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Una storia affascinante, la cultura della pesca, esperienze speciali di sport e gastronomia: ecco perché programmare una vacanza in riva al lago

Alla scoperta di Garda, il sorprendente borgo veronese che ha dato il nome al lago

di 
Fabrizio Milanesi
17 Gennaio 2023
 
“La vera Garda è quella lassù. Noi oggi la chiamiamo Rocca, ma è quella Garda”. Mentre ascolto Fabio Gaggia, professore e maestro della memoria, innamorato del suo paese, la sensazione è di una prospettiva che si ribalta, un racconto di cui l’incipit si è perso.

Garda è un borgo della sponda veronese di quel lago che come un piccolo mare della val Padana ogni anno attira sulle sue sponde milioni di turisti dall’Italia e soprattutto dal nord Europa. In tanti scelgono di venire qui, in questa baia, e non a torto, perché tra i 2200 metri del Monte Baldo, le colline moreniche coperte di vigne e ulivi e la bellezza folgorante di Punta San Vigilio c’è di che rigenerarsi.

Perché allora Garda - poco più di 4000 abitanti - non “ci suona” come Bardolino, Lazise o Malcesine, che sono a un pugno di chilometri? Forse è colpa di Google e dei suoi algoritmi che non perdonano omonimie e fanno annegare un piccolo comune tra migliaia di articoli e foto che ritraggono uno dei laghi più rinomati d’Europa? Quello che sembra uno scherzo della toponomastica nasconde una storia che conoscono in pochi e che vale la pena raccontare.

Garda, Punta San Vigilio / foto Comune di Garda
 
GARDA, IL SIGNIFICATO DI UN NOME
“Anticamente Garda non lambiva il lago – spiega Gaggia –, ma lo guardava dalle fortificazioni utilizzate dai Goti, dai Longobardi, dai Franchi e gli Ottoni, nel Sacro Romano Impero Germanico. Quella era la “warda”, la guardia, il luogo perfetto per guardarsi dal nemico. Poi Warda si volgarizzò in Garda, ed è proprio il villaggio di Garda che intorno all’anno mille diede il nome al lago, sostituendo sulle carte l’originaria definizione di “Benaco”.

Per rendere onore al piccolo Comune che ha dato il nome al grande lago basta raccontarlo. A Garda c’è moltissimo da vedere e da fare, con il vantaggio di potersi muovere in un territorio di soli 16 chilometri quadrati che raccoglie un centro storico di impronta romana, ville rinascimentali, il porto turistico, vigne e uliveti, percorsi cicloturistici, un golf club superpanoramico, con 18 buche championship par 72  (Il Golf Club Ca' degli Ulivi), l’unica spiaggia rivolta a sud di tutta la Riviera Orientale e le calette intime di Punta San Vigilio. Un bel vantaggio, quando si ha molta voglia di vacanza e poca voglia di programmare.

Passeggiando tra calli e viuzze si aprono squarci di lungolago, assolato e tiepido. Non si nota niente di imbellettato o posticcio, nemmeno il turismo di massa degli anni 80 e 90 è riuscito a fare danni. Le botteghe di vicinato sono ai piedi di palazzi storici: il minimarket, il ferramenta, il negozio di fiori e il laboratorio di cornici, l’elettrotecnica per i piccoli elettrodomestici, l’alimentari per uno spuntino low cost.

Garda, centro storico / foto Comune di Garda

LA DOLCE VITA E I SAN VIGILINI
Imbellettati non sono nemmeno i turisti. Anche in un mercoledì qualsiasi in orario di lavoro si incrociano coppie italiane in gita e molte famiglie tedesche, austriache, olandesi in vacanza. Si sente persino qualche parola di danese. Spesso gli stranieri spingono qualcosa, che sia una e-bike (pedalare è vietato nel centro storico) o un passeggino ammortizzato e adatto al running. E chi non spinge... si concede lunghe pause ai tavolini dei bar e delle pasticcerie tra piazza Catullo e i tavolini vista lago.

Insieme all’onnipresente cappuccino, i best of sono le fogasse dolci gardesane e soprattutto i San Vigilini… “Questi biscotti di frolla e uvetta sono proprio di qui, sono biscotti semplici nella fattura ma nascono in un contesto particolare – dice Giancarlo Moranduzzo, pasticcere de I Dolci della Regina -. Era il primo dopoguerra e Leonard Walsh, leggendario oste della locanda di Punta San Vigilio, li aveva creati per accompagnare il momento del tè di un ospite non proprio qualsiasi, Sir Winston Churchill ”. Non era di certo solo ad apprezzare la meraviglia del luogo, con il promontorio, la Baia delle Sirene, l'eleganza della Villa Guarienti, la chiesetta, la locanda storica, il porticciolo e il Parco. Qui soggiornavano Maria Luigia duchessa di Parma, il re di Napoli, l’imperatore Alessandro I di Russia, Winston Churchill, Otto Hahn e la consorte, la pittrice Edith Junghans, Vivien LeighLaurence Olivier.
 
