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Milano: mostra “Leonor Antunes. The last days in Galliate”

Dove

Indirizzo evento: 
Pirelli HangarBicocca, via Chiese 2, Milano

Quando

Da Venerdì 14 Settembre 2018 a Domenica 13 Gennaio 2019
Da giovedì a domenica 10 - 22

Contatti

Telefono di riferimento: 
02 6611 1573
Indirizzo mail: 
info@hangarbicocca.org
Pirelli HangarBicocca presenta la mostra “The last days in Galliate”, la prima grande mostra personale in Italia di Leonor Antunes (Lisbona, 1972), in uno spazio espositivo ripensato radicalmente come un unico ambiente scultoreo, dove opere e luce si integrano.
 
Leonor Antunes reinterpreta attraverso le sue sculture la storia dell’arte, del design e dell’architettura del ventesimo secolo, in particolare la tradizione del Modernismo nelle sue istanze più radicali e di sperimentazione.

Oggi è tra gli artisti più interessanti del panorama contemporaneo, con mostre personali nelle maggiori istituzioni internazionali come Whitechapel Gallery di Londra, New Museum a New York, Kunsthalle Basel a Basilea e molte altre.
 
Leonor Antunes, Veduta della mostra, “Leonor Antunes: I Stand Like A Mirror Before You”, New Museum, New York, 2015 Courtesy New Museum, New York. Foto: Maris Hutchinson

Ispirandosi al lavoro di artisti, architetti e designer, Antunes conduce un’attenta ricerca sui loro progetti, ne studia le proporzioni e misure per selezionare alcuni dettagli e frammenti, da trasformare in nuove forme ed eleganti opere d’arte. Attraverso questo processo di indagine l’artista si interroga sul contesto storico, sul significato degli oggetti di uso quotidiano e sul ruolo sociale dell’arte e del design come mezzi di emancipazione e di miglioramento della qualità della vita.

Create sul modello di elementi esistenti, le sculture di Leonor Antunes si caricano di storie e di memoria, diventano emblemi del tempo e di uno specifico contesto culturale, eludendo qualsiasi intento nostalgico a loro connesso. Ogni progetto espositivo dell’artista dà vita così a una complessa e stratificata narrazione visiva in cui è fondamentale la relazione con il luogo in cui prende forma e con lo spazio in cui le opere vengono esposte.
 
MATERIALI
Antunes per la creazione delle sue sculture predilige materiali naturali e organici su cui restano visibili le tracce dello scorrere del tempo, tra cui corda, legno, cuoio, ottone, gomma e sughero.
 
Si avvale di tecniche di lavorazione artigianali e vernacolari, come alcuni metodi di intreccio utilizzati da tribù indigene in Sud America, il vetro soffiato a Murano, la trama delle reti dei pescatori della sua terra d’origine (il Portogallo), così come competenze specifiche di sellai, falegnami o fabbri il cui lavoro si svolge ancora completamente a mano e in netta contrapposizione alla produzione di massa, in un tentativo di preservare e tramandare saperi e conoscenze tradizionali.
 
A CHI SI ISPIRA
Tra i nomi ricorrenti nel suo panorama di riferimento figurano soprattutto personalità femminili il cui lavoro per anni è rimasto parzialmente in ombra, come Anni Albers (1899-1994), designer di origine tedesca costretta a fuggire negli Stati Uniti dopo la chiusura della scuola del Bauhaus. Oggi è considerata tra le figure più rilevanti del Novecento per la sua ricerca d’avanguardia nell’arte grafica e tessile.

Altro esempio è l’architetta di origini italiane ma legata al movimento modernista brasiliano Lina Bo Bardi (1914-1992) che ha progettato alcuni dei musei più importanti dell’America Latina, come il MASP di San Paolo. Anche la cubana Clara Porset (1895-1981) è di ispirazione, allieva dell’artista Josef Albers (1888-1976) ed esule in Messico, ha intrapreso un’approfondita ricerca sul folklore locale, sostenendo la necessità di integrare il design contemporaneo con forme e materiali tradizionali dell’artigianato.
 
Leonor Antunes, porta, 2011 Veduta dell’installazione, Fundação de Serralves, Porto, 2011 Courtesy dell’artista e Air de Paris, Parigi. Foto: Teresa Santos & Pedro Tropa © Fundação de Serralves
 
LA MOSTRA
L’esposizione nel HangarBicocca è concepita come una complessa installazione sitespecific che invade i 1.400 mq dello spazio dello Shed. Le opere, di cui molte create ex novo, entrano in dialogo con gli elementi strutturali e con la luce naturale per confluire in un’unica narrazione.

