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Modena: mostra “Meravigliose Avventure. Racconti di viaggiatori del passato”

Dove

Indirizzo evento: 
Galleria Estense, largo Porta Sant'Agostino 337, Modena

Quando

Da Venerdì 21 Settembre 2018 a Domenica 6 Gennaio 2019
Lunedì chiuso. Dal martedì al sabato 8.30-19.30. Domenica 14-19.30. Prima domenica del mese ingresso gratuito 8.30-19.30. Gli orari sono suscettibili di cambiamenti. Controllare il sito web del museo per informazioni puntuali

Contatti

Telefono di riferimento: 
059 4395711
“Meravigliose Avventure. Racconti di viaggiatori del passato” è un interessante mostra che presenta un’ampia selezione di testi illustrati, appartenenti al vasto patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria, che comprende anche quadri, sculture, arti decorative e materiale etnografico, provenienti da istituzioni come il Museo antropologico universitario di Firenze e i Musei civici di Modena. Questo ricco patrimonio testimonia le esperienze di viaggio vissute da esploratori, mercanti e pellegrini tra il 1400 e il 1800.

Questi primi modelli di “guide turistiche”, ovvero relazioni annuali dei missionari e i libri pubblicati da mercanti, religiosi, ambasciatori, studiosi e curiosi al ritorno dai loro viaggi, rappresentarono testimonianze per la conoscenza di popoli e mondi ancora poco noti in Occidente.
 

Da queste testimonianze, si capisce come a colpire il viaggiatore non siano soltanto la vita quotidiana, i costumi, i monumenti e le corti opulente dei sovrani orientali, ma anche le caratteristiche naturali dei paesi visitati e la loro cultura. Numerose sono infatti le opere che danno importanza alla descrizione dei riti religiosi e alla lingua, come nel caso degli idiomi dell’America meridionale.
 
LE SEI SEZIONI DELLA MOSTRA
Si apre con la parte dedicata ai pellegrinaggi in Terrasanta, documentati dal IV secolo, ma le cui relazioni sono rimaste approssimative, fino all’affermarsi della potenza marittima di Venezia, che con un collegamento navale tra la città e la Palestina, provoca un aumento di pellegrini e di conseguenza del numero di testimonianze.
 
Contemporaneamente incomincia a presentarsi una nuova attenzione per tutto quello che è sconosciuto. Nei racconti si fondono realtà e fantasia, trasformando uno scarno resoconto di viaggio in un passatempo letterario.
 

 
Il percorso prosegue nel Vicino Oriente con la seconda sezione della mostra. A partire dalla seconda metà del XV secolo gli scambi culturali ed economici tra paesi europei ed Impero Ottomano diventano più intensi. Mentre pittori e incisori italiani sno chiamati a corte dal sultano Maometto II per realizzare ritratti e opere d’arte, mercanti e ambasciatori frequentano Costantinopoli con lo scopo di instaurare nuovi rapporti economici e diplomatici.
 
Le informazioni che questi viaggiatori forniscono attraverso libri di viaggio spesso illustrati circolano rapidamente in Europa e diventano fonti documentarie importanti, facendo anche scoprire capolavori archeologici come Palmira o il castello di Aleppo.
 

 
Sono invece meno frequenti i racconti sul continente Africano, che si trovano nella terza sezione della mostra. A differenza delle regioni settentrionali ed occidentali esplorate dai portoghesi, le aree interne dell’Africa nel XVI secolo sono sconosciute. L’Etiopia continua ad essere ritenuta la sede più probabile del favoloso Prete Gianni, il sovrano cristiano al quale sono tributari ben settantadue re, fino a quando la letteratura di viaggio non ne ridimensiona il significato.
 
Con sempre più frequenti ambascerie alla corte etiope, la regione comincia ad acquistare tratti più precisi e realistici. Anche in questo caso, molte delle informazioni vennero diffuse dai gesuiti attraverso le lettere annue inviate a Roma e le varie opere sulla storia e la cultura etiope che furono pubblicate soprattutto nel Seicento.

Tra le testimonianze di evangelizzazione più interessanti emerge per la sua completezza la “Historia Aethiopica” di Hiob Ludolf.
 

 
Si passa all’Estremo Oriente nella quarta sezione della mostra.
I primi a spingersi in quelle terre lontane sono i missionari francescani che tentano di diffondervi il cristianesimo. In questo contesto spicca la figura di Matteo Ricci, il cui ritratto è riportato nella “Descrizione della Cina” (Description geographique historique, chronologique, politique, et physique de l'empire de la Chine et de la Tartarie chinoise), a fianco di Adam Schaal e Ferdinand Verbiest, sempre missionari francescani.
 
Il successo della missione inaugura una lunga stagione di scambi scientifici, documentata da testi con immagini di strumenti di misurazione matematica.
 

 
A interessare profondamente i viaggiatori e gli studiosi è anche l’antica civiltà dell’India, come documenta l’opera di Athanasius Kircher che pubblica una descrizione dell’alfabeto sanscrito. Anche la medicina orientale suscita molto interesse. Le potenzialità curative di molte piante indiane sono descritte nel “Hortus Indicum Malabaricus” arricchito da bellissime incisioni.
 

 
Si passa alla quinta parte dedicata alle Americhe, che si apre con una rarissima prima edizione della lettera che Colombo scrisse ai reali di Spagna annunciando la scoperta del nuovo continente. È una delle opere più preziose della collezione, di fondamentale importanza per capire le attitudini degli Europei verso il nuovo Mondo. Colombo è al tempo stesso affascinato dalla bellezza dei luoghi e dalle miti popolazioni che incontra, ma al tempo stesso lascia intuire le depredazioni che devasteranno queste terre.
 
Notizie straordinarie su questo mondo sconosciuto aumentano sempre più, con relazioni di vari esploratori e, nel corso del Cinquecento, anche nelle carte geografiche trovarono spazio le terre dei cannibali, identificate con il Brasile.

Soprattutto Hans Staden, fatto prigioniero dalla popolazione brasiliana dei Tupinambà e Jean de Lery, forniscono dettagliate descrizioni di vita e costumi di questo gruppo etnico. Gli ornamenti di questi popoli, iniziano così ad attirare i collezionisti occidentali, come il milanese Manfredo Settala che possedeva il mantello di piume del re Tupinamba, oppure i bracciali e le cuffie Murrucu.
 

 
Il percorso espositivo mette in evidenza anche l’avventura di Maria Sybilla Merian, in un’epoca in cui i viaggi scientifici sono ancora sconosciuti ed ancor di più se condotti da donne.
Priva di finanziamenti Merian parte per il Suriname allo scopo di studiare l’origine e la riproduzione degli insetti. Nel 1701 fa ritorno con una consistente serie di disegni e schizzi realizzati su pergamena che pubblica quattro anni dopo, “Le metamorfosi degli insetti del Suriname”.

La mostra si conclude con una sezione di opere d’arte che rispecchiano lo scambio tra culture, tecniche e materiali che i viaggi e le esplorazioni hanno creato. È il caso delle nature morte con oggetti esotici come simbolo del lusso e della cultura dei proprietari, come nel caso della “Natura morta con violino, frutta e bicchieri” di Cristoforo Munari, con vasellame cinese e un bucchero del Messico. Alcuni dei lavori esposti presentano inoltre elementi ibridi come gli avori devozionali trasportati da oriente in occidente, raffiguranti San Giovanni Battista o la Madonna.
 

 
L’esposizione è curata da Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi e Annalisa Battini