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Milano: mostra “Igloos”

Dove

Indirizzo evento: 
Pirelli HangarBicocca, via Chiese 2, Milano

Quando

Da Giovedì 25 Ottobre 2018 a Domenica 24 Febbraio 2019
Da giovedì a domenica 10 - 22

Contatti

Telefono di riferimento: 
02 66111573
Indirizzo mail: 
info@hangarbicocca.org
Pirelli HangarBicocca presenta la mostra “Igloos” dedicata a Mario Merz (1925 - 2003), uno degli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, con le sue opere più iconiche, gli igloo, realizzati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa.
 
Il progetto espositivo si espande nei 5.500 mq delle Navate e del Cubo di HangarBicocca e pone il visitatore al centro di oltre 30 opere a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo.

A cinquant’anni dalla creazione del primo igloo, l’esposizione propone una full immersion tra opere raccolte ed esposte insieme per la prima volta in Italia, provenienti da numerose collezioni private e museali internazionali come il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, la Tate Modern di Londra, l’Hamburger Bahnhof di Berlino e il Van Abbemuseum di Eindhoven.

La mostra è stata allestita prendendo spunto dall’esposizione personale di Mario Merz del 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove sono state presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento, al fine di creare un villaggio all’interno dello spazio espositivo. Questa esperienza può così essere rivissuta nell’esposizione in Pirelli.
 

Il progetto di Milano mette in luce come l’artista abbia continuato a sviluppare con coerenza e visionarietà l’immaginario dell’igloo.

Si apre con "La Goccia d’Acqua" (1987), il più grande igloo mai realizzato per uno spazio interno, di dodici metri di diametro, presentato in occasione della mostra al CAPC musée d'art contemporain de Bordeaux.

Nello spazio delle Navate il percorso espositivo si sviluppa in nuclei che seguono un ordine cronologico.
 
ALCUNI ESEMPI
Igloo concepiti negli anni ‘60: "Igloo di Giap" 1968 e "Acqua scivola" 1969.
Quelli degli anni ‘70: tra gli altri, "Igloo di Marisa" 1972 e "If the hoar frost grip thy tent Thou wilt give thanks when night is spent" (Ezra Pound) 1978.
Le evoluzioni degli anni ’80: periodo in cui divengono più complessi, come "Igloo del Palacio de las Alhajas" 1982 e "Chiaro Oscuro" 1983.
Rappresentativo degli anni ’90: “Senza titolo” (1999).
 
 
LO STILE
Attraverso questo gruppo di opere la mostra rivela gli aspetti e i temi più innovativi di Merz inserendo la sua ricerca all’interno del panorama artistico internazionale e contemporaneo degli ultimi cinquant’anni, come l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’impiego poetico ed evocativo della parola scritta e il dialogo con lo spazio circostante e la sua architettura.

La pratica di Merz si sviluppa a Torino fin dagli anni ’50 e diviene una figura chiave dell’Arte Povera, tra i primi ad utilizzare l’installazione, superando la bidimensionalità del quadro, inserendo tubi al neon nelle sue tele e in oggetti quotidiani come ombrelli e bicchieri.

Attraverso il suo lavoro indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana, utilizzando elementi provenienti dall’ambito scientifico-matematico, come la spirale e la sequenza numerica di Fibonacci, introducendo a partire dal 1968 quello che rimane uno dei motivi ricorrenti e più rappresentativi della sua pratica per oltre trent’anni: l’igloo.
 

Queste opere, riconducibili visivamente alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo, metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività.

Queste nordiche abitazioni sono caratterizzate da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune come argilla, vetro, pietre, iuta e acciaio, spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile, arricchiti dall’uso di elementi e scritte al neon.
 
L’igloo è una casa, una casa provvisoria. Siccome io considero che in fondo oggi noi viviamo in un’epoca molto provvisoria, il senso del provvisorio per me ha coinciso con questo nome: igloo” afferma Merz.
 
 
BIOGRAFIA
Mario Merz nasce a Milano nel 1925. Figlio di un’insegnante di musica e di un ingegnere, nel corso dell'infanzia si trasferisce a Torino e si iscrive alla Facoltà di Medicina, che presto abbandona per aderire al gruppo antifascista Giustizia e Libertà, nel quale militerà fino all’arresto e all’incarcerazione nel 1945.

Durante la prigionia realizza disegni e ritratti dei suoi compagni, usando un tratto grafico continuo. Si forma artisticamente da autodidatta, studiando arte e letteratura, dedicandosi totalmente al disegno e a partire dagli anni ‘50, alla pittura ad olio.

La prima mostra personale risale al 1954 presso la Galleria La Bussola a Torino, dove l’artista presenta una serie di dipinti caratterizzati da uno stile che si avvicina all’informale e all’espressionismo astratto, con un’attenta elaborazione di forme naturali e organiche.

Gli anni ’60 vedono Mario Merz allontanarsi dalla pittura e sperimentare nuove forme d’arte che superano la tradizionale bidimensionalità del quadro e abbiano una maggiore presenza ed energia nello spazio.

Dal 1966 l'artista presenta opere composte da tele non dipinte e oggetti di uso comune. Nel 1968 appare per la prima volta il motivo dell’igloo. Nei primi anni 2000 Merz prende parte a numerose retrospettive dedicate al movimento dell’Arte Povera.

Il 9 novembre 2003 Mario Merz muore nella sua casa di Milano.
 
 
Mostra a cura di Vicente Todolí