Che ci si va a fare sulla Rambla? Niente, e a buon titolo. Spieghiamoci meglio: chi ha una meta, un appuntamento, un orario da rispettare, arriva dritto all’obiettivo, in metropolitana, a piedi (ma dalle strade laterali), infilato in uno dei taxi che lentamente defluiscono sulle strette corsie riservate ai veicoli. Il centro della Rambla, però, è appannaggio di chi vuole semplicemente immergersi nel flusso, sentirsi parte del movimento, vivere l’esperienza dell’incontro casuale o sedersi a un tavolino per osservare la folla con la complicità di chi ne fa parte. La fretta non abita da queste parti: eppure il far niente della Rambla si riempie delle attività più disparate. Progressivamente ripulita da quelle meno presentabili, che si concentravano nelle zone più prossime al mare, e di cui oggi rimane la testimonianza ‘colta’ del Museu de l’Eròtica, la Rambla 96, la Rambla brulica fino a tarda sera di un piccolo commercio tradizionale non solo rivolto al turista: fiori e uccelli esotici dai colori parimenti sgargianti, in tono con i chiaroscuri impressionisti della luce che riverbera tra gli alberi che accompagnano da cima a fondo la Rambla; edicole sempre più rigonfie di gadgets e vademecum per il turista; e la silenziosa presenza di artisti da strada, mimi, colorate statue viventi che cercano la complicità dei passanti. La loro presenza (evidentemente ben remunerata dalle donazioni dei turisti) è diventata negli anni così ingombrante che l’amministrazione comunale ha deciso nel 2012 di regolarne l’attività, accordando un numero limitato di permessi annuali; ad ogni autorizzazione corrisponde l’assegnazione di un luogo e di un orario ben definito, su due turni nei 15 punti autorizzati, concentrati nel cammino tra il Liceu e il Mirador de Colom (meno congestionato rispetto al tratto superiore della Rambla). La stessa policromia della Rambla, con in più la concretezza del cibo e dei suoi sapori, si ritrova a La Boqueria, il più celebre dei mercati di Barcellona, trionfo del pesce e dei frutti di mare, che traboccano dai banchi nell’isola centrale del mercato, attorniati da accattivanti sfilate di frutta esotica (già trasformata in succhi e pronta per il take-away), formaggi e insaccati tipici, erbe e spezie. Mercato, insomma: non sempre conveniente, ma appagante e autentico. Per spuntare buoni prezzi valgono le regole di sempre: muoversi verso i margini, percorrerlo un paio di volte, accodarsi alla clientela locale. A La Boqueria si acquista e si consuma a ritmo continuo: già all’apertura vengono presi d’assalto i pochi sgabelli al bancone dei bar de tapas, aperti sin dalle prime ore del mattino per gli esercenti e i loro fornitori. Piluccare cibo in piedi, in appoggio precario su qualche spigolo, è un’arte che si impara in fretta; e con i commercianti, come pure con gli altri avventori, si stabilisce un clima di complicità che fa parte dell’esperienza. Ma per non rinunciare alla comodità di un posto a tavola, si può anche uscire dalla parte posteriore del mercato e scegliere un bar o un ristorantino nella disadorna Plaza de la Gardunya e nei porticati che un tempo erano magazzini: stessa freschezza di materie prime, al riparo dalla folla.