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Napoli: Piazza del Mercato e chiesa del Carmine

Dove

Indirizzo evento: 
Piazza Mercato, Napoli NA
Piazza del Mercato e chiesa del Carmine

Quando

Sabato 28 Aprile 2018
dalle ore 10 alle ore 13

Ritrovo

Come arrivare: 

- ore 10.00 – Ritrovo dei partecipanti (con mezzi propri) davanti la chiesa del Carmine - Piazza Mercato - Napoli 

Ora di ritrovo: 
ore 10

Contatti

Organizzatore: 
Tci Club di Territorio di Napoli
Indirizzo mail: 
napoli@volontaritouring.it
Recapito di emergenza: 
335.6490584 (Adriana Oliva)
Console accompagnatore: 
Adriana Oliva, console del Touring
Presenza guida: 
Guida dell'evento: 
a cura dei tre scrittori Marco Perillo, Agnese Palumbo, Martin Rua, con la partecipazione di Felicia Paragliola, guida turistica abilitata della Regione Campania.

Piazza del Mercato è una delle maggiori piazze storiche di Napoli, teatro dei più importanti avvenimenti della storia di Napoli. Tra essi le esecuzioni capitali di Corradino di Svevia (1268) e dei Martiri della Repubblica Napoletana del 1799. Poco distante si erge la Chiesa del Carmine, situata nell'omonima piazza, che un tempo formava un tutt'uno con la piazza del Mercato, prima della costruzione del mostruoso Palazzo Ottieri.
La Basilica del Carmine è una delle chiese principali di Napoli per interesse storico e artistico e una delle più amate dai Napoletani per la devozione alla Madonna Bruna.
Piazza del Mercato (già Foro Magno) è una delle maggiori piazze storiche di Piazza del Mercato (già Foro Magno) è una delle maggiori piazze storiche di Napoli, teatro dei più importanti avvenimenti della storia napoletana. In origine era uno spiazzo irregolare esterno al perimetro urbano, chiamato Campo del moricino (o muricino) "perché «attaccato» a mura divisorie della cinta muraria cittadina".
Gli Angioini ne fecero un grande centro commerciale cittadino: infatti nel 1270, sotto Carlo I d'Angiò, la sede mercatale della città fu spostata da piazza San Lorenzo (attuale piazza San Gaetano) in una zona extra-moenia, appunto il campo del moricino.
Dal 29 ottobre 1268 all'11 settembre 1800 si svolsero a piazza Mercato varie esecuzioni capitali: il primo giustiziato fu Corradino di Svevia, l'ultima fu Luigia Sanfelice, tra i protagonisti della Repubblica napoletana del 1799.
Nel 1781, dopo un incendio che distrusse le botteghe in legno della piazza, Ferdinando IV dette incarico all'architetto Francesco Sicuro di realizzare nella piazza un'esedra in muratura, che lambisse il perimetro della piazza e desse alle attività commerciali una degna sistemazione. Lo stesso architetto realizzò anche la chiesa di Santa Croce e Purgatorio, unendo in un solo edificio le due preesistenti cappelle, e tre fontane: due fontane-obelischi e la fontana dei Leoni, che dagli anni trenta del secolo scorso è visibile nei giardini del Molosiglio. In piazza vi erano altre due fontane. Una era la fontana dei Delfini, acquistata nel 1812 dal comune di Cerreto Sannita, nella cui piazza principale è oggi ospitata, e l'altra detta "Fontana maggiore", progettata da Cosimo Fanzago nel 1653 e restaurata da Francesco Sicuro nel 1788, oggi non più esistente.
I bombardamenti della seconda guerra mondiale, prima, e la realizzazione dell'enorme e mostruoso Palazzo Ottieri, poi, contribuirono ad aumentare un degrado socio-culturale che per decenni è apparso inarrestabile. Nel dicembre del 2006 è stato costituito il consorzio "Antiche Botteghe Tessili" con lo scopo di organizzare la partecipazione degli operatori economici alle iniziative di riqualificazione e valorizzazione della piazza. La riappropriazione del territorio da parte delle istituzioni e i finanziamenti destinati alla riqualificazione dell'area negli ultimi anni hanno riacceso le speranze di ridare fascino e valore turistico a un luogo che è da considerare tra i più importanti della città per valore storico ed artistico.
Basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore 
Situata nell'omonima piazza, che un tempo formava un tutt'uno con la piazza del Mercato, è una delle chiese principali di Napoli per interesse storico e artistico ed è anche una delle più amate dai Napoletani per la devozione alla Madonna Bruna. Costruita in stile gotico, conserva impronte dell'originario stile solo nel chiostro, mentre oggi è un esempio unico del Barocco napoletano. Si tramanda che alcuni monaci per sfuggire alla persecuzione dei saraceni in Palestina, arrivarono a Napoli portando con sé un’immagine della Madonna Bruna,da essi venerata sul Monte Carmelo, e si insediarono in una piccola cappella, detta "la grotticella", dedicata a San Nicola. La costruzione della basilica vera e propria risale alla seconda metà del 1200, grazie ai contributi di Robertò d’Angiò, che donò anche il terreno. A partire dal 1301 la chiesa fu ricostruita soprattutto per le elargizioni di Elisabetta di Baviera, madre dell'infelice Corradino di Svevia, la quale volle così ricompensare i Carmelitani per aver custodito le spoglie del figlio dopo la sua decapitazione.
La Madonna Bruna. L'icona, attribuita all'apostolo Luca ma probabilmente opera di scuola toscana del XIII secolo, è molto amata e chiamata dai napoletani "Mamma Schiavona" o "Mammad’o Carmene". L'immagine era inizialmente posta in un luogo detto "la grotticella", poi, nel 1500, dopo una serie di guarigioni miracolose, fu spostata sull'altare maggiore e collocata in un tabernacolo di marmo, opera dei fratelli Malvito. Dopo questi eventi miracolosi, Federico d'Aragona, che reggeva la città di Napoli, ordinò che per il 24 giugno, giorno di mercoledì, tutti i malati del regno si portassero al Carmine per implorare la sospirata salute. Da allora si scelse il mercoledì come giorno da dedicare alla Madonna Bruna, e ancora oggi, dopo 500 anni, numerosi fedeli da ogni parte vengono il mercoledì in pellegrinaggio.
Il miracolo del crocifisso. Quest'avvenimento prodigioso si verificò il 17 ottobre 1439, quando l’artiglieria dell'infante Pietro di Aragona distrusse l’abside, colpendo anche il tabernacolo nel quale era conservato un crocifisso del Trecento, che fu ritrovato ancora intatto, con la testa reclinata verso la spalla destra (la palla della bombarda ancora oggi viene conservata nella cripta della chiesa). L'avvenimento indusse i fedeli a pensare al miracolo, come se il Cristo volesse schivare il colpo.
Quando nel 1442 Alfonso di Aragona entrò trionfalmente in città, il suo primo pensiero fu di recarsi alla Chiesa del Carmine per venerare il crocifisso: per riparare l'atto insano del defunto fratello, fece costruire un sontuoso tabernacolo, che accolse il miracoloso crocifisso il 26 dicembre del 1459. Da allora, il crocifisso viene svelato il 26 dicembre di ogni anno e resta visibile ai fedeli per otto giorni, fino al 2 gennaio.
La Chiesa del Carmine è associata a due importanti fatti storici. Il primo riguarda la decapitazione di Corradino di Svevia avvenuta nel 1268 nella vicina piazza del Mercato, l'altro riguarda Masaniello, la cui rivolta finì tragicamente nel convento con il suo assassinio nel 1647.
La facciata attuale risale al 1766 quando, su progettazione di Giovanni del Gaizo, si provvide a restaurare e a riparare gli innumerevoli danni subiti dalla basilica nel corso dei secoli sia per calamità naturali che per conflitti a fuoco. Accanto alla facciata si erge il campanile che con i suoi 75 metri risulta essere il campanile più alto di Napoli. La chiesa è preceduta da un ampio atrio, sotto il cui pavimento furono sepolti molti dei martiri della Repubblica napoletana del 1799, giustiziati nell'attigua piazza Mercato. L'interno, ricco di marmi policromi, è caratterizzato da un'ampia navata fiancheggiata da cappelle intercomunicanti e chiuse da balaustre e cancelli in ferro battuto con ornatidiottoneed in fondosiapre l’abside con la Cappella della Madonna Bruna.
Il seicentesco soffitto ligneo a cassettoni, distrutto nella seconda guerra mondiale, è stato sostituito con un soffitto simile, al centro del quale si trova una statua in legno raffigurante la Vergine del Carmine opera di Mario Corajola del 1955. Su ciascun lato sono presenti sei cappelle, realizzate con doppi pilastri corinzi e chiuse da una balaustra a traforo di marmi lavorati con cancelli di ferro battuto ornati in ottone, nelle quali si possono ammirare, tra le altre, opere di Mattia Preti, Luca Giordano, Francesco Solimena, Francesco De Mura. L'abside risplende per ricchezza e preziosità di marmi lavorati a commesso, opera di Cosimo Fanzago del 1760. Alle pareti si aprono quattro nicchie contenenti quattro anfore di alabastro ornate da festoni in bronzo dorato. L'altare maggiore 
presenta una grande varietà di marmi pregiati e pietre preziose, quali agate, onici, lapislazzuli, madreperla, ametiste e altri marmi preziosi. Dietro l'altare maggiore si apre l'arco che rende visibile dalla chiesa la cappella e l'icona della Madonna Bruna.
La volta conserva gli avanzi dell'architettura gotica. Gli affreschi dei due cappelloni laterali sono opera di Francesco Solimena. 

