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A Torricella Peligna, in Abruzzo, si valorizza il territorio grazie allo scrittore John Fante

di 
Sandra Leonardi
21 Luglio 2021

Quest'articolo è frutto dalla convenzione stipulata dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) e Touring Club Italiano. Sandra Leonardi è ricercatrice e docente di Geografia e Turismo Sostenibile e valorizzazione del territorio presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne della Facoltà di Lettere - Sapienza Università di Roma, oltre a essere Consigliere Nazionale dell’AIIG.​

Ogni angolo d’Italia ha una storia da narrare mediante un racconto del territorio. Un atlante meraviglioso di luoghi, di ricordi, di beni naturali e bellezze storico artistiche che suscitano emozioni e sono motivo di ispirazione. Una di queste località è Torricella Peligna, un piccolo comune sulle alte colline abruzzesi, a 910 m s.l.m., tra le Valli del Sangro e dell’Aventino, da cui si può ammirare l’imponente Maiella. 

Torricella Peligna è il luogo che ha dato i natali alla famiglia Fante, le cui vicende sono narrate da John nella sua opera letteraria che porta i segni dell’emigrazione abruzzese. John Fante (Denver, 1909 – Los Angeles, 1983) scrive di quella migrazione e di quell’attaccamento tipico di coloro che lasciano il luogo natio conservandone, indelebile nella mente e nel cuore, il ricordo, le tradizioni e i paesani. Fante guarda alle terre abruzzesi e a Torricella Peligna con gli occhi di un italiano emigrato di seconda generazione che, come spesso accade, è in conflitto con la sua cultura d’origine ma, ciononostante, è sempre pieno di compassione per i suoi cari. Tra questi Nick Fante, il padre, che John rende personaggio nei suoi romanzi attraverso le storie che lo vedono protagonista, mettendo in scena quella rappresentazione familiare ricca di richiami alle tradizioni che evidenziano il legame indissolubile con le sue origini di figlio di immigrati. 


Torricella Peligna - foto Getty Images

Nei romanzi e nei racconti di Fante Torricella Peligna e l’Abruzzo sono citati e richiamati spesso in quanto rappresentazione non solo dei luoghi fisici dove la sua identità italiana è ancorata, ma anche paesaggi simbolici e poetici legati alla memoria paterna, una memoria sapientemente costruita dai racconti epici di Nick, il quale come tutti gli emigranti non si è dimenticato di tramandare alla sua progenie il senso delle sue origini e la dimensione del destino della sua famiglia. Nick Fante è un uomo di origini contadine che fa un vanto del suo essere uomo abruzzese, come riportato nel romanzo considerato tra i più ironici ed emozionanti Il dio di mio padre ove non solo è il protagonista, come in molti degli scritti del figlio, ma la figura paterna è preponderante tanto da diventare l’iconizzazione della sua discendenza

Nei lavori di John Fante, come ricordato, ci si imbatte e spesso scontra con il tema delle migrazioni. I personaggi dei suoi romanzi sono figure ormai ben delineate nell’immaginario collettivo al punto che sembra di veder visivamente quegli emigranti italiani che Vinicio Capossela, nella sua introduzione al romanzo La confraternita dell’uva, descrive come coloro che sono rimasti con la coda ancora impigliata in Italia. Sono ancorati per tradizione, per cultura, per amore alla madre patria. Il legame che li riconduce a noi è, certamente, l’amore per la terra natia e, ne La confraternita dell’uva, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1974, emerge anche un altro aspetto riconducibile alla vita familiare tradizionale: l’abitudine di accompagnare con un bicchier di vino il pranzo della domenica quando la famiglia si riunisce. Elemento che riconduce a una prassi ben più radicata negli italiani emigrati: la coltivazione dei vigneti così come fa Angelo Musso, uno dei personaggi della Confraternita, nella sua vigna, suolo sacro per il padre (Nick Molise nel romanzo) e i suoi amici.


John Fante - dal sito John Fante Festival 

In questo processo di crescita e affermazione professionale, il territorio abruzzese ha avuto un forte ascendente nell’immaginario letterario dello scrittore italoamericano e, anche per questo, Torricella Peligna, terra depauperata dall’emigrazione come tanti altri paesini abruzzesi, tenta di recuperare un pezzo della sua storia richiamando a sé uno dei suoi figli migliori e lo fa con un Festival che si svolge nelle sue strade e nelle sue piazze a fine agosto, un festival che ha nella figura di John Fante il nume tutelare: John Fante Festival - Il dio di mio padre. Il festival, ideato nel 2008, è nato con l’intento di rendere omaggio allo scrittore mediante la valorizzazione e la promozione letteraria e artistica della diversità culturale in ogni sua forma, rivolgendosi in particolare agli scrittori esordienti nel panorama nazionale. La scelta di dedicare un premio letterario a un’opera prima e a un autore emergente non è casuale bensì trae ispirazione da Arturo Bandini, lo scrittore protagonista dei romanzi più noti di John Fante: Saga di Bandini (Aspetta primavera, Bandini; La strada per Los Angeles; Chiedi alla polvere; Sogni di Bunker Hill).

Nell’ultimo decennio o poco più la capacità di produrre contenuti legati al territorio per la sua valorizzazione cercando di perdere di vista i criteri della sostenibilità si è concretizzata attraverso l’impegno di operatori culturali pubblici e non che vogliono rimanere al passo con l’evoluzione in atto nel settore turistico. E il John Fante Festival - Il dio di mio padre può certamente essere annoverato tra quelle manifestazioni creative che prendono forza dal basso e sono uno dei punti di forza per lo sviluppo delle aree interne. Esistono molte esperienze lodevoli in questa categoria di eventi bottom up (che partono dal basso) che offrono la possibilità di crescita personale, sociale e culturale. Alcuni di questi tengono conto dell’approccio ‘esperenziale’ riferito alla fruizione del patrimonio culturale in funzione dello sviluppo del turismo sostenibile locale. Questa considerazione generale è certamente valida per il Festival di Torricella Peligna che ha voluto divulgare la conoscenza di Fante e dei suoi scritti quali patrimonio della cultura abruzzese e come elementi cardine per lo scambio tra culture diverse rispetto al tema e al fenomeno della migrazione e essere di supporto nei processi di sviluppo culturale, turistico ed economico dei piccoli centri dell’entroterra abruzzese. 


Dal profilo Instagram John Fante Festival 

INFORMAZIONI
Per vivere e condividere queste atmosfere l'appuntamento con John Fante Festival - Il dio di mio padre di Torricella Peligna è dal 19 al 22 agosto 2021 (www.johnfante.org).