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Touring Club Italiano, attraverso il volontariato di impresa, si prende cura dell'Italia: ecco la "Passione Italia" di un dipendente Credem

Storia e speranze dell'ex fabbrica Isotta Fraschini, a Saronno

di 
Franco Legnani
22 Gennaio 2021

Da diversi anni, Touring Club Italiano mette a disposizione delle aziende la propria esperienza per concretizzare partnership efficaci che abbiano impatti positivi sui territori e le comunità, anche grazie a iniziative di volontariato di impresa. Negli anni scorsi i dipendenti di diverse aziende, affiancati dai soci volontari del Touring Club Italiano, hanno accolto cittadini e turisti nei luoghi Aperti per Voi; negli ultimi mesi, invece, per far fronte alla pandemia, è stato ideato un volontariato di impresa “social". 
 
A partecipare a quest'ultima formula, nel mese di dicembre 2020, alcuni dipendenti del Gruppo Credem: dopo un percorso formativo sul tema del viaggio e del racconto di viaggio, a loro è stato chiesto di realizzare un elaborato sul tema "Passione Italia". Come molti ricorderanno, "Passione Italia" è la campagna lanciata a marzo 2020 con la quale il Touring ha voluto contrapporre alla mappa del contagio la mappa della bellezza italiana; un invito per tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che il Paese ha da offrire. In questo contesto abbiamo chiesto anche ai dipendenti di Credem di raccontarci la loro personale "Passione Italia": un luogo, un'esperienza, un momento da ricordare e da suggerire anche ai lettori. 

Ecco il contributo di Franco Legnani; tutti gli altri li potete trovare a questo link.



STORIA E SPERANZE DELLA FABBRICA ISOTTA FRASCHINI, A SARONNO
di Franco Legnani

 
Il Made in Italy viene considerato uno dei patrimoni, in termini economici e di reputazione, di questo Paese. Alla nascita del mito hanno contribuito prodotti del manifatturiero con i propri marchi iconici. Uno di questi è stata la fabbrica automobilistica Isotta Fraschini, dai nomi dei due ingegneri fondatori, Cesare Isotta e Vincenzo Fraschini, che tra la fine dell’Ottocento e fino alla prima metà del secolo scorso è stata tra i principali ambasciatori dell’Italian Style in tutto il mondo. Le sue automobili erano ambite da personaggi famosi e collezionisti, tra cui spiccano i nomi di Gabriele D’Annunzio, Italo Balbo, Rodolfo Valentino e Umberto di Savoia. 

La fabbrica era situata nel Comune di Saronno (provincia di Varese) sulla direttrice Milano-Malpensa, a fianco dal centro storico. Al tempo era raggiunta da una ramo delle Ferrovie Nord Milano, che ancora oggi vedono proprio in Saronno un punto strategico in cui si diramano ben 4 delle 5 tratte ferroviarie. Se ai quei tempi l’area rappresentò una rilevante leva dello sviluppo economico-sociale della zona, oggi purtroppo rimane, assieme ad altre due fabbriche, un’enorme area dismessa, di forma triangolare, chiusa da un muro impenetrabile che ha sancito per decenni una cesura della città, un vero e proprio “non luogo”.

L’area Isotta è dunque “un’enclave” costellata di edifici industriali, tra cui il primo stabilimento di automobili datato 1880, che si estende per 120mila metri quadrati (4% del territorio comunale di una città molto densamente popolata) di cui 65mila di verde, con un bosco intatto da oltre mezzo secolo.


L'ex fabbrica Isotta Fraschini a Saronno - foto www.vivaiosaronno.org

LA BATTAGLIA DEI CITTADINI
Queste aree sono state oggetto negli anni di un tentativo di urbanistica partecipata in cui decine di cittadini si sono “messi in gioco” per progettare nel riutilizzo delle aree dismesse un futuro diverso per la città. Negli anni Novanta una forte mobilitazione di cittadini, associazioni e forze politiche riuscì a raccogliere 4242 firme in una petizione (pari al 20% degli elettori saronnesi) e a imporre alla allora maggioranza cittadina l’avvio di un percorso di Urbanistica partecipata. L'operazione culminò con la redazione di un opuscolo distribuito a tutti i cittadini con il periodico comunale che conteneva le proposte per un riutilizzo delle aree dismesse nell’interesse della città e dei suoi abitanti.

