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Da un censimento delle ambasciate nipponiche sono 40 i gioielli da curare in tutto il mondo

Arrivano dal Giappone i maestri per salvare i giardini del tè

di 
Fabrizio Milanesi
19 Ottobre 2017
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L’erba del vicino è sempre più verde? In Giappone non ne sono ancora molto convinti. Sarà che il rispetto per l’altro è una delle pietre angolari dell’etica nipponica, sarà che lo zen non si impara sui libri e che la dedizione alla precisione è di casa, ora a muoversi in nome della tutela dei giardini giapponesi sparsi per il mondo è addirittura il ministero delle Terre, Infrastrutture, Trasporti e Turismo del Sol Levante.
 
Chiamatele truppe di terra, caschi verdi, sforbiciatori scelti. A loro è stato affidato il compito di dare una riordinata a ponticelli in bambù, lanterne in pietra, camminamenti sospesi e piccoli e grandi bonsai che compongono centinaia di giardini giapponesi minati dall’incuria straniera. A fare un censimento sono state le ambasciate nipponiche durante il 2016: tra oltre 500 giardini, 40 hanno urgente bisogno di mani esperte per non rischiare il deperimento.
 
Un giardino giapponese a San Francisco, in California
 
Il primo giardino giapponese realizzato fuori dai confini fu in occasione dell’Esposizione universale di Vienna del 1873. E dopo la Seconda Guerra Mondiale l'esportazione continuò coltivare rapporti con le diplomazie di mezzo mondo, in una vera “operazione garden”. Considerando che le comunità giapponesi nel mondo adorano vivere i loro giardini tradizionali anche come location di promozione turistica e culturale, la denuncia delle erbacce infestanti non è rimasta tra le dispute da condominio ed è ascesa ai piani alti del governo della madre patria.
 
La preparazione della cerimonia giapponese del tè
 
Si inizia da un giardino in Romania, poi sarà la volta della California. E chissà se si rivedranno nella realtà le lezioni nel giardino giapponese che il maestro Miagy impartiva al giovane discepolo californiano in Karate Kid (1984): “Daniel san, dai la cera… togli la cera".

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