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Torino, "Argenti Preziosi"

Dove

Indirizzo evento: 
Torino, Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica, Piazza Castello

Quando

Da Giovedì 16 Aprile 2020 a Lunedì 19 Ottobre 2020
lunedì - domenica dalle 10 alle18; chiuso il martedì.

Contatti

Telefono di riferimento: 
0114433501
Indirizzo mail: 
palazzomadama@fondazionetorinomusei.it
Nell’ambito del progetto della Regione Piemonte “L’essenziale è Barocco”, Palazzo Madama presenta la mostra Argenti preziosi, allestita in Sala Atelier.
L’esposizione, curata da Clelia Arnaldi di Balme, propone una selezione di lavori d’argento dalle collezioni di Palazzo Madama e traccia la storia dell’argenteria in Piemonte dal primo Settecento alla fine dell’Ottocento.

Si parte dall’illustrazione delle tecniche di lavorazione del metallo, duttile e malleabile, per arrivare ai sistemi di controllo fissati dalla corte sabauda al fine di garantire al compratore il valore e la qualità degli oggetti. La normativa piemontese più antica risale al 1476, ma si deve a Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours l’editto del 1677, che regolamenta rigidamente l’attività dell’Università degli Orafi Argentieri della città di Torino istituendo la figura dell’assaggiatore di stato, incaricato di verificare e certificare la quantità di argento, cioè il titolo della lega, di ogni oggetto che esce dalle botteghe cittadine. La lettura dei punzoni e dei marchi di assaggio fa emergere personalità raffinate di orefici e argentieri che segnano una linea di gusto di assoluta originalità.
I lavori esposti offrono al visitatore una panoramica sull’argenteria da tavola, con posate, zuppiere, caffettiere, teiere, cioccolatiere e alcune delle espressioni più tipiche dell’argenteria piemontese come le paiole, ovvero le tazze da puerpera, dono prezioso che il marito faceva alla moglie per farle sorseggiare il primo brodo dopo il parto. Altro oggetto caratteristico della nostra produzione è la zuccheriera, legata al consumo del caffè: lo zucchero era merce preziosa, importata dalle Americhe soprattutto attraverso il commercio inglese, venduta dagli speziali a caro prezzo come medicina e utilizzata per sciroppi, impacchi e eteroclismi. L’uso come dolcificante era appannaggio dei ricchi, in alternanza al miele, e gli argentieri di tutta l’Europa facevano a gara per realizzare contenitori degni di questo raro e raffinato prodotto.

Agli argenti da tavola seguono gli oggetti da arredo, come i candelieri, con una bella coppia di doppieri su cui è apposto il punzone del mastro argentiere Carlo Bartolomeo Minutto.
Tra gli oggetti destinati al culto, emergono un reliquiario di san Maurizio della metà del Settecento e il calice di Giovanni Battista Boucheron, segnato con le cifre di Carlo Emanuele III e datato 1789, insieme con alcuni lavori ebraici come un piatto di Pesach e un calice per Kiddush settecenteschi.
Oltre ai manufatti sono esposti i grandiosi disegni di Giovanni Battista Boucheron per progetti di centrotavola, lampade pensili, brocche e candelieri, che trasferiscono sulla carta, attraverso la penna e l’acquerello, l’effetto raffinato delle oreficerie, dimostrandosi in linea con la moda romana dell’apparato, collocato al centro della tavola in occasioni particolari, e con il più aggiornato gusto parigino Louis XVI diffuso a Torino dagli anni Settanta del Settecento.
Affiancano i disegni di Boucheron i ritratti degli argentieri della sua famiglia, da cui escono generazioni di maestri orfèvres: Simone Giuseppe (Orléans? – Torino 1681), autore della campana per l’orologio della torre di mezzogiorno di Palazzo Madama, ordinata da Carlo Emanuele II nel 1670; Andrea (Torino 1693 – 1760), che viene ritratto a mezzo busto tra i modelli di argenti del repertorio dell’orefice parigino Thomas Germain (1748), fonte di ispirazione per tutta la produzione di argenti rococò fino all’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert, e lo stesso Giovanni Battista (Torino 1746 – 1815), direttore dell’Orfévrerie Royale, creata nel 1775 per volere di Vittorio Amedeo III.

La vetrina centrale è dedicata a un’opera restaurata ed esposta al pubblico per la prima volta: la mazza d’argento ordinata a Carlo Balbino dalla Città di Torino dopo la Restaurazione, intorno al secondo decennio del XIX secolo. La mazza veniva portata in mano dall’usciere comunale nelle occasioni ufficiali e riprende i tre disegni fatti per la prima mazza civica, realizzata da Francesco Ladatte nel 1769. I motivi della testa taurina e della corona turrita sono quelli ripetuti nel palazzo municipale nella decorazione della Sala dei marmi.
Chiudono il percorso una serie di monete – i primi oggetti a essere realizzati in argento - che ripercorre la storia del ducato di Savoia dalla metà del Cinquecento alla metà dell’Ottocento, e un nucleo di “dorini”, ornamenti da acconciatura e spilloni in argento lavorato a filigrana, tipico vezzo delle donne piemontesi della seconda metà dell’Ottocento, che li appuntavano sulle trecce e tra i capelli nelle occasioni festive.
Alle collezioni del museo si affiancano alcune opere da due raccolte private: argenti da tavola di grande qualità come le tre campane portavivande realizzate dall’Orfèvrerie Royale de Turin, la manifattura di corte diretta dal 1776 da Giovanni Battista Boucheron, e una selezione di bastoni da passeggio con il pomo d’argento, segno distintivo di particolare eleganza.
 

Vantaggio per i Soci

Biglietto ridotto per i soci del Touring Club