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“Ripartenze”: dall’Archivio Touring momenti che hanno segnato la rinascita nella storia d’Italia

di 
Fabrizio Milanesi
8 Gennaio 2021

“Ripartenze” è il regalo di buon anno che attinge dalla memoria storica dell’Archivio del Touring. Per augurarvi un 2021 di slanci e progetti vi dedichiamo un nuovo Percorso Tematico di Digitouring: si aggiunge agli altri emozionanti racconti per immagini che seguono fili rossi tracciati tra i materiali, tesoro e insieme coscienza dell’Associazione. 
 
Le “Ripartenze” sono quelle che ci aspettiamo tutti. E sono quelle che nei ricorsi storici hanno tradotto in azioni la volontà di rinnovarsi dopo un momento di crisi, innescando processi virtuosi sulla Storia che ci accomuna.
 
IL VILLAGGIO ALPINO DEL TOURING: NEL 1919 UN RIFUGIO DI SPERANZA
Nel 1919, in un'Italia che sconta ancora pesantemente il lascito della Prima Guerra Mondiale, una storia di accoglienza e speranza nasceva in seno al Touring Club Italiano. Con la somma di 74.000 Lire che avanzavano dalle quote destinate ai soldati impegnati in guerra, l’associazione decide di poter fornire un aiuto concreto anche in un periodo delicato e ancora molto cupo come il dopoguerra.  
 
Sorge in questo modo, grazie anche a un'ulteriore cifra raccolta grazie a una raccolta fondi indetta immediatamente, il Villaggio Alpino del Touring Club Italiano, al cui percorso tematico rimandiamo per scoprirne nel dettaglio la storia. Il Villaggio era una colonia poco lontano da Milano, in una zona alpina, ideata per accogliere ogni anno una ventina di orfani di guerra, in modo tale da dare loro la possibilità di rimettersi in forze e di riacquistare un po' di vigore. Era il 17 luglio 1921. Terminata l'emergenza del dopoguerra il Villaggio si è trasformato in colonia estiva e infine in rifugio per bambini rimasti sfollati dopo il terremoto del Friuli del 1976.
 
Un articolo del numero di settembre-ottobre 1919 della Rivista Mensile del TCI 
 
NUOVE STRADE PER NUOVA VITA CHE SCORRE
Nello stesso 1919, la notizia dell'apertura di nuove strade in zona di guerra è il segnale che "la ripresa della vita si fa sempre più vivace nei paesi devastati o, almeno, ingombrati e logorati dalla guerra. Tra i sintomi più consolanti notiamo il rinascere di linee automobilistiche o l'aprirsi di nuove: è il sangue che ricomincia a scorrere nelle arterie della regione veneta" - questa la zona cui si riferisce, nello specifico, l'articolo - " e la vita si rifarà rigogliosa in quelle regioni tanto profondamente provate ma già così attive e prospere".
 
"Nuove linee d'auto nell'ex zona di guerra", Vie d'Italia, aprile 1919
 
LA TUTELA PER IL PAESAGGIO E LA NATURA: I PARCHI NAZIONALI 
Nello stesso 1919, un articolo pubblicato nel numero di novembre delle Vie d'Italia porta attenzione al tema della tutela e salvaguardia del paesaggio naturalistico e delle specie in esso viventi, riproponendo con fermezza un'idea già espressa sulla rivista da Luigi Vittorio Bertarelli: la necessità di adoperarsi e cooperare per l'istituzione di Parchi Nazionali. Un segnale forte e positivo di attenzione per il territorio, di volontà di rispettare la natura con i suoi ritmi e con le sue leggi, un messaggio virtuoso allora e oggi di bruciante attualità. 
 
