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Ravenna: mostra “?War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità”

Dove

Indirizzo evento: 
Mar, Via di Roma 13, Ravenna

Quando

Da Sabato 6 Ottobre 2018 a Domenica 13 Gennaio 2019
Da martedì a domenica 9 – 18. Chiuso lunedì

Contatti

Telefono di riferimento: 
0544 482477
Indirizzo mail: 
info@museocitta.ra.it
Il Museo d’Arte della città di Ravenna ospita la mostra “?War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità” con un progetto espositivo che si articola intorno a tre temi: Vecchi e nuovi miti (ideologie che in passato come oggi sono state alla base di conflitti, o sulle mitologie che ne sono derivate), Frontiere e confini (restituisce la rilettura data dagli artisti delle immagini di guerra che si susseguono sotto i nostri occhi, dove i confini dividono ciò che è “dentro” da ciò che è “fuori”) e infine Esercizi di libertà (ciò che l’arte può dirci sul nostro futuro, non come proiezione di un presente conflittuale, ma come spazio libero di creatività).

"Ma la guerra è finita! - Guerra è sempre". Primo Levi non si dà pace senza guerra e viceversa. Sembra questo il modo inevitabile di affrontare la questione, ma la mostra propone un altro punto di vista, ovvero il contrario della guerra non è la pace ma il dialogo, il conflitto dominato, la dialettica.

L’esposizione presenta quattro installazioni che creano un continuum, un legame tra i diversi piani e livelli su cui si distribuisce la mostra e integra le opere con suggestioni audiovisive e interattive.
 

Schüttbild mit malhemd, Hermann Nitsch
 
GLI AMBIENTI
La scala: suoni e immagini accompagnano la salita del visitatore e le sue domande.
 
La sala d'ingresso: attraverso una feritoia ci si cala nei miti e nelle tragiche realtà della prima guerra mondiale.
 
Il corridoio del primo piano: calchi di cavalli e cavalieri del Partenone della gipsoteca del MAR si rianimano al passaggio del visitatore evocando tematiche dantesche.
 
Infine la rilettura e ricontestualizzazione del monumento simbolo delle collezioni del MAR, la struggente lastra funeraria di Guidarello Guidarelli, recentemente restaurata e riallestita.
 
 
LA MOSTRA
L’ordinamento dell’esposizione procede per assonanze, contrasti, armonie e disarmonie. La decisione di non seguire un criterio cronologico deriva dal voler sottolineare la contemporaneità assoluta di ogni opera (tanto più in un tema come quello della guerra) ognuna scelta in modo da farne risuonare le motivazioni più profonde e poetiche, attraverso il confronto con altre opere portatrici di sensibilità differenti.

Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di artisti che hanno declinato le tematiche della guerra in modi diversi e financo opposti, dalla propaganda bellico-futurista di Marinetti a De Chirico che con “I gladiatori” (1922) rilegge la violenza della guerra mondiale con il filtro di una classicità depurata ed eterna. Picasso con l’opera in mostra “Jeux des pages” (1951) riflette sui disastri della guerra iniziata nel 1937 con “Guernica” che si conclude con le due grandi composizioni del 1952 intitolate “La Guerre” e “La Paix”.
 
Due tra i più grandi artisti del secondo Novecento, Lucio Fontana e Alberto Burri, esprimono con sensibilità diversissime la lacerazione che i danni del secondo conflitto hanno provocato (prima di tutto nelle coscienze) e si uniscono alla voce sonora e indignata di Renato Guttuso.

Un nucleo di grande suggestione della mostra è inoltre costituito dal “corpo a corpo” attraverso i secoli, di immagini guerresche come il vaso con scene di battaglia tra greci e troiani e il frammento marmoreo con un legionario romano, “Il Portabandiera” di Rubens e “L’addio di Ettore e Andromaca” di De Chirico, fino al guerriero postmoderno per eccellenza, il maestro Joda di Guerre Stellari.

