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Firenze: mostra “Marina Abramović. The Cleaner”

Dove

Indirizzo evento: 
Palazzo Strozzi, Piazza degli Strozzi, Firenze

Quando

Da Venerdì 21 Settembre 2018 a Domenica 20 Gennaio 2019
Tutti i giorni 10 - 20 e giovedì 10 - 23

Contatti

Telefono di riferimento: 
055 2645155
Palazzo Strozzi di Firenze ospita una mostra  dedicata a Marina Abramović (Belgrado, 1946), una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione.

L’evento si pone come una rassegna che riunisce oltre 100 opere dell’artista, offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Sessanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance da parte di un gruppo di performer specificatamente selezionati.

Marina Abramović ha raccolto la sfida di utilizzare il palazzo rinascimentale come luogo espositivo unitario, unendo Piano Nobile, Strozzina e cortile, confrontandosi con un contesto unico e ricco di sollecitazioni.

Il titolo dell’esposizione "The Cleaner" fa riferimento a un particolare momento creativo ed esistenziale dell'artista, sulla propria vita dice “Come in una casa: tieni solo quello che ti serve e fai pulizia del passato, della memoria, del destino”.

La mostra è un’occasione per scoprire la complessità dei suoi lavori, che spaziano da azioni forti, violente e rischiose a scambi di energia gestuali e silenziosi, fino a veri e propri incontri con il pubblico che negli ultimi anni è diventato sempre più protagonista.
 
 
LA MOSTRA
L’esposizione, in cui per la prima volta è la voce dell’artista ad accompagnare i visitatori nell’audioguida, ripercorre le principali tappe della carriera dell’artista che esordisce giovanissima a Belgrado come pittrice figurativa e poi astratta.
 
Di questa produzione sono esposte opere inedite come l’Autoritratto del 1965 e i dipinti delle serie Truck Accident (1963) e Clouds (1965-1970) in cui si ripetono ossessivamente violenti incidenti di camion e nuvole quasi astratte, lasciando già intravedere la tensione di un’arte che va verso l’immaterialità e che pone il corpo umano come elemento centrale della sua ricerca.
 
PERFORMANCE
È negli anni Settanta che inizia il lavoro nella performance attraverso l’utilizzo diretto del proprio corpo, come testimoniato in mostra da opere come la serie Rhythm (1973-1974) e Thomas Lips (1975) in cui l’artista si espone a dure prove di resistenza fisica e psicologica, Art Must Be Beatiful/Artist Must Be Beatiful (1975), dove nuda, pettina i propri capelli fino a far sanguinare la cute, o The Freeing Series (Memory, Voice, Body, 1975), nella quale mette alla prova la capacità di resistenza individuale attraverso estenuanti azioni ripetitive di parole, suoni e gesti.

Nel 1975 conosce l’artista tedesco Ulay con cui nasce un rapporto sentimentale e professionale il cui simbolo è il furgone Citroën in cui i due hanno vissuto, viaggiando incessantemente in Europa per tre anni e che ora è esposto nel cortile di Palazzo Strozzi.
 

Insieme creano celebri performance di coppia come Imponderabilia (1977), dove il pubblico è costretto a passare attraverso i corpi nudi dei due artisti come fossero gli stipiti di una porta, e che viene interrotta dalla polizia, o azioni come Relation in Space (1976) e Light/Dark (1977) in cui sperimentano l’incontro/scontro tra energia femminile e maschile.

La fine della loro relazione sentimentale e professionale si celebra nel 1988 con la performance The Lovers (1988) dove i due artisti si incontrano per dirsi addio a metà della Grande Muraglia cinese, dopo aver percorso a piedi duemilacinquecento chilometri ciascuno, partendo lei dall’estremità orientale e lui da quella occidentale.

Negli anni Novanta il dramma della guerra in Bosnia ispira l’opera Balkan Baroque (1997) con cui Abramović vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1997, che diviene metafora contro tutte le guerre: all’interno di un buio scantinato l’artista pulisce una ad una mille ossa di bovino raschiando pezzi di carne e cartilagine mentre intona canzoni della tradizione popolare serba.

Col passare degli anni la sua arte performativa, effimera per definizione, si dilata nel tempo: dalle poche ore delle performance degli anni Settanta a The Artist is Present (2010), in cui al MoMA di New York, muta e immobile per più di 700 ore nell’arco di tre mesi, ha fissato 1675 persone che si sono avvicendate davanti a lei, sottolineando così il valore di una comunicazione energetica e spirituale tra artista e pubblico come elemento fondamentale del suo lavoro.
 

Infine, grazie alla rinnovata collaborazione di Palazzo Strozzi con l’Opera di Santa Maria del Fiore, due opere saranno eccezionalmente esposte al Museo dell'Opera del Duomo in dialogo con capolavori come la Pietà Bandini di Michelangelo. Si tratta di una fotografia della Pietà e del video The Kitchen V, Carrying the Milk. Nella prima Marina Abramović reinterpreta l’iconografia sacra della Pietà e nella seconda rende omaggio alla mistica santa Teresa d’Avila.
 
RE-PERFORMANCE E “ABRAMOVIĆ METHOD”
La mostra trova una sua caratteristica nelle re-performance che si alterneranno ogni giorno all’interno dell’esposizione, rendendo Palazzo Strozzi mutevole e in costante trasformazione, con Imponderabilia, Cleaning the Mirror e Luminosity negli spazi del Piano Nobile e con The Freeing Series (Memory, Voice, Body) nella Strozzina. Questo avviene per mantenere vive le sue opere, che altrimenti sono solo documentazione d’archivio.
 

Attraverso il Marina Abramović Institute for the Preservation of Performance Art (fondato nel 2010) e con il cosiddetto “Abramović Method”, sviluppato nel corso della sua carriera come pratica fisica e mentale per realizzare una performance, l’artista ha inoltre posto le basi per oltrepassare il carattere effimero delle sue opere e reinventare l’idea stessa di performance nel XXI secolo.

Palazzo Strozzi conferma la sua vocazione per il contemporaneo e lo fa con la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Marina Abramović, una delle più iconiche figure artistiche del nostro tempo" dice Arturo Galansino, Direttore Generale e curatore della mostra di Palazzo Strozzi "che con la sua ricerca artistica ha attraversato mezzo secolo sfidando i nostri limiti, reinventando il rapporto con il pubblico, riconfigurando il concetto stesso di performance e entrando indelebilmente nell’immaginario collettivo”.

Vantaggio per i Soci

Biglietto ridotto per i soci del Touring Club Italiano