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Reggio Emilia: mostra “Jean Debuffet. L’arte in gioco. Materia e spirito 1943-198”

Dove

Indirizzo evento: 
Palazzo Magnani, Corso Giuseppe Garibaldi 29, Reggio Emilia

Quando

Da Sabato 17 Novembre 2018 a Domenica 3 Marzo 2019
Dal martedì al giovedì 10 – 13; 15 – 19. Venerdì, sabato, domenica e festivi 10 - 19. Lunedì aperto solo per le scuole. Chiuso il 25 e il 31 dicembre.

Contatti

Telefono di riferimento: 
0522 444 446
Indirizzo mail: 
info@palazzomagnani.it
Palazzo Magnani di Reggio Emilia celebra Jean Dubuffet (1901-1985), uno dei maggiori pittori del Novecento, protagonista dell’Informale.
 
La mostra dal titolo “L’arte in gioco. Materia e spirito 1943-1985” ne illustra la figura di genio universale e multiforme, esplorando i numerosi cicli creativi, le vaste ricerche, le sperimentazioni tecniche inedite e originali.

La rassegna presenta una selezione di 140 opere tra dipinti, grafiche, disegni, sculture, libri d’artista e composizioni musicali, poetiche e teatrali, provenienti principalmente dalla Fondation Dubuffet di Parigi e dal Musée des Arts Décoratif di Parigi, nonché da musei e collezioni private di Francia, Svizzera, Austria e Italia, oltre a un nucleo di 30 lavori di protagonisti storici dell’art brut, collezionati nel tempo dall’artista.
La mostra che sarà inaugurata a Palazzo Magnani il prossimo autunno sarà dedicata ad uno dei maestri del Novecento europeo, figura cardine per tanti successivi autori di grande successo, tanto importante quanto non così conosciuto dal grande pubblico" dice Davide Zanichelli, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani. "Jean Dubuffet, poliedrico artista e radicale uomo di pensiero, ci obbliga ad uscire dagli schemi più comodi con cui si è soliti pensare all’arte, alla bellezza e al ruolo dell’artista nei confronti delle istituzioni”.
 

LA MOSTRA
Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni principali che si sviluppano intorno alla dialettica tra le nozioni di materia e spirito.

La prima, dal 1945 al 1960, presenta tutta la ricchezza dei cicli intorno alla materia, da Mirobolus, Macadam et Cie a Matériologies.

La seconda verte sugli anni compresi tra 1962 e 1974, con i lavori della serie L’Hourloupe, nati da un disegno eseguito macchinalmente al telefono, che si trasformerà 12 anni più tardi in scultura monumentale.

La terza parte esplora il nuovo orizzonte di intenso cromatismo, sviluppatosi tra il 1976 e il 1984 con i Théâtres de mémoire e con i Non-lieux, dove il gesto pittorico svela “non più il mondo ma l'immaterialità del mondo” come dice Dubuffet.
 
 
L'ART BRUT
La rassegna include anche una sezione dedicata all’art brut, termine coniato nel 1945 dallo stesso Dubuffet che ne costituisce la prima collezione al mondo designata con tale nome.
 
Si tratta di una forma di espressione artistica spontanea, scoperta dall’artista negli ospedali psichiatrici, propria di quei talenti privi di una formazione accademica, posseduti però da un istinto creativo puro e talvolta anche ossessivo.
 
A Palazzo Magnani si possono ammirare le opere di Aloïse, Wölfli, Wilson, Walla, Hauser, Tschirtner (divenuti oramai parte integrante della storia dell’arte del XIX/XX secolo) provenienti dalla Collection de l’Art Brut di Losanna, da collezioni private svizzere e dal Gugging Museum di Vienna.
 
 
 
L'ARTISTA
A partire dal 1960, Dubuffet si confronta anche con la musica, a lui cara fin dall’infanzia, maturando esperienze in compagnia dell’artista Asger Jorn del gruppo “Cobra”. Il rapporto con la materia si traduce qui nell’utilizzo di un numero enorme di strumenti di tutti i tipi e di dispositivi elettronici, da cui trarre “suoni inediti”. In mostra saranno presentati video musicali, documenti e i sei dischi della Galleria del Cavallino di Venezia (1961).

Dalla musica alla scrittura, Dubuffet introduce lo jargon, un gergo fonetico di sua invenzione diretto ed immediato, che decostruisce secondo nuove regole la lingua francese.
 
Tra il 1948 e il 1950 scrive e illustra tre libri: “Ler dla campane”, stampato con mezzi di fortuna e su carta da giornale, “Anvouaiaje par in ninbesil avec de zimaje” dove gli omuncoli che popolano paesaggi inospitali sono un’anticipazione stilistica degli “Assemblages” del 1953 e “Labonfam abeber par inbo nom”, pubblicato nel 1950 ed è un “Kama Sutra” alla Dubuffet.

L’esposizione si conclude con alcuni elementi, come scenografie e costumi, dello spettacolo “Coucou Bazar”, opera d’arte che contempla pittura, scultura, teatro, danza e musica, alla quale Dubuffet lavora dal 1971 al 1973 e che viene realizzata anche a Torino nel 1978.
 
L’ARTE PER TUTTI
Questa mostra conferma l’attenzione verso le persone con disabilità fisica e psichica della Fondazione Palazzo Magnani, con un percorso espositivo arricchito da alcune opere di Jean Dubuffet rese tridimensionali e da soluzioni idonee alla fruizione dei visitatori secondo modalità facilitate, nella consapevolezza che l’arte sia via di accesso privilegiata al benessere di tutte le persone.
 

Mostra a cura di Martina Mazzotta e Frédéric Jaeger