I tre grandi temi che hanno ispirato la scelta degli artisti si intersecano ad ogni piano per rendere più fitta la trama della mostra. Ai teatri di guerra fanno riferimento, tra gli altri, Christo, William Kentridge (che si ricollega a De Chirico), Jake & Dinos Chapman con il loro minuzioso catalogo degli orrori, Gilbert&George reporter dei conflitti urbani, Alfredo Jaar e Robert Capa.
 
Running fence, Christo
 
Per gli esercizi di libertà invece, si trovano le opere di Mimmo Paladino, Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò.
 
DALL'ARTE ALLA FILOSOFIA
Nel tempo grandi pensatori ci hanno ricordato che il conflitto è connaturato all'essere umano, come Kant che giudica lo stato di guerra e non quello di pace lo stato naturale tra gli uomini che vivono gli uni a fianco degli altri, oppure Hegel che ricorda come persino gli eterni Dei del politeismo non vivono in pace perpetua.
 
Ancora all'inizio del Novecento i futuristi inneggiavano alla guerra “igiene del mondo” e persino nell'ambiente rarefatto della famiglia Montale, la sorella del poeta poteva scrivere a un'amica che “a Eugenio Farà bene la vita militare, gioverà moralmente” perché era troppo sognatore, passivo, sulle nuvole, inadatto alla vita pratica.
 
Negli stessi anni Benedetto Croce, alla domanda “Si può abolire la guerra?” risponde che una qualche forma di guerra continuerà sempre, perché la guerra è insita alla vita e che semmai si trattava di provare a evitare nel secolo ventesimo e nei paesi di Europa, quella empirica guerra che si fa coi cannoni e con le navi corazzate, che costa miliardi quando non si fa e decine di miliardi quando si fa, da cui il vincitore stesso esce spossato e vinto. Come si sa, la speranza di Croce è stata disillusa, e il secolo ventesimo ha visto strumenti di guerra atroci, più dei cannoni e delle corazzate.
 
Dai mostri e dalle apocalissi delle guerre del Novecento è nato però il pacifismo, ben sintetizzato dalla Costituzione dell'UNESCO del 1945: Poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini, è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della Pace. Ma ben più potente del grido degli slogan e delle canzoni rintrona ancora oggi il rumore della violenza e della sopraffazione dell'uomo sull'uomo.

I testi e le opere esposte che colloquiano tra loro, ci ricordano che il dialogo, la gestione dei conflitti e delle tensioni e la dialettica fondata sulle ragioni di ognuno, non sono la pace, ma rappresentano l’unica vera alternativa alla guerra.
 
ARTISTI IN MOSTRA
Marina Abramovic, Marisa Albanese, Alighiero Boetti, Maria Pia Borgnini, Botto&Bruno, Alberto Burri, Davide Cantoni, Robert Capa, Jota Castro, Jake & Dinos Chapman, Christo, Alessandra Cianelli, Giorgio De Chirico, Jan Fabre, Lucio Fontana, Regina José Galindo, Gilbert&George, Eugenio Giliberti, Paolo Grassino, Renato Guttuso, Thomas Hirschhorn, Emilio Isgrò, Alfredo Jaar, Francesco Jodice, William Kentridge, Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Domenico Antonio Mancini, Filippo Tommaso Marinetti, Ana Mendieta, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Gian Marco Montesano, Shirin Neshat, Hermann Nitsch, Nam June Paik, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Perino&Vele, Pablo Picasso, Lamberto Pignotti, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Melita Rotondo, Michal Rovner, Pieter Paul Rubens, Pietro Ruffo, Salvo, Mario Schifano, Andres Serrano, Wael Shawky, Shozo Shimamoto, Studio Azzurro, Tato, Eugenio Tibaldi, Vedovamazzei, Kara Walker, Andy Warhol, Lawrence Weiner.
Altre informazioni utili: 
La mostra si inaugura il 5 ottobre alle ore 18

Vantaggio per i Soci

Biglietto ridotto per i soci del Touring Club Italiano