cordone di sabbia percorribile a piedi, in bicicletta o pullmino elettrico si insinua tra le acque delle valli per circa 5 km: un paradiso ornitologico di fenicotteri, aironi rossi, avocette.
 
Il Po nelle Valli di Comacchio / foto Getty Images
 
 
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Questi contenuti sono estratti della Guida Verde Emilia Romagna, compagna ideale per non perdere il meglio della regione, con itinerari, consigli pratici, classifiche, nuovi spunti per scoprire il capoluogo e i suoi dintorni.
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