Realizzato nel 1957 da Francesc Mitjans e capace di accogliere 109000 spettatori, il Camp Nou è diventato in questi ultimi anni (quelli del nuovo ciclo di grandi successi della squadra calcistica blaugrana) un luogo di pellegrinaggio turistico (un milione e mezzo di visitatori annui) che non delude gli appassionati (il percorso di visita porta dall’ultimo anello, agli spogliatoi, dalle postazioni stampa al rettangolo di gara) e offre qualche motivo di interesse anche a chi magari si trova nel ruolo di accompagnatore meno motivato. Infatti annesso allo stadio si trova il Museu del F.C. Barcelona (qui per tutti il Barça), che dà modo di rivivere la storia secolare di questo club, ma anche il vincolo che lega, e soprattutto ha legato in passato, la squadra alla città e alla regione di cui è espressione. Negli anni più duri del franchismo, infatti, tifare Barça era l’unico modo legale che i catalani avevano per dimostrare il proprio senso di appartenenza e il dissenso verso la dittatura. E ancor oggi il Barça non è solo il simbolo della sua grande città e dei paesi catalani (a cui tiene fede tuttora con un modello di organizzazione sportiva che dà grande valore allo sviluppo del vivaio locale), ma anche di parte di quella Spagna che non si identifica con Madrid. Il museo – intitolato allo storico presidente Núñez – intreccia storia sportiva e storia del Novecento con dovizia di immagini e documentazione d’epoca. Si finisce, fatalmente, per chiudere la visita nel ricco store ufficiale della società calcistica.