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Reggio Emilia, "Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri"

Dove

Indirizzo evento: 
Reggio Emilia, Palazzo dei Musei, Via Spallanzani 1

Quando

Da Sabato 6 Aprile 2019 a Domenica 14 Luglio 2019
6 aprile/30 giugno da martedì a venerdì 10 -13, sabato, domenica e festivi 10 – 19; 1/14 luglio dal martedì al venerdì 21-23, sabato e domenica 10-19 / 21-23

Contatti

Telefono di riferimento: 
0522456816
Indirizzo mail: 
musei@municipio.re.it
“Felice l’artista che nasce dopo morto” confidò Antonio Fontanesi a un suo allievo. E la mostra “Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri” che Reggio Emilia propone a Palazzo dei musei, a duecento anni dalla nascita dell’artista, è un po’ la storia di una “resurrezione” artistica.
 
I curatori della rassegna, si sono posti infatti l’obiettivo di guidare il pubblico alla riscoperta di questo protagonista della pittura dell’Ottocento italiano ed europeo e di documentare la fortuna di Antonio Fontanesi dopo la sua morte: l’influenza che la sua pittura ha avuto negli artisti che dopo di lui si sono riconosciuti nel suo particolare approccio alla natura e al paesaggio, ma anche i suggestivi ‘tramandi’ dell’esperienza romantica che la critica ha voluto ritrovare nell’arte degli anni Cinquanta. Interprete impareggiabile del paesaggio nelle novità del suo tempo, uomo inquieto nella vita e innovativo sperimentatore nell’arte, fu infatti tra i più intimamente partecipi al movimento romantico europeo e la sua eredità artistica si inoltra nel Novecento, culla della modernità, ed è leggibile sino alla fine del Secolo breve.
 
Nella mostra, i dipinti di Antonio Fontanesi provenienti da importanti musei e collezioni italiane sono posti a confronto con le opere degli artisti che la critica ha collegato con la sua produzione, individuandone possibili motivi di ispirazione in un arco cronologico che dagli anni Ottanta dell’Ottocento arriva fino agli anni Sessanta del Novecento.
Sono documentati i rapporti con la cultura simbolista e divisionistaattraverso opere di Vittore Grubicy, Leonardo Bistolfi, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli ma anche la sua ripresa negli anni Venti ad opera di Carlo Carrà, Felice Casorati, Arturo Tosi. L’ultima sezione è dedicata alle interessanti interpretazioni critiche degli anni Cinquanta di Roberto Longhi e poi di Francesco Arcangeli. Quest’ultimo infatti, nell’individuare una continuità tra la concezione moderna dell’arte e la grande tradizione ottocentesca, inserisce Fontanesi nell’evoluzione di un naturalismo che nel dopoguerra arriva a Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Pompilio Mandelli spingendosi fino alle ricerche materiche di Alberto Burri.

Vantaggio per i Soci

Biglietto ridotto per i soci del Touring Club