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I dati del World Travel & Tourism Council e dell'Istat, dopo l’allarme lanciato dal sindaco di Gabicce Mare

Giovane e precario: ecco chi lavora nel turismo in Italia

di 
Centro Studi Tci
13 Giugno 2019
La stagione turistica è appena cominciata e le previsioni per l’estate fanno ben sperare. Del resto da qualche anno il settore è in piena ripresa nel nostro Paese e si è consolidato come motore dell’economia italiana, incidendo per circa il 13% sul PIL nazionale.
 
Tutto bene, dunque? Non proprio, perlomeno ad ascoltare l’allarme lanciato negli ultimi giorni dal sindaco di Gabicce Mare, località balneare pesarese che si trova a dover fare i conti quest’anno con la mancanza di lavoratori stagionali per far partire la macchina turistica. In effetti la struttura occupazionale è peculiare sia per fattori temporali – la stagionalità dei flussi incide anche su quella dell’occupazione – sia per l’alta densità di manodopera. Un settore così importante, dunque, presenta – al di là dell’episodio di cronaca – certamente una fragilità intrinseca.


 
Il World Travel & Tourism Council (WTTC) stima per il nostro Paese un totale di circa 3,4 milioni di lavoratori: in questo conteggio finiscono gli occupati del core business ma anche coloro che operano nei settori indirettamente collegati, come quelli per esempio delle tante e diverse filiere che sono fornitrici del turismo. I primi, secondo i dati dell’Istat, sono circa 1,6 milioni e fanno riferimento a ricettività, agenzie di viaggi e tour operator (comparti strettamente turistici), trasporti, bar e ristorazione (comparti parzialmente turistici) con un trend di medio periodo particolarmente positivo: +19% tra il 2013 e il 2018, quattro volte il dato di tutti i settori (+4,6%). Chi lavora nel turismo, inoltre, è generalmente più giovane (il 38% ha meno di 34 anni rispetto al 22% di tutti i settori) ma ha anche contratti più precari (quelli a termine sono il 25% rispetto al 13% di tutti i settori).
 
Vedere poi le professioni maggiormente rappresentative ci fa anche capire su cosa si basa oggi il turismo in Italia: baristi (263mila), camerieri (243mila) e cuochi (223mila) da soli incidono per il 45% sugli occupati del settore. Qualificare, quindi, il turismo per rendere più accogliente il nostro Paese vuol dire formare, specializzare e motivare anche figure professionali come queste che quotidianamente sono a contatto con i visitatori e che rappresentano il vero biglietto da visita dell’Italia nei confronti del mondo.