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Una pedalata slow lungo l'Anello fluviale della città veneta

A Padova in bicicletta, scoprendo i corsi d’acqua della Citta del Santo

1 Luglio 2020
 
Padova non è Venezia, perché nessuna città al mondo è, come Venezia, calata nell’acqua. Ma anche Padova è un po’ anfibia. Fiumi e canali la cingono da ogni parte e ripetutamente. Padova conta circa 230 mila abitanti e le sue vie d'acqua oggi sono un’opportunità per svagarsi a due passi dalla città, praticando un modo lento e dolce di scoprire e riscoprire il territorio. 
 
Un itinerario da non perdere è l'Anello fluviale, un percorso ciclopedonale ricavato sugli argini e le sponde dei corsi d'acqua. Unito alla rete ciclabile comunale estesa per 11,5 km ha contribuito a rendere Padova una città a misura di bicicletta.
 
IN BICICLETTA SULL’ANELLO
L'Anello non è cosa da poco… Nel complesso misura 47 km, toccando oltre a Padova i limitrofi comuni di Limena, Vigodarzere, Cadoneghe, Vigonza e Noventa padovana. Anche se è accessibile da qualsiasi direttrice in uscita dal centro storico, conviene partire dal ponte Bassanello, sul Bacchiglione, sulla strada per Monselice. Si può seguire l'anello in senso orario, risalendo prima l'argine sinistro del Bacchiglione. Sulla sponda opposta si nota subito l’Incile del canale Battaglia, importante opera padovana del 1189 destinato alla navigazione verso Chioggia.
 
Lasciato ben presto il Bacchiglione si pedala sulla lunga asta da nord a sud del canale Brentella. Si procede leggermente sopra la pianura: villini di periferia coi loro orticelli, lindi giardini, qualche capannone, stradette senza sbocco e campi d’erba alternati a campi dedicati alla frutticoltura. Qui per fortuna il cemento non si è ancora mangiato tutto. Nell’alveo del Brentella, poco alimentato, prolifica la vita acquatica; erbe e canne nascondono i nidi della gallinella d'acqua. Dopo il ponte di Brentella di Sopra una fascia arborea separa dal canale. Sono le specie tipiche delle sponde: ontani, pioppi, salici e l’immancabile robinia.
 
Il Bacchiglione / Getty Images
 
A Limena un grosso manufatto idraulico consente a una parte delle acque del Brenta di confluire nel Brentella. I due corsi d'acqua si separano poco più avanti all'interno di un'area a verde. Ora si inizia a percorrere la gronda nord dell'anello lungo l'argine sinistro del Brenta. E’ il tratto più campestre del percorso che si distende tra ampi spazi coltivalti. Una “scusa” per fermarsi è una visita alla Certosa di Vigodarzere, oggi azienda agricola di impianto cinquecentesco con i suoi tre chiostri e le quattro celle monastiche collegate da eleganti logge.
 
Una rientranza del percorso indica l’immissione nel Brenta del torrente Muson dei Sassi, lungo il quale si sviluppa un altro bel percorso verde, e segna l'ingresso nel territorio di Cadoneghe. Ora la bellezza sfuma e il contesto si affolla di aree industriali ridossate all’argine. Il vertice orientale dell’anello è alla confluenza del canale Piovego nel Brenta, alle porte di Stra. Qui prende avvio il famoso itinerario della Riviera del Brenta, costellato di sontuose ville. Noi però giriamo il manubrio nella direzione opposta, tornando verso la città, lungo l'argine sinistro del Piovego, un lungo e un po' monotono rettifilo sterrato che ha un solo momento di svago al cospetto di Villa Giovanelli a Noventa padovana.
 
Il Bacchiglione / Getty Images
 
A questo punto si potrebbe seguire il Piovego fin nel cuore di Padova e sarebbe bella cosa vedere lì i brani della cinta muraria e i vecchi burci. Ma se si vuole chiudere la boucle, bisogna portarsi dall'altra parte del Piovego e intercettare il lungargine del canale San Gregorio, a sua volta debitore del canale Bacchiglione. Tanta toponomastica idraulica potrebbe dare le vertigini, evento rischioso sul ciglio di un canale, ed è allora più rassicurante fermarsi un attimo distendersi e ristorarsi sulla spiaggia di Voltabarozzo, vicino alla conca omonima, tanto più che la meta è ormai vicina: al ponte Bassanello si ritrova il punto di partenza.
 
Il Piovego / Getty Images 
 
PADOVA, LA STORIA FLUVIALE
La Padova comunale Carrarese veneziana fu una città fortezza protetta da mura e da larghi fossati. infinite teorie di barconi depositavano negli scali alle porte della città i legnami e le pelli del Trentino, le merci, la frutta e le spezie dell'Adriatico. Canali minori entravano fin nelle piazze di mercato e sotto le case, mulini mossi ad acqua lavoravano le granaglie delle campagne. I ponti erano ritenuti opere d'arte come le chiese e i palazzi. Tramontata la civiltà delle acque l'assetto fluviale di Padova risulta oggi difficilmente leggibile. Interramenti e coperture non ci permettono di riconoscere la continuità dei percorsi navigabili.
 
Padova, la torre della Specola, oggi Museo dell'Osservatorio Astronomico / Getty Images
 
E' il momento di spiegare ancora qualcosa sulla storia fluviale di Padova. Tutto nasce dall’ostilità verso i vicentini, che avendo il Bacchiglione a monte, disponevano delle sue acque derivandole per i propri utilizzi, tanto da farle arrivare a Padova in quantità insufficiente per la navigazione. Il canale Piovego, alimentato proprio dal Bacchiglione e scavato nel 1209, subiva spesso questi impoverimenti e metteva a rischio tutto il commercio della città, dal porto cittadino di Ognissanti verso la Laguna veneta. La soluzione venne nel 1314 con lo scavo del Brentella, il canale che abbiamo percorso - che permise deviando parte delle acque del Brenta nel Bacchiglione di garantire finalmente un flusso idrico costante. Fu così che la parte orientale della città conobbe una certa espansione con l’insediarsi di molte attività artigianali legate alla navigazione e al commercio.
 
La rete dei canali di Padova (in tratteggio quelli interrati) / foto da Giro in Italia, Tci
 
Questo itinerario è contenuto nella sua versione completa in "50 itinerari di Turismo dolce" pubblicato nel 2009 da Touring Club Italiano.
L'itinerario è stato redatto da Albano Marcarini, che ha coordinato l'intera redazione dell'opera. 
 
INFORMAZIONI 
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