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Milano: mostra “Capitani coraggiosi. L’avventura umana della scoperta (1906 - 1990)”

Dove

Indirizzo evento: 
MUDEC – Museo delle Culture, via Tortona 56, Milano

Quando

Da Venerdì 28 Settembre 2018 a Domenica 10 Febbraio 2019
Lunedì 14,30 ‐ 19,30. Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9,30 ‐ 19,30. Giovedì e Sabato 9,30 ‐ 22,30

Contatti

Telefono di riferimento: 
02/88.46.37.24
Indirizzo mail: 
c.museoculture@comune.milano.it
La mostra “Capitani coraggiosi” al MUDEC di Milano, è stata scelta per celebrare il Novecento Italiano ed aderire così al palinsesto artistico-culturale che il Comune di Milano dedica a questo momento storico-artistico.
 
La mostra fa parte del progetto “Geografie del Futuro”, in cui il MUDEC di Milano cerca di capire quali tipi di “geografie” definiscono i confini della nostra conoscenza del mondo nel futuro. Tre le mostre a tema:
- “Capitani coraggiosi. L’avventura umana della scoperta (1906 - 1990)”
 
“Capitani coraggiosi” in particolare indaga le frontiere dell’esplorazione novecentesca fino a oggi, toccando le vette, lo spazio, gli abissi e la terra più profonda, ovvero gli ultimi confini geografici indagati dagli esploratori professionisti dai primi decenni del ‘900 a oggi, quando la mappatura delle terre emerse è ormai completata dai pionieri ottocenteschi.

Esaurite infatti le esplorazioni dei continenti emersi, le sfide rimaste sono gli abissi, le vette, le grotte ma soprattutto i cieli e lo spazio, ma anche la conquista dei Poli ha uno spazio importante.
 
Attraverso la collezione permanente del Museo delle Culture, tra fotografie, filmati e cimeli di famose spedizioni, il pubblico partecipa alla trasformazione del concetto di ‘esplorazione’ nell’ultimo secolo, con un focus sulle conquiste maturate in Lombardia e con aperture a quello che è il futuro dell’esplorazione e dello studio della geografia nel mondo attuale.
 
LA COLLEZIONE DEL MUDEC
Tra i musei più adatti ad ospitare una mostra sui confini della geografia, c'è il MUDEC, perché la sua collezione permanente è strettamente legata alla storia dell’esplorazione.
 
Il nucleo più antico del patrimonio artistico conservato nel museo (circa ottomila reperti tra opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali) è stato in gran parte raccolto da esplorazioni del XIX secolo, un’epoca in cui si moltiplicano le ricerche effettuate sul campo da scienziati, missionari e viaggiatori occasionali in partenza da Milano e dalla Lombardia. Gli oggetti, provenienti degli angoli più remoti della Terra, arrivano al Museo di Storia Naturale di Milano per poi passare nel 2015 al Museo delle Culture.
 
Si arriva quindi alla creazione della mostra sulle esplorazioni, che è divisa in cinque sezioni.
 
I “NOSTRI” ESPLORATORI
La prima sezione della mostra inizia subito con una vetrina introduttiva che accoglie i visitatori e spiega il perché di una mostra sull’esplorazione e la geografia al Museo delle Culture. In particolare si mettono in evidenza le imprese di Fabio Ala Ponzone, al seguito di Alessandro Malaspina alla ricerca del passaggio a Nord Ovest, e di Gaetano Osculati, scopritore delle fonti del fiume Napo in Amazzonia.
 
MISURARE E RAPPRESENTARE: LA MAPPA DEGLI ASTRONOMI DI BRERA E LE RAPPRESENTAZIONI DI MILANO OGGI
La seconda sezione della mostra è dedicata alle carte geografiche. L’intero corso del Novecento è stato dominato dalle carte prodotte dall’Istituto Geografico Militare, prima attraverso levate sul campo e poi con reinterpretazione delle foto aeree. Queste mappe sono rimaste un prodotto per specialisti, ma con l’arrivo di Google Earth, si ha il vero boom della cartografia per tutti.
 
Grazie all’applicazione chiunque è ora in grado di osservare la superficie terrestre sia sotto forma di mappa sia per mezzo di immagini satellitari.
 
Foto da Google Earth
 
L’ESPLORAZIONE DELL’ARIA: VETTE, CIELI E SPAZIO
In questa sezione si prende in considerazione l’esplorazione di altitudini elevate, attraverso l’alpinismo, l’aviazione e l’astronomia. Chi scala le montagne, spesso ricerca l’impresa alpinistica unita a fini di studio. Nel XX secolo si aggiunge un altro aspetto, quello del lustro dato al proprio Paese da chi compie l’impresa: un esempio è la conquista italiana del K2.

Ai primi del novecento ferveva anche la febbre del volo e Milano ha avuto un ruolo da protagonista per l’industria e la tecnologia aerea. Si ricorda la mitica impresa ad opera di Celestino Usuelli che nel 1906 attraversa per primo le Alpi a bordo di un pallone aerostatico, aprendo la pionieristica stagione del volo.
 

Per quanto riguarda la conquista dello spazio, Marte è un pianeta in cui l’apporto della scienza italiana e in particolare lombarda ha giocato un ruolo importante. La figura di spicco in questo caso è Giovanni Schiaparelli, divenuto famoso agli inizi del Novecento per aver osservato i celebri “canali” di Marte.
 
 
L’ESPLORAZIONE DEL SOTTOSUOLO: LE GROTTE
La quarta sezione della mostra è dedicata alle grotte. Nel 1897 viene fondato il Gruppo Grotte Milano ad opera di un gruppo di ingegneri e geologi formatosi in ambiente politecnico. Il territorio per le loro esplorazioni è il triangolo compreso tra i due rami del lago di Como ricchi di formazioni carsiche.

Del Gruppo Grotte facevano parte personaggi del calibro di Vittorio Bertarelli, già fondatore del Touring Club Italiano e all’epoca animatore indiscusso degli sportsmen milanesi.

Fino agli anni Sessanta l’attività del gruppo si può definire pionieristica, in anni più recenti invece sono state compiute imprese dal carattere più specialistico, come la giunzione dei due complessi carsici della Grigna e del Pian del Tivano con un percorso sotterraneo battuto di oltre 64 km.
 
GEOGRAFIE DEL FUTURO: ANTROPOLOGIA, ARTE E VISIONI
Quale futuro c’è per la Geografia? Nella sezione conclusiva della mostra si prova a formulare una serie di ipotesi sui futuri scenari che coinvolgono il concetto di geografia.
 
Una serie di interviste ad esperti di differenti settori, di fama internazionale, permette di indagare il futuro della disciplina sotto differenti punti di vista.
 

Comitato scientifico: Franco Farinelli, Anna Maria Montaldo, Carolina Orsini e Anna Antonini