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Viaggio nella Gailtal, intorno a Kartitsch, il primo "villaggio escursionistico invernale" del Paese

A piedi sulla neve nell'Osttirol, in Austria, per scoprire una montagna a portata d'uomo

di 
Roberto Copello
5 Febbraio 2020
Sport sulla neve, in montagna, d'inverno: a che cosa pensate? La risposta pare ovvia: sci alpino, sci di fondo, scialpinismo, ciaspole... Attività bellissime, che implicano però un certo impegno fisico ed energetico. Non per tutti, dunque. A meno di venire nell'Osttirol, il Tirolo orientale, dove i limiti dati dall'età o dalla mancanza di allenamento non impediscono di godere della natura e dell'aria pura praticando un escursionismo “slow & soft”, senza troppo sforzo, senza costose attrezzature, senza conoscenze tecniche particolari, persino senza impatto sull'ambiente. Come? Semplicemente camminando sulla neve, ascoltando lo scricchiolio dei propri passi, seguendo il ritmo dei propri pensieri mentre si attraversa un bosco, respirando senza affanno l'aria pura, contemplando il panorama senza fuggir via.


La valle di Kartitsch - Foto Tirol Werbung, Marion Gallmetzer​

L'idea di una rete di sentieri invernali a misura di semplice camminatore è sorta a Kartitsch, 1.356 metri di quota e solo 771 abitanti, dal 2018 primo Winterwanderdorf (“villaggio escursionistico invernale”) ufficialmente certificato in Austria. Situata nella Gailtal, la valle del torrente Gail che è la valle più alta dell'Osttirol, Kartitsch è una base ideale per facili escursioni invernali in vista delle Dolomiti di Lienz, a nord, e delle Alpi Carniche, verso il vicino confine meridionale con l'Italia. Uno scenario in cui non è stato difficile, sfruttando anche i sentieri estivi e le piste di fondo, tracciare nove sentieri escursionistici invernali, palinati con segnavia color fucsia ben evidenti anche in caso di nebbia. L'offerta va anche incontro alla crescente richiesta di rilassanti esperienze nella natura, in un Tirolo dove un quinto degli ospiti invernali ama le escursioni nella neve più dello sci. I sentieri di Kartitsch, poi, soddisfano ogni livello di esigenze: si va dal breve Wiesenweg, 1,8 km da completare in soli 45 minuti, fino ai 10,5 km della salita al Dorfberg (2117 metri), la “montagna del paese” che domina Kartitsch da nord, per la quale servono 5 ore. 


Escursioni attorno a Kartitsch - Foto Berg im Bild

LA SALITA AL DORFBERG
La partenza per questo “mini-trekking” avviene dalla frazione St. Oswald, a 1.360 metri sul livello del mare, presso la Gasthaus Dorfberg di proprietà di Heinz Bodner, che aveva davanti a sé una promettente carriera di chef ma ha scelto invece di tornare nella sua valle. A 19 anni infatti già lavorava in un ristorante stellato di Salisburgo ma il richiamo di St.Oswald era troppo forte: oggi gestisce non solo la pensione e il ristorante di famiglia ma pure un rifugio e uno skilift “all'antica” che è il più lungo di tutta l’Austria. Inoltre Heinz ha un’impresa di taxi e lo si vede spesso alla guida di un gatto delle nevi. “Preparare le piste e i sentieri con il gatto per me è come un hobby. Giù al ristorante, tutti hanno sempre bisogno di qualcosa, senza tregua. Ma quando vado a battere la pista da fondo e il sentiero escursionistico invernale, allora sono solo. E so che per due ore non mi disturberà più nessuno. Può capitare di osservare dei caprioli, un cervo, o di intravvederne le orme. Allora, mi rendo conto della bellezza dell’altopiano e mi rilasso completamente”.