Nonostante Churchill, l’atmosfera a Garda non è affatto British: “Le antiche case di Garda recuperano l’estetica trecentesca – spiega Gaggia - che richiama le cromie del giallo e del rosso, retaggio dei colori naturali del tufo e dei ciotoli di porfido ricavati dai fiumi, con cui anticamente venivano tirati su i muri. E c’è anche molto che rimanda a Venezia, quando la Serenissima era così potente da lasciarsi il mare alle spalle e affondare i colpi anche in val Padana, spingendosi a metà del ‘400 addirittura fino all’Adda”. Ad aguzzare la vista, citazioni veneziane spiccano sulle facciate degli edifici rinascimentali. Se ne trovano a Palazzo Fregoso e sulle facciate di Palazzo dei Capitani e della Losa, che fino agli anni venti del Novecento era la darsena.


Garda, i San Vigilini / foto Comune di Garda
 
Garda, Palazzo Pincini Carlotti / foto Comune di Garda

UNA STORIA DI PESCI E DI PESCA
Se il fascismo cambiò le architetture e il fronte lago, è solo con gli anni del boom che Garda ha lasciato al passato la sua identità legata alle risorse del lago. Storia che ancora inorgoglisce chi la evoca e ispira la creatività di vecchi e nuovi gardesani. “Una volta c’era solo la pesca per vivere, era molto dura, ma erano bei tempi, era un bel mondo quello dei pescatori. C’era molta povertà, ma altrettanta coesione e solidarietà”. Agostino Crescini è un gardesano, pescatore figlio di pescatori. Parla lento e indica i matross (cilindri), le tirlindane (cassette di legno), ancorette e turbet... strumenti della pesca di fine Ottocento per catturare le trote e i pregiatissimi carpioni locali. Sono tutti i pezzi che allestiscono il piccolo e prezioso Museo Territoriale del Lago di Garda, luogo degli affetti dove la memoria va oltre la nostalgia. “La speranza – dice Agostino - è che lo sforzo di tenere vive le nostre tradizioni sia un investimento per i ragazzi di qui, che spesso non hanno modo di capire che il lago non è solo una presenza silenziosa o un’attrazione turistica”.
 
Simbolo di una storia così densa è il Pal del Vò, che nel museo è stato ricostruito con alcuni pezzi dell’originale. “Il palo segnala da sempre la presenza della Secca del Vo’, una zona pescosissima perché pesci si spostano tra i fondali freddi dell'alto Garda e quelli più caldi del basso Garda - spiega Crescini -,  e alla sua sommità c'è una bandiera di latta che indica i dententori dei diritti di pesca, acquisiti nel 1452 dai pescatori di Torri, Garda e Sirmione dal nobile di Costermano Andrea Becelli”. Sembra incredibile, ma questo diritto si paga simbolicamente ancora oggi, dopo 570 anni, e il ricavato di una parte della pesca viene diviso tra tutti i membri della Corporazione degli Antichi originari di Garda. Per farsene un'idea basta segnarsi in calendario il 20 di agosto, e venire sotto le volte del palazzo dei Capitani. Lì si apre una vera e propria banca, che distribuisce ai membri della corporazione il dividendo. “Sono solo cinque euro – dice Crescini, ma è una somma simbolica che vale tutta la storia di Garda”.

A rievocare l’età della pesca locale c’è anche il folclore delle feste e della cucina popolare, c’è la “Sardellata” del plenilunio di luglio, tempo della frega delle sardelle,
che una volta erano, insieme alla àole, il "pesce provvidenza". E c’è il Palio delle Contrade di Ferragosto, dove le antiche comunità di pescatori si sfidano in una regata remiera di voga alla veneta.
 
Garda, il Museo della pesca e delle tradizioni lacustri / foto Comune di Garda
 
Garda, la Sardellata / foto Comune di Garda

L'ARTE DELLA CUCINA A GARDA
Ma c’è chi va oltre il folclore e racconta il lago con l’arte della cucina. Lo fa Giancarlo Perbellini, da anni nel firmamento Michelin, nella sua Locanda Ai Beati. E poi lo fa, con uno stile più pop o meglio rock, Andrea Costantini, chef del Regio Patio, il ristorante dello storico Regina Adelaide, che dal 1965 non ha mai cambiato gestione, quella della famiglia Tedeschi. L’unica cosa che distrae dalla cucina Costantini è la musica di Springsteen, tanto che il suo maestro Bruno Barbieri (lui, il “giudice” di Masterchef) dice: “Era uno su cui potevi sempre contare a patto che non ci fosse qualche concerto del Boss nel raggio di 1200 chilometri: quei giorni potevi star certo che se li sarebbe presi liberi”. 
 