Alcuni dei concetti che emersero a quel tempo: 
- Le aree dimesse sono una importante risorsa per Saronno. Devono essere la spinta del rilancio della città e non l’occasione di una nuova cementificazione ad oltranza e a cura dei “soliti noti”. Deve essere definitivamente abbandonata la logica di privilegiare la decisione dei proprietari d’area anteponendola agli interessi della collettività.
- Il recupero alla cittadinanza di ampi spazi verdi di quelle aree dismesse è un elemento necessario ed indispensabile, una precondizione per far marciare tutti i progetti che abbiano al centro il confronto e la partecipazione della cittadinanza nella definizione delle funzioni da insediare.
- Nel cambiare le priorità non dobbiamo più considerare le volumetrie come variabili indipendenti ma, al contrario, le volumetrie devono essere dipendenti dalle funzioni che decidiamo di voler insediare per soddisfare i bisogni della città. Allora quali sono i bisogni più urgenti della Città di Saronno? Saronno ha fame di strutture sociali! Ha bisogno di una riqualificazione urbana che veda l’insediamento di quel concentrato di servizi e verde che le è stato sempre sottratto.
- Andrà restituito un cuore alla Città, un momento sostitutivo delle vecchie ragioni di scambio che definirono un tempo il suo profilo e che ora, dissoltesi, hanno lasciato aree e lavoratori dismessi. Bisognerà progettare quindi nuove ragioni di scambio su produzioni ecocompatibili (la salvaguardia dell’ambiente che ha già subito troppi danni è uno dei compiti primari) che reggano la competizione sulla qualità e non sul prezzo o sull’annientamento dei diritti.

L’esperimento tentato negli anni Novanta (cosiddetto Forum Isotta) produsse quindi buone idee, ma non si ebbe poi la forza e la determinazione di proseguire su quella strada. 


La ex fabbrica Isotta Fraschini a Saronno si trova nella parte centrale del poligono, che contorna un'ampia area dismessa nel centro del Comune  - foto da Google Maps

LA NUOVA PROPRIETÀ
Nel novembre 2019 l’area è stata acquisita da un’asta fallimentare dalla società “Saronno città dei beni comuni srl”, una cordata capitanata da Giuseppe Gorla che - come ha riportato ilsaronno.it - ha dichiarato di voler fare una operazione unica in Italia, un progetto di rigenerazione a bene comune: “La proprietà ha voluto mettere in sicurezza l’ex Isotta Fraschini nel senso che non la prendessero dei speculatori. Ha voluto sottrarla dalla logica “del prezzo da pagare”. I contatti con esperti sono in corso da maggio 2019 per incominciare a capire come far nascere qualcosa di utile alla società. Abbiamo creato una srl perché serviva muoversi velocemente ma, come dice il nome, si vuole che sia un bene comune”.

L’obiettivo dei nuovi proprietari è quello di «mettere al sicuro l’area, sottraendola alla logica del mercato immobiliare, alla logica speculativa che da anni stressa la città» ha spiegato l’avvocato Angelo Proserpio, rappresentante legale dei nuovi proprietari. Lo scopo della nuova proprietà sembra quindi essere quello di rendere l’area utile alla società, ri-progettandola nell’interesse dei cittadini e del territorio saronnese.

“È, sia per le dimensioni sia per la posizione, un’esperienza unica in Italia – ha rimarcato l’avvocato Proserpio, come riportato sempre da ilsaronno.it – perché si parte dal privato che fa un investimento a fondo perduto, una volta si diceva una donazione alla città. Un privato che non intende ricavare nemmeno un euro di vantaggio da questo investimento”. Ed ancora: “L’idea è che sia un bene comune e non un bene pubblico. La strada da seguire è ancora da definire ma questo è il progetto”.