Salendo verso il Dorfberg - foto R. Copello

Gli escursionisti più pigri possono chiedere a Heinz un passaggio con il gatto, in modo di evitare lo strappo iniziale. Ma la salita a piedi da St. Oswald non presenta comunque grandi difficoltà. Dopo due ore di cammino in cui si incrociano solo sciatori di fondo e scialpinisti si raggiunge l'altopiano, a 1.820 metri: i prati dell'alpeggio del Dorfberg in veste invernale si presentano come una bianca distesa disseminata di scuri capanni in legno per la fienagione estiva. Solo nell'ultimo tratto, la rampa verso la vetta, diventa indispensabile calzare leggeri ramponcini, applicabili direttamente alle suole di qualsiasi scarpone e che consentono una facile presa anche su lastre di ghiaccio. Si sbuca così sulla piatta cima del Dorfberg, dalla cui croce sommitale in legno lo sguardo può spaziare a 360 gradi sulla cresta delle Karnischer Alpen e sulle Lienzer Dolomiten, avvistare la Croce della Pace in Europa sul Grosse Kinigat o Monte Cavallino, individuare la sommità dei lontani Ortles o Grossglockner.


La cima del Dorfberg - foto R. Copello

La discesa si snoda lungo le curve della strada forestale, immergendosi in boschi di abeti qua e là spogliati dalla devastante tempesta Vaia che fra il 26 e il 30 ottobre 2018 con venti fino a 200 all'ora schiantò milioni di alberi fra Veneto, Friuli, Tirolo e Slovenia, tagliando Gailtal e Lesachtal fuori dal mondo. Con due ore di discesa si arriva infine alla frazione Rauchenbach, avvistando già da lontano, bianca come una bomboniera, la Bacher kapelle o Maria Tschenstochau kapelle, piccola cappella dedicata alla Madonna di Czestochowa nel 1955 da un profugo polacco che s'era stabilito nella valle dopo la seconda guerra mondiale. Ad aiutarlo nell'impresa fu la famiglia Klammer, che a poca distanza gestisce la Gasthof Klammerwirt, che antichi documenti attestano già esistente come fattoria nel 1545. La fortuna della famiglia Egger (oggi Klammer, perché così si chiamava l'uomo sposato dalla nonna dell'attuale proprietario) sorse nel XIX secolo quando la fattoria fu trasformata in locanda. L'ospitalità era favorita dalla posizione sulla Sella di Kartitsch (Kartitscher Sattel, a 1520 metri), dove i commercianti trasbordavano il legname fatto salire dalla Lesachtal. Oggi la Gasthof Klammerwirt accoglie invece soprattutto gli escursionisti estivi e invernali reduci dalla salita al Dorfberg. Appena entrati, prima di accomodarsi davanti a un piatto di Schlipfkrapfen (le mezzelune ripiene di patate), si vedono su un muro le foto dei due fratelli Egger, morti giovanissimi sul fronte dolomitico nella Grande guerra: il ventenne Georg, per esempio, dovette arruolarsi nel marzo 1915 nel secondo battaglione del quarto reggimento dei Kaiserjaeger tirolesi e cadde sul Monte Piano il 1° agosto 1915.


Segnaletica lungo il percorso - foto R. Copello​

IL WINKLERTALWEG
La verticalissima e ombrosa valle di Winkel, selvaggio scenario nel 2015 di alcune sequenze mozzafiato di Spectre, il 24esimo film di James Bond con Daniel Craig, offre l'altro percorso invernale impegnativo della zona, il Winklertalweg, percorribile comunque in circa un'ora e mezza. Dal centro di Kartitsch (1356 metri) ci si dirige verso maestose pareti rocciose e verso la cascata ghiacciata di Obstans, paradiso degli arrampicatori su ghiaccio. Ci si inoltra presto in una foresta di abeti rossi, varcando un ponticello di legno: superato un dislivello di circa 300 metri, si sbuca su campi innevati, da cui si ha una bella vista su Kartitsch dall'alto.

Si ridiscende lungo l'altro versante del torrente, sbucando sui prati di Neuwinkl, dove si sviluppa una pista di fondo, e si ritorna in paese, passando accanto alla piccola Schmieder Lourdeskapelle e in vista della gotica chiesa parrocchiale di San Leonardo (Pfarrkirche Sankt Leonhard), consacrata nel 1479 ma con un altare maggiore barocco che risale al 1761-1763. La sua alta guglia sfida in visibilità quella della chiesa gotica della frazione St. Oswald, che risale addirittura al 1360. Sulla sua facciata esterna è visibile un affresco della Risurrezione di Cristo, mentre all'interno conserva interessanti affreschi, tra cui un Giudizio universale di Jakob Woraht di Taufers e una scultura della Madonna del Rosario sospesa sotto la volta dell'arco trionfale. Di notevole interesse, sopra la balaustra della cantoria, la Via Crucis dipinta da Oswald Kollreider (1960), celebre artista di St. Oswald morto nel 2017 a 95 anni e i cui familiari da sempre prestano servizio come sacrestani proprio in questa chiesa.