GLI ORTI DI GUERRA 
È con il termine di "orti di guerra" che un articolo, pubblicato nel luglio del 1942 sulle Vie d'Italia, descrive la progressiva sostituzione, in gran parte delle città italiane, di aiuole fiorite con aiuole coltivate con semi che possano restituire raccolti alla popolazione. Grano, innanzitutto, moltissimo grano, che a Milano viene piantato sia in coltivazioni periferiche, ai margini della città e lungo le strade, sia nei luoghi più iconici del centro, nelle aiuole del Castello Sforzesco come in Piazza della Scala.


Un orto di guerra in Piazza della Scala a Milano, foto Bruno Stefani, pubblicata nell'articolo "La campagna in città", Vie d'Italia, luglio 1942
 
RICOSTRUZIONI: L'ITALIA DEL SECONDO DOPOGUERRA
Al termine del secondo conflitto mondiale, una nuova fase di ripartenza caratterizza l'Italia, con un nuovo bagaglio di storie che dimostrano coraggio e resilienza per riuscire a riemergere dalle macerie della guerra. Subito nel maggio del 1946 - pochi mesi dopo la ripresa della pubblicazione delle Vie d'Italia che si era interrotta nel 1943 a causa della guerra - un articolo intitolato "Cassino risorge" descrive il lento rinascere della città dopo la distruzione causata dalla guerra.
 
"Cassino risorge", Vie d'Italia, maggio 1946
 
TORNERANNO I PRATI: LA RIGENERAZIONE FORESTALE
Ma la ricostruzione del Paese non può lasciare indietro la natura, in particolar modo il manto forestale delle montagne italiane. Un articolo sulle Vie d'Italia dell'aprile del 1946 solleva con forza la questione. Un problema, evidenzia l'articolo, che non richiede soltanto la messa in campo di investimenti economici e di forza lavoro per provare a rimarginare le ferite sui crinali delle foreste distrutte dagli incendi causati dai bombardamenti. Prima che possano "tornare i prati", occorreranno i tempi della natura - anche decenni. 
  
RICOSTRUZIONI: UNA NUOVA STORIA
La storia è quella di Curon Venosta e della costruzione del lago artificiale - iniziata nel 1939 ma poi sospesa per via della guerra e ripresa nel 1949 - che unì i due laghi naturali preesistenti e sommerse in parte l'abitato di Resia e completamente quello di Curon. Una storia di distruzione ma che, in un articolo pubblicato sulle Vie d'Italia nell'aprile del 1951, viene letta come una possibile nuova storia, con nuove potenzialità dei due abitati a livello turistico, vista la posizione privilegiata al confine fra Italia, Austria e Svizzera e la modernizzazione degli abitati, con migliorie nell'igiene delle abitazioni e nella salubrità degli ambienti. Qui il nostro articolo dedicato.
 
"Due paesi ricostruiti in Alto Adige", Vie d'Italia, aprile 1951 
 
LA SOLIDARIETÀ COME ANTIDOTO AI TEMPI INCERTI
A chiudere questo percorso che, in un momento di difficoltà e instabilità come quello che stiamo vivendo, vuole attingere alla Storia custodita in Archivio per trarne ancora una volta uno stimolo e una traccia, una storia di collaborazione volontaria e di grande unità. Il 4 novembre del 1966 un'alluvione mette la città di Firenze in ginocchio, sott'acqua. Inestimabili i danni, massimo il pericolo per il patrimonio storico-artistico della città. Nasce in quell'occasione l'espressione "angeli del fango". E la speranza è nelle parole di un artigiano di una bottega distrutta dall'acqua: "Io non ho più nemmeno una bulletta. Allora dico, ragazzi diamoci una mano e rifacciamo Firenze".
 
Angeli del Fango al lavoro nel Refettorio di Santa Croce dopo l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966
 
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Digitouring è il sito ufficiale dell’archivio storico del Touring Club Italiano e offre la possibilità di consultare gratuitamente migliaia di immagini, centinaia di carte storiche e intere annate della Rivista Mensile dei primi anni del Novecento. A questo link, per esempio, sono attivi molti percorsi tematici.