Altre informazioni utili: 

Programma di massima 
- 10.00 – Ritrovo dei partecipanti (con mezzi propri) davanti la chiesa del Carmine - Piazza Mercato - Napoli 
É necessaria la prenotazione presso il Club di Territorio di Napoli inviando una email a: 
napoli@volontaritouring.it 
Prenotazioni dal 1° marzo 2018. 
- Trasporti: mezzi propri 
- Volontario Tci Accompagnatore: Adriana Oliva, console del Touring 
- Guida: a cura dei tre scrittori Marco Perillo, Agnese Palumbo, Martin Rua, con la partecipazione di Felicia Paragliola, guida turistica abilitata della Regione Campania.
- Numero partecipanti: 40 / 60 persone 
- Quote: Il costo della partecipazione è di 8 euro per i soci e di 10 euro per i non soci, da corrispondere al momento della visita. 
I soci e gli amici del Touring Club Italiano regolarmente iscritti alla manifestazione sono coperti da apposita polizza assicurativa per la 
responsabilità civile.
Il Volontario Touring accompagnatore ha la facoltà di variare l’itinerario.
La manifestazione si effettua anche in caso di pioggia.
Il Club di Territorio di Napoli del Touring Club Italiano si riserva il diritto di accettare o meno la prenotazione.
Manifestazione organizzata per i soci e gli amici del Tci e soggetta al regolamento della Commissione regionale consoli della Campania.
Sono ammessi i non soci perché possano constatare la qualità e l'interesse delle nostre manifestazioni, e quindi associarsi.

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