LA FEDE DELLA GAILTAL
Chiese e cappelle, crocefissi di legno e tabernacoli sono insomma segni evidenti di come la Gailtal sia stata per secoli uno degli angoli del Tirolo dove la fede cattolica si è conservata nelle forme più vive, semplici e profonde al tempo stesso. A spingere ad affidarsi a Dio contribuiva di certo l'isolamento della zona, le dure condizioni di vita che esponevano gli abitanti a carestie ed epidemie, a frane e valanghe, per non dire del pesante tributo di sangue versato dai giovani del luogo durante i due conflitti mondiali. Proprio la consapevolezza della precarietà dell'esistenza ha fatto sì che Kartitsch conti almeno tre importanti chiese, una ventina di capitelli votivi e di artistici crocifissi posti lungo strade e sentieri, nonché 13 cappelle, la più antica delle quali risale al Cinquecento (15 gli edifici sacri protetti sul territorio comunale).
 

Kartitsch - foto TirolWerbung, Lisa Hörterer 
 
 

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SCOPRILI TUTTI
Cappelle e capitelli appartengono tuttora alle famiglie che li fecero erigere come ex voto per una grazia ricevuta, o magari per il ritorno di un figlio dalla guerra. Ne è un esempio, lungo il Gailbach sotto il poggio dominato dalla chiesa parrocchiale di Kartitsch, proprio la semplice Schmieder Lourdeskapelle che il fabbro del paese Josef Wiedermayr costruì nel 1897 grazie anche alle offerte raccolte da due suoi fratelli monaci. Il fabbro voleva con ciò ringraziare la Madonna di Lourdes per la guarigione di sua madre e di sua moglie da gravi malattie, ma aveva in mente anche uno scopo, per così dire, “comunitario”: affidare il paese a Maria, perché non si ripetessero inondazioni come quella che 15 anni aveva spazzato via la sua casa e la sua fucina. Responsabile era stato il torrente Gail (in italiano è chiamato Zelia), che origina poco a monte di Kartitsch ed è il maggior affluente di destra della Drava. Così riportava una benedizione dell'epoca della fondazione della cappella: “Che questa magnifica chiesetta possa essere ora e sempre un'opera difensiva contro le ondate del torrente e per la casa del Signore”. Restaurata a più riprese nel 1945 e nel 2017, la cappella oggi si presenta con la sua grotta di Lourdes all'altare e con la facciata bianca e gialla, mentre il tetto è ricoperto da belle scandole in larice.


La Schmieder Lourdeskapelle - foto R. Copello​

Il panorama religioso della valle ancor oggi si arricchisce ogni tanto di nuove realtà. Lo attesta per esempio l'edicola con la statua lignea di san Giacomo di Compostela, collocata recentemente lungo il sentiero alto per St. Oswald: un modo anche per ricordare che dal Tirolo orientale passava nel Medioevo uno dei tanti itinerari europei di pellegrinaggio diretti a Santiago. Senza spingersi lontano fino in Spagna, però, un santuario meta di pellegrinaggi esiste anche in valle: è quello di Mariahilf (Maria Ausiliatrice), che domina dall'alto della frazione Hollbruck sia la Gailtal sia la Val Pusteria. La semplice chiesa, che si può raggiungere con uno dei nove sentieri invernali, l'Hollbrucker Rundwanderweg, fu progettata in forme barocche da Michael Niedergratscher, di Brunico, dopo un miracolo accaduto nel 1680. Un'anziana contadina di Hollbruck di ritorno dalla chiesa di St. Oswald scoprì di avere una statuetta della Madonna nel suo paniere. Perplessa, la riportò in chiesa. Tornata a Hollbruck e rientrata in casa, trovò ancora l'immagine nel suo cestino. Allora, badando a non romperla, la portò nella piccola cappella di legno del villaggio. La storia dell'immagine di Maria si diffuse rapidamente. Presto arrivarono così tanti pellegrini che la cappella fu sostituita da una magnifica chiesa dove la statuetta di Maria Hilf, in argilla e alta 13 centimetri, è racchiusa in un ostensorio. Da notare anche la cupola a cipolla del campanile (Kaspar Kaser, 1697-99) e la ricca decorazione barocca all'interno, con i dieci dipinti a calce secca di Gabriel Kessler, gli stucchi di Gallus Apeller di Innsbruck e gli altari del maestro falegname Voltener di Lienz. 


