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Su Digitouring un percorso per immagini per raccontare la montagna vista da un grande fotografo

Il Trentino Alto Adige di Gianni Berengo Gardin nelle foto dell'Archivio Touring

di 
Tino Mantarro
17 Ottobre 2019
Era il 1968 e il Trentino Alto Adige era già considerato «simbolo del paradiso delle vacanze», quasi che con le sue vette dolomitiche e le sue vallate boscose, i prati da fieni e i campanili affilati, i castelli di pietra ruvida e le chiese gotiche affrescate, fosse davvero la quintessenza del paesaggio alpino. Di certo già allora era una delle «più rinomate zone turistiche d’Europa», come scriveva l’allora presidente del Touring Ferdinando Reggiori nell’introduzione al ventesimo volume della seconda serie di Attraverso l’Italia.
 
Paesaggio agricolo, altipiano del Renon - foto di Gianni Berengo Gardin/Archivio Touring
 
Così rinomata che al Touring che decisero di mandare Gianni Berengo Gardin a documentare «la varietà straordinaria della vita e dell’arte di un paese che bisognerebbe capir meglio di quanto non lo permettano gli svagati soggiorni di vacanza e le superficiali gite di fine settimana».
 
Varietà che risalta dalle immagini in bianco e nero, geometriche e pulite, di Gianni Berengo Gardin che fanno parte di questa gallery tratta dalla fotografie conservate nell'archivio Touring. Immagini che raccontano di una terra ancora rurale, di un paesaggio con più alberi e castelli che case, di campanili a cipolla e grossi masi in legno e pietra. Di una terra allora assai contesa (lo è anche oggi che ci si accapiglia sui nomi, parrebbe), sempre abbastanza in bilico tra due mondi e due culture. Una terra dura da vivere, perché dura era la vita in montagna. Una terra, sia che si tratti dell’Alto Adige a maggioranza tedesca che del Trentino, tenacemente ancorata e legata a una cultura contadina assai ben raccontata dagli scatti di Berengo Gardin.
 
Osteria in val Sarentino, 1968 - foto di Gianni Berengo Gardin/Archivio Touring
 
Scatti che raccontano la fienagione e le processioni estive, che si perdono un lunghi piani su campi popolati non da sciatori, come accade oggi, ma da contadini intenti nei lavori. Fotografie con una dimensione di testimonianza antropologica, perché come ha sempre detto Berengo Gardin «il mio lavoro non è assolutamente artistico e non ci tengo a passare per artista. L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile». E c’è poco di più sociale delle immagini che raccontano il legame forte che si viveva in queste zone tra religione e montagna, tra il parroco come guida della comunità e il suo popolo di fedeli.

Immagini che parlano di feste come quella della val Sarentino e di locande, come l’osteria Luna, sempre in val Sarentino, davanti a cui gli uomini, rigorosamente gli uomini sono ritratti in costume tradizionale. Fotografie che parlano per forza di cose di un’altra epoca e di un altro mondo, perché poche regioni in Italia in 50 anni hanno fatto un salto carpiato in avanti come il Trentino Alto Adige. Un salto che, guardando queste immagini, per qualche momento si può fare anche all’indietro.
 
Pastore della Val Senales - foto di Gianni Berengo Gardin/Archivio Touring

DIGITOURING E FONDAZIONE CARIPLO 
Per saperne di più e visionare molte altre fotografie relative al Trentino Alto Adige di Berengo Gardin, il suggerimento è quello di visitare la gallery dedicata sul sito digitouring.it. Digitouring è il sito ufficiale dell’archivio storico del Touring Club Italiano e offre la possibilità di consultare gratuitamente migliaia di immagini, centinaia di carte storiche e intere annate della Rivista Mensile dei primi anni del Novecento. A questo link, per esempio, sono attivi molti percorsi tematici.

Le fotografie di questa pagina, così come tutte quelle relative al percorso relativo a Berengo Gardin, sono state digitalizzate con il prezioso contributo di Fondazione Cariplo, che sostiene il progetto Digitouring fin dall’avvio nel 2014. 

Pastore della Val Senales - foto di Gianni Berengo Gardin/Archivio Touring