Il progetto coinvolge urbanisti, architetti, naturalisti, city manager, ambientalisti, agronomi e anche costituzionalisti. «Siamo partiti dalla storia di questo luogo – ha spiegato Gorla al sito varesenews.it – dove si lavorava e si faceva formazione professionale di alto livello. Il progetto comprende un polo museale e uno universitario, che recuperi la residenzialità tipica della corte lombarda». A chi sospetta una speculazione Gorla risponde con chiarezza: «Siamo dei civil servant che lavorano in piena trasparenza e in continuo dialogo con la cittadinanza perché sentiamo il dovere morale di dare un ritorno al contesto sociale in cui viviamo e da cui abbiamo avuto molto. I soldi, se non c’è una vision, non servono». Un pensiero rifondativo, cioè qualcosa di nuovo che superi il concetto di espansione urbana, tipico del secolo scorso, per puntare a una rigenerazione e modificazione interna degli spazi esistenti.

Se il secolo scorso è stato il secolo dell’espansione urbana, questo è il secolo della sua modificazione dall’interno, realizzabile, secondo Zucchi (architetto coinvolto nella fase di progettazione), attraverso un mix di recupero di edifici esistenti con nuove funzioni e nuovi modelli di spazio pubblico legati al verde. Guardando all’Europa, sono tanti gli esempi importanti di rigenerazione legata agli scali ferroviari o ai centri fieristici; interventi realizzati a Londra, Lione e nella stessa Milano. Sono molti tuttavia a temere una nuova nuova cementificazione di “speculatori col sorriso e con il bon ton”.
 

L'ex fabbrica Isotta Fraschini a Saronno - foto www.vivaiosaronno.org
 
VERSO UNA RETE ASSOCIATIVA
Una delle associazioni che fin dall’inizio si è impegnata sul tema delle aree dismesse è Attac Italia – sezione di Saronno. Visto il mutato quadro di riferimento relativo alla proprietà l'associazione ha indetto nel febbraio 2020 una pubblica assemblea (a cui ha partecipato l’avv. Proserpio) lanciando le proprie proposte: costituire un’associazione di cittadini ad hoc che possa interagire con tutti gli attori giuridici coinvolti nella gestione dell’immobile, quindi la proprietà, l’amministrazione comunale e Ferrovie Nord, per portare l’interesse dei cittadini in primo piano.

«Se l’intenzione è quella di “donare” alla cittadinanza quest’area, bisogna capire cosa ne vogliono fare i cittadini; è quindi necessario che vengano coinvolti nella definizione della destinazione di questo territorio» hanno sottolineato i rappresentanti di Attac Saronno. Prossimo passo è quindi la costituzione di una rete associativa in grado di interloquire al tavolo dei diversi attori coinvolti, per dare le proprie linee guida che permettano di rendere effettivamente bene comune quest’area. La pandemia ha poi impedito ulteriori riunioni in forme assembleari.
  
Riusciranno i cittadini saronnesi a incidere in maniera determinante sulle scelte di rigenerazione di quest’area e riuscire a sottrarre questa porzione significativa di territorio alle “solite” logiche speculative che tanto guasti hanno determinato non solo al tessuto urbano ma anche all’equilibrio socio-economico della città? I prossimi anni ci forniranno la risposta. Nel frattempo la natura, che non segue gli stop and go delle dinamiche politiche e sociali degli uomini, sta facendo il suo corso è si è riappropriata di ampi spazi dei luoghi abbandonati.
 
INFORMAZIONI
- Per maggiori informazioni, vari siti web di Saronno e Varese - da cui sono stati tratti alcuni virgolettati di quest'articolo - si occupano della vicenda: www.tuasaronno.itwww.varesenews.it e ilsaronno.it
- In particolare, VIVAIO è il progetto di rigenerazione urbana dell’area dismessa in cui sorgevano gli stabilimenti saronnesi dell’Isotta Fraschini; il sito web è www.vivaiosaronno.org.