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Entro il 2025 l’ex prigione borbonica che ha segnato la storia d’Italia diverrà un polo culturale per il Mediterraneo

Al via i lavori di riconversione del carcere di Santo Stefano, sulla piccola isola vicino a Ventotene

di 
Fabrizio Milanesi
21 Dicembre 2020
Sarà un prezioso gioiello per la cultura europea e del Mediterraneo, un segno di trasformazione culturale. Iniziano finalmente i lavori di riqualificazione dell’ex carcere di Santo Stefano, sull'omonima isoletta nell'arcipelago ponziano (Lazio), che il Mibact vuole convertire entro il 2025 in “un imponente spazio espositivo nel cuore del Mediterrano”.   
 
Le ambizioni del ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo sono di “trasformare un luogo di reclusione in una scuola di alti pensieri, un luogo di produzione e attrazione culturale e turistica, un centro europeo di pratiche ambientali sostenibili che celebri i valori dell'Europa e il Mediterraneo come patrimonio vivente”. Nella pratica i lavori si appoggiano a un primo finanziamento di 70 milioni nella delibera Cipe del maggio 2016, cui ha fatto seguito l'Accordo interistituzionale dello scorso 27 ottobre per la  promozione di forme di collaborazione stabili tra il Mibact ed enti terzi. 
 
L'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago delle Ponziane / Foto Tiberio Barchielli
 
UN CARCERE CHE HA SEGNATO LA STORIA ITALIANA 
L’Isola di Santo Stefano, a poco più di due chilometri da quella di Ventotene, è da molto tempo un'isola deserta. Sui suoi 27 ettari c'è solo una struttura: ma una struttura di quelle grandi, possenti, affascinanti nella loro storia e nella loro architettura. Perché l'ex carcere che troneggia sulle acque del mar Tirreno, al largo di Lazio e Campania, è bellissimo: un edificio circolare con 99 celle, somigliante più a un anfiteatro che a una prigione, fatto costruire nel periodo borbonico (circa 1794–95) da Ferdinando IV e in uso fino al 1965.

Dal 1965 il carcere è disabitato e lasciato a intemperie e a ricordi: tra le sue celle, confinati in un'isola ancor più isolata di Pianosa o dell'Asinara, furono prigionieri personaggi cui è stata dedicata più di una via, di un libro, di una canzone: lo scrittore Luigi Settembrini, il brigante Carmine Crocco, gli anarchici Gaetano Bresci e Giuseppe Mariani; il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini; i banditi Sante Pollastri (la ricordate, la canzone di De Gregori, Il bandito e il campione?), Ezio Barbieri e Benito Lucidi, l'unico a riuscire ad evadere, nel 1960. 
 
Il carcere di Santo Stefano / foto Tiberio Barchielli
 
LE TAPPE DEL PROGRAMMA DI CONVERSIONE
Il prossimo passo per la realizzazione di tutto il progetto sarà la gara d'appalto a gennaio, da 10 milioni di euro, per iniziare il recupero e la messa in sicurezza, poi a giugno ci sarà il concorso internazionale per selezionare il progetto di allestimento e musealizzazione di tutto il complesso del carcere.
 
Le prime attività dovrebbero iniziare già nel 2023 e dopo il 2025 si lavora nella previsione di 36.000 visitatori annui, di cui oltre 10.000 aggiuntivi (nel rispetto dei vincoli di accesso all'area marina e alla riserva il numero massimo di accessi all'isola è di 280 persone/giorno); grazie a questi numeri anche le opportunità occupazionali, legate soprattutto ai servizi aggiuntivi tra accoglienza, merchandising e ristorazione, subiranno un sensibile incremento.
 
Il carcere di Santo Stefano / Getty Images
I LUOGHI DI VISITA 
L'idea è quella di costruire le possibilità per un'esperienza culturale completa, il cui inizio partirebbe già dall'emozionante traversata in mare da Ventotene verso l'isola più piccola. Una volta giunti a Santo Stefano, c'è l'arrivo al complesso del Carcere: secondo il progetto, si procederà con la visita al museo (focalizzato sulla documentazione, tra biografie dei detenuti, fotografie, vita quotidiana, le origini e l'utopia) e del panottico, il cui restauro lascerà visibile la stratificazione del tempo e dove un artista internazionale proporrà un'installazione pensata proprio per inserirsi nel contesto doloroso delle celle di detenzione. 
 
Si proseguirà con un'area dedicata alla storia di Ventotene e dell'Europa, fino ad arrivare alla parte dedicata al giardino, che sarà riqualificato nell'ottica di un nuovo rapporto tra natura e architettura capace di rispettare la biodiversità del Mediterraneo. A questo si aggiungeranno i luoghi destinati a residenze artistiche, ostelli per studenti, spazi per laboratori, servizi di ristorazione.

L'augurio è uno solo: speriamo di poter assistere presto a questa metamorfosi, che potrebbe trasformare la piccola isola in un grande polo d'attrazione.
 
La targa dedicata a Pertini / Foto Tiberio Barchielli