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Aprile 1945: gli ultimi momenti del Ventennio fascista. In mostra, cimeli, testimonianze e racconti

A Dongo, sul lago di Como, il Museo della Fine della Guerra

di 
Tino Mantarro
23 Ottobre 2018
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L’ultima pagina di una storia è spesso quello di cui si sa meno. Perché si arriva stanchi, e non si ha forza, o voglia di approfondire. Peccato, perché spesso l’ultima pagina rischia di essere una delle più appassionanti, spesso controverse, di tutta la storia.
 
All’ultima pagina del Fascismo è dedicato un bel museo – il Museo della Fine della Guerra – allestito a palazzo Manzi, nel centro di Dongo, in provincia di Como, dove venne catturato e giustiziato il Duce.
 
I FATTI DEL 1945
Un’ultima pagina su cui si è detto molto e scritto tanto, i fatti son noti, anche se non tutti li ricordano. A Dongo, sulla sponda occidentale del lago di Como, i partigiani locali fermarono una colonna di camion tedeschi che percorreva la Statale Regina diretta in Valchiavenna e da lì in Svizzera. Era il 27 aprile 1945, la Liberazione era avvenuta da due giorni. I passeggeri furono fatti scendere dal mezzo.
 
Tra di loro, forse avvolto in un cappotto dell’esercito tedesco, forse nascosto sotto le panche, c’era Benito Mussolini. Alla colonna dei soldati tedeschi infatti si erano uniti il Duce e altri gerarchi della Repubblica Sociale in fuga dall’Italia. Riconosciuto e catturato, Mussolini fu portato a palazzo Manzi, poi in una caserma della Finanza e infine, insieme all’amante Claretta Petacci con cui si era ricongiunto, in una casa di Bonzanigo, frazione di Mezzegra.
 
Meno di ventiquattr’ore dopo, almeno secondo la versione ufficiale dei fatti, Mussolini sarebbe stato fucilato a Giulino di Mezzegra, poco distante da Dongo, insieme alla Petacci. A sparare il capo partigiano delle brigate Garibaldi, Walter Audisio. Questa la storia.
 

Bonzanigo di Mezzegra​
 
IL MUSEO DI DONGO
Una storia che il Museo della Fine della Guerra racconta grazie a un ricco e ben strutturato percorso multimediale assai coinvolgente che raccoglie memorie dei testimoni, radiogiornali, filmati inediti, ricostruzioni, cimeli per illustrare i gloriosi giorni della Liberazione e i fatti di Dongo.

Il museo è ospitato al pianterreno del neoclassico Palazzo Manzi – dove si trova anche il Comune – che in quei giorni di fine aprile del 1945 è stato teatro di diversi episodi di guerra e resistenza. Dal palazzo partivano i rastrellamenti delle Brigate Nere stanziate a Dongo. Qui il 26 aprile s’insediò il primo sindaco della Dongo liberata. Al pian terreno venne interrogato Mussolini dopo la cattura. Mentre al primo piano, in Sala d’Oro vengono rinchiusi i gerarchi fermati a Musso, prima della loro fucilazione. Appena di fronte, sul lungolago, una piccola targa invece ricorda il punto esatto – riconoscibile per i fori dei proiettili – dove vennero fucilati i gerarchi fascisti arrestati con Mussolini.
 

 
Più di recente, dal 1995, Palazzo Manzi è stato sede del Museo della Resistenza Comasca che esponeva cimeli, fotografie, documenti storici e pannelli didattici relativi alla lotta partigiana sul lago di Como, ovviamente concentrandosi sugli eventi accaduti nella zona di intorno a Dongo che hanno portato alla fine della guerra.

Rinnovato e riaperto nel 2014, ribattezzato con un più salomonico Museo della Fine della Guerra, la struttura di Dongo – che ha un piccola ma fornita libreria per approfondire il Ventennio e la Seconda guerra mondiale – permette di vivere in prima persona, grazie audio e filmati, uno dei momenti più controversi della storia italiana. Perché l’ultima pagina spesso vale la pena approfondirla, perché la memoria è un arte che va esercitata.
 
INFORMAZIONI
Museo della Fine della Guerra, Dongo (Co)
Palazzo Manzi, Piazza Paracchini, 6 
Orari: dal 1° aprile al 4 novembre 2018, mar-dom 10-13 e 15-18. 
In altri mesi, visite su prenotazione.
Sito web www.museofineguerradongo.it
 
 
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