Lo Shed viene trasformato da un intervento che ricopre il pavimento con un intarsio in linoleum, ispirato a un disegno di Anni Albers e che nella cromia si rifà all’iconico pavimento dell’architetto e designer Gio Ponti (1891-1979), realizzato nel 1960 per il Grattacielo Pirelli a Milano.
 
LA LUCE
Anche la luce viene utilizzata come elemento scultoreo e di scansione temporale. L’apertura eccezionale di otto lucernari sul soffitto dello spazio espositivo porta luce naturale zenitale all’interno dell’ambiente, mentre quella artificiale, affidata a una serie di lampade-sculture in ottone, genera un'atmosfera intima e di dimensione domestica.
 
Leonor Antunes, Veduta della mostra, “the frisson of the togetherness”, Whitechapel Gallery, Londra, 2017 Courtesy dell’artista e Whitechapel Gallery, Londra. Foto: Nick Ash
 
Milano e la sua ricca tradizione modernista, in particolare il lavoro degli architetti Franca Helg (1920-1989) e Franco Albini (1905-1977), diventano fonte di grande ispirazione per l’artista che intreccia tali storie al retaggio culturale di aziende come Pirelli o Olivetti e ai loro progetti  innovativi, realizzati a partire dagli anni cinquanta insieme a creativi d’avanguadia. Per la mostra, Antunes approfondisce la collaborazione che ha avuto luogo negli anni cinquanta e sessanta tra lo Studio Albini-Helg e la casa manifatturiera Vittorio Bonacina, azienda storica della Brianza, attiva nella produzione di mobili ed elementi di arredo in giunco e midollino.

In particolare, l’interesse per l’attività di Franca Helg si esplicita in una serie di nuove opere, partendo da dettagli e forme di alcuni mobili ideati dalla designer per Bonacina, ma estrapolandoli dal contesto e privandoli totalmente della funzionalità originale, Antunes presenta sculture sospese realizzate in manila (materiale affine al giunco).
 

Leonor Antunes, Veduta della mostra, “discrepancias con C.P.”, Museo Tamayo, Città del Messico, 2018 Courtesy dell’artista Museo Tamayo e kurimanzutto, Città del Messico. Foto: Nick Ash
 
IL SIGNIFICATO DEL TITOLO
Proprio il titolo della mostra rimanda alla ricerca dell’artista su Franca Helg, a cui si allude attraverso il nome della località affacciata sul lago di Varese e le Prealpi, Galliate, in cui Helg ha progettato e costruito la casa di famiglia per i genitori in cui ha poi vissuto i suoi ultimi anni.

Ma il titolo si riferisce anche a un’altra personalità d’avanguardia, la designer Clara Porset che ha trascorso l’ultimo periodo della sua vita nel quartiere chimalistac di Città del Messico, da cui il titolo della mostra di Antunes del 2013 alla Kunsthalle di Basilea, “the last days in chimalistac”. Il lavoro di Porset viene inoltre omaggiato nelle sculture in legno e corda poste direttamente sul pavimento nello spazio espositivo.

Ulteriori opere che concorrono a concretizzare la narrazione concepita per la mostra sono una serie di sculture appese e modulari realizzate in ottone verniciato in nero, verde, ocra, bianco e oro che introducono il percorso espositivo, ispirate a un piccolo rilievo del 1954 “Climbing Form” dell’artista britannica Mary Martin (1907-1967).

IMPORTANTI ESPOSIZIONI
Leonor Antunes (Lisbona 1972) vive e lavora a Berlino. Il suo lavoro è stato esposto in numerose istituzioni internazionali e le sue opere sono inoltre state presentate all’interno di importanti rassegne collettive, quali la 57° Biennale di Venezia (2017), la 12° Biennale di Sharjah (2015), la 8° Biennale di Berlino (2014) e la 3° Biennale di Singapore (2011).
 
Leonor Antunes, a secluded and pleasant land, in this land I wish to dwell, 2015 (particolare) Veduta dell’installazione, 8° Biennale di Berlino, 2015 Courtesy dell’artista e 8a Biennale di Berlino. Foto: Nick Ash

Mostra a cura di Roberta Tenconi