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Bologna, " Meta-Morphosis – Zhang Dali "

Dove

Indirizzo evento: 
Bologna, Palazzo Fava, Via Manzoni 2

Quando

Da Venerdì 23 Marzo 2018 a Domenica 24 Giugno 2018
martedì-domenica dalle 10 alle 20; chiuso lunedì

Contatti

Telefono di riferimento: 
05119936343
Indirizzo mail: 
esposizioni@genusbononiae.it
“Tutte le mie opere hanno una stretta relazione con la realtà che mi circonda”. Si racconta così Zhang Dali, forse il più importante artista cinese contemporaneo sulla scena internazionale, che inaugura il 22 marzo a Palazzo Fava- Bologna Meta-Morphosis, la prima grande antologica italiana a lui dedicata: un omaggio che Fondazione Carisbo e Genus Bononiae - Musei nella Città tributano all’artista che a Bologna arrivò nel 1989, dopo i drammatici fatti di Piazza Tian’anmen, rimanendovi fino al 1995.
Pittore, scultore, performer, fotografo, padre della graffiti art in Cina, anche se la definizione che meglio lo inquadra è quella di street artist, per l’irriducibile volontà della sua arte di cercare un dialogo con tutti gli elementi – umani ed architettonici, corporei ed incorporei - che permeano lo spazio urbano.  I lavori di Zhang Dali, esposti nelle più importanti gallerie e musei di tutto il mondo – dal MoMa di New York alla Saatchi Gallery di Londra allo Smart Museum di Chicago -  sono frutto di uno sguardo profondamente umano e partecipe sulla Cina contemporanea e le sue drammatiche contraddizioni, sui rapidissimi cambiamenti che la crescita esplosiva del capitalismo ha portato con sé negli ultimi trent’anni, dalle drammatiche condizioni di vita dei lavoratori ridotti alla serialità, all’urbanizzazione selvaggia che cementifica e cancella la tradizione. 
Il titolo è un esplicito riferimento all’essenza stessa dell’arte di Zhang Dali, un segno di riconoscimento che lo distingue da tutti gli altri artisti cinesi suoi contemporanei: arte che tenta di rappresentare cambiamenti della Cina, facendone emergere le laceranti contraddizioni, i traumi e le ripercussioni che si riverberano soprattutto sugli anelli deboli della catena sociale, sui lavoratori che hanno pagato il prezzo più alto della transizione al capitalismo, sulla popolazione investita dalla rapidità di una trasformazione che tutto sovverte e cancella a ritmi vertiginosi.

Nove le sezioni in cui sono raggruppate le 220 opere selezionate, tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni, che spaziano nell’imponente produzione artistica di Zhang Dali.
L’esposizione, ospitata nelle splendide sale di Palazzo Fava, affrescate dai Carracci, si apre con la serie di dipinti Human World, che Zhang Dali dipinge negli anni Ottanta, sul finire del periodo di studi all’Accademia Centrale di Arte e Design di Pechino.
La rapidità dei cambiamenti urbanistici della Cina contemporanea, le macerie che fanno spazio alla modernità cancellando il passato sono al centro del ciclo di fotografie Dialogue and Demolition.
In mostra anche il ciclo One Hundred Chinese, realizzato tra il 2001 e il 2002, documentario veritiero sulla condizione del popolo nel nuovo millennio, con la rapida globalizzazione del paese. E ancora i grandi dipinti della serie AK-47 e Slogan: nei primi la sigla del kalashnikov, simbolo universale di guerra e sopraffazione. Nei secondi gli ideogrammi che compongono gli slogan della Repubblica Popolare rivelano le foto-segnaletiche di uomini e donne dal volto impassibile, privo di qualsiasi segno di gioia o dolore. 
La violenza lascia spazio al silenzio e alla pace quasi metafisica nella serie World’s Shadows, realizzata con l’antico processo fotografico della cianotipia; una scintilla di eterno che si ritrova nelle grandi statue antropomorfe in marmo bianco (hanbaiyu) a grandezza naturale della serie Permanence
La storia torna prepotentemente nei 100 pannelli della grandiosa serie A Second History, nei quali attraverso materiali d’archivio collezionati in sette anni Zhang Dali rivela impietosamente la sistematica manipolazione delle immagini operata dal regime a fini propagandistici degli anni dal 1950 al 1980.   
Il percorso si chiude con la monumentale installazione Chinese Offspring, serie di sculture colate in vetroresina dei mingong, i lavoratori strappati dalle campagne per diventare parte del fagocitante meccanismo produttivo della Cina post-maoista. 
 
“L’arte di Zhang Dali, pur confrontandosi con un orizzonte spazialmente e temporalmente circoscritto, diventa inevitabilmente una riflessione sulla condizione umana tout court: una dimensione in cui corporeità e spiritualità sono profondamente intrecciate e che, indipendentemente dalle differenze religiose, politiche, sociali rivelano l’appartenenza di ciascuno di noi ad un'unica comunità umana.” dichiara il Presidente di Genus Bononiae. Musei nella Città, Fabio Roversi Monaco.
 

Vantaggio per i Soci

Biglietto ridotto per i soci del Touring Club