St. Oswald, Kartitsch - foto R. Copello​

MULINI ED ESSICCATOI
Si sarà capito che a Kartitsch e dintorni i riti religiosi hanno seguito per secoli i ritmi della vita contadina. Prima dell'avvento del turismo l'economia di Kartitsch, come quella di tutta la valle del Lesach, è stata per secoli un'economia agricola e autosufficiente. Si sa che in valle nel Trecento esisteva già una trentina di fattorie, poi via via moltiplicatesi con le divisioni ereditarie. Nonostante l'altitudine fra i 1350 e i 1550 metri, si riuscivano a coltivare cereali come grano, orzo, segale e avena, verdure come piselli, fave, cavolo cappuccio e rape (dal XIX secolo anche patate), mentre i bovini fornivano latte, burro e formaggio (per procurarsi sale e zucchero invece occorreva scendere al mercato di Sillian, lungo la Drava). Agricoltura e allevamento imponevano lo sviluppo di attività artigianali, tanto che nel 1751 il censimento voluto da Maria Teresa d'Austria registrò in valle cento contadini ma anche 15 fra muratori, carpentieri, carrai, fabbri, sarti, calzolai, tessitori, apicoltori, osti e persino “guaritori”.

Particolarmente originali almeno un paio di “tecnologie” sviluppate in valle, di cui oggi sopravvivono solo alcune scenografiche testimonianze quasi archeologiche. La prima è costituita dal grande essiccatoio all'aperto chiamato Harpfe, simile al Kozolec sloveno: si tratta di un graticcio in legno con tettuccio, colonne verticali e stanghe orizzontali sulle quali si metteva ad asciugare la segale appena tagliata, tenendola protetta dalla pioggia e dall'umidità del terreno. Il secondo caso è rappresentato dal mulino ad acqua contadino. Ogni agricoltore aveva il suo, lungo il Gailbach o su un ruscello secondario, tanto che ancora a metà del XX secolo a Kartitsch si contavano 42 mulini. Servivano ovviamente a macinare i cereali, ma anche a fornire energia motrice per arare a forza di mulino, spingendo gli aratri anche su per le ripide pendici della valle. Imbattersi in un Harpfe o in un mulino durante un'escursione invernale può solo suscitare ammirazione, per un mondo che era, quello sì, davvero “slow”.


La valle di Kartitsch - Foto Berg in Bild
 
INFORMAZIONI
- Il sito ufficiale del turismo in Osttirol è www.osttirol.com.
- Le escursioni invernali sulla neve a Kartitsch sono adatte a tutti; si consigliano scarpe da trekking alte fino alla caviglia, abbigliamento sportivo invernale, occhiali da sole, bastoncini da trekking, ramponcini per gli itinerari più impegnativi.
- Tutti i nove itinerari sono descritti sul sito www.winterwanderdorf.at che offre anche suggerimenti per gli alloggi. Un'ottima guida escursionistica locale che parla anche un perfetto italiano è Jan Salcher, prenotabile all’ufficio del turismo dell’Osttirol (hochpustertal@osttirol.com) oppure direttamente scrivendogli alla mail jan@carnicoalpin.com o telefonandogli al +43 650 8635624. Bollettini valanghe per Tirolo e Osttirol si trovano al sito https://valanghe.report.
 
Dormire e mangiare 
A pochi passi dal centro del paese di Kartitsch, l'Hotel Waldruhe è gestito dalla famiglia Strasser dal 1929 ed è stato modernamente rinnovato, con camere spaziose e un centro benessere con saune e bagno turco. Menzione particolare agli Schlipfkrapfen, le tipiche mezzelune ripiene di patate, preparati ogni giorno a mano dalla novantenne e lucidissima nonna del proprietario Franz (www.waldruhe.at). Valide pensioni con ottima cucina sono anche la Gästepension Klammer, nella frazione Rauchenbach (www.klammerwirt.com), e la Gasthaus Dorfberg nella frazione St. Oswald (dorfberg.jimdofree.com).