E il “tiro” di Bruce si sente nella sua cucina, nell'approccio libero dalle ricette più tradizionali, amplificati dalla freschezza degli ingredienti. Le sue interpretazioni danno compongono tra gli altri il menu “autoscatto”, ispirato alla sua passione per la fotografia, e uno straordinario menu 100% Garda, risultato di una ricerca che si concentra sui pesci lacustri: come “l’ostrica di lago”, il "luccio e caviale alla mugnaia di mandorla", la "pastisada" di tinca o il pregiato carpione “au bleu”, burro e brodo agrumato. “Fare cucina del territorio significa celebrarlo con le sue materie prime. Arrivo dal Friuli e ho dovuto imparare la storia del Garda prima di interpretarla. La fortuna è che qui ci sono eccellenze a chilometro zero, il pesce di lago, l’olio e le ricchezze della Lessinia come lo zafferano, i formaggi e la Gallina Grisa", spiega lo chef Ambasciatore del gusto.
 
Andrea Costantini, chef del Regio Patio
Ostriche di Lago, una creazione di Andrea Costantini

A VELA E IN BICICLETTA
I profumi del Garda non sono solo nelle preparazioni di Costantini. Se si vuole vivere un’esperienza altrettanto sensoriale e 100% gardesana si deve “uscire” in barca a vela. Alle otto di sera, puntuale come i rintocchi del Big Ben, un vento termico a 10 nodi scende dai monti e si stende come un lenzuolo sul golfo, gonfia fiocchi e rande, creando un campo di regata e di svago senza paragoni.

“Ho girato in mondo in barca, ma l’emozione di uscire in baia a Garda è unica”. Gino va a vela da una vita e maneggia il timone come fosse sul divano di casa. Uscire con lui e provare la brezza gardesana non è un lusso, anzi. Basta chiamare la Lega Navale Garda e prenotare una veleggiata notturna. Romantica, almeno quanto un tramonto vissuto al largo della Punta San Vigilio. Per goderselo si va però a motore. E questa volta al timone è Raffaele Monese, alias El Pescaoor, gardesano doc, cicerone lacustre, persino “maitre au bord du lac”, visto che si è inventato dei porta flute a prova di beccheggio per brindare a prosecco doc.
 
Il golfo di Garda è uno straordinario campo di regata / foto Comune di Garda
 
Per chi all’acqua preferisce la terra, Garda è invece da scoprire a piedi, in bicicletta, o forse meglio con una e-bike, visto che per godersi natura e paesaggi tra il golfo, la Rocca e il Monte Luppia, gli sterrati e le pendenze sono per chi ha gambe e fiato. I teutonici sfoggiano le loro ultimo grido, per il resto del mondo c’è l’opzione del noleggio o meglio dell'uscita con una guida esperta del territorio (a Garda c'è l'ottimo servizio di Italcycling Bike Tour). In giornata si può pedalare nella Valle dei Mulini (a Garda ne rimane uno inutilizzato). Ma le possibilità si moltiplicando con un po’ di tempo e curiosità in più. I percorsi ciclabili che partono da Garda possono portare al Monte Baldo, alla Val d’Adige, alla Valpolicella, a Verona e Peschiera del Garda e a Valeggio sul Mincio. E se non bastasse si può attraversare il lago in tragetto e sbarcare sulla sponda lombarda.
 
Dopo qualche giorno a Garda, la sensazione è che qui si stia vivendo una rigenerazione, dopo che tutto è cambiato settant’anni fa quando la pesca ha lasciato il posto al turismo del Novecento, quello povero del dopolavoro, quello ricco del Gran Tour e quello popolare delle auto e dei viaggi in pullman. Certo c’è la coda della pandemia, certo c’è la tormenta della crisi... ma nel borgo di Garda spira un’aria dolce, un vento di novità che non dipende dalla geografia né dalla fisica, soffia ed è il momento di prenderlo in poppa.
 

 
INFORMAZIONI UTILI
- Per indicazioni e approfondimenti contatta l'Ufficio Turistico di Garda(tel. 0456 208430)
- A Garda si arriva agevolmente in auto deviando dalla A4, ma ci sono soluzioni economiche ed ecologiche. Dalla stazione di Peschiera transita anche l'alta velocità e i bus delle linee Atv.
 
Mangiare e dormire
- Le creazioni di Andrea Costantini si possono degustare al Regio Patio gourmet restaurant.
- Il pesce del Garda, fresco ogni giorno e cucinato secondo antiche ricette locali e nuove interpretazioni è al ristorante del Piccolo Hotel Garda
- Menu giornaliero. Materie prime, per la maggior parte biologiche, prodotte dall’azienda agricola di famiglia alla trattoria enoteca Al Graspo
- Un soggiorno con tutti i comfort e il calore della tradizione gardesana si può vivere all'Hotel Regina Adelaide.
- Fogasse e San Vigilini secondo la ricetta storica si trovano alla pasticceria I Dolci della Regina.
 
Indirizzi utili 
- Scopri di più sul Museo Territoriale di Garda "Luigi Carlo Bertamè"
- Scopri le attività della Lega Navale Garda.
- Per escursioni e degustazioni in barca www.elpescaoor.com.
- Riferimento per tour guidati alla scoperta del territorio è www.italcycling.it.
- Panoramico a dire poco il campo da 18 Buche Championship par 72 del Golf Club Ca' degli Ulivi.
 
Garda, la spiaggia il Corno / foto Comune di Garda
 
L'olio Garda DOP è un'eccellenza del territorio / foto Comune di Garda