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Otranto

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Otranto (LE)
Secondo gli scavi più recenti, già tra la fine del XIII e l'XI secolo a.C. le alture di Otranto erano occupate da capanne, mentre risale all'età del Ferro (IX secolo a.C.) il delinearsi di un centro messapico, che intrattiene rapporti costanti con l'altra sponda dell'Adriatico - distante da qui solo una settantina di chilometri - rendendo il sito una sorta di 'ponte' verso l'Oriente. E se negli anni '90 del Novecento lungo le sue coste giungeva la disperazione di profughi che fuggivano da condizioni di povertà e di guerra, in passato erano i coloni alla ricerca di nuove terre a sbarcare su queste sponde, e i mercanti che volevano nuovi scali per scambiare i manufatti della madrepatria con i prodotti di una più fertile campagna. Se la conquista romana del Salento, nel 266 a.C., coincise con una generale decadenza dei suoi abitati, ciò non valse per Otranto - divenuta municipium col nome di Hydruntum - che mantenne una certa importanza sia come nodo di strade per Brindisi e Taranto, sia come base navale per viaggi verso le coste dell'Epiro e del Peloponneso. Importanza che crebbe quando, dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente, la dominazione bizantina investì il Sud d'Italia. Allora, grazie all'afflusso di coloni greco-bizantini e all'insediamento di funzionari pubblici, ecclesiastici e commercianti, la città divenne un polo importantissimo di cultura e di potere politico, tanto da dare il proprio nome all'intera penisola salentina, che per secoli fu chiamata Terra d'Otranto. Anche dopo la conquista normanna (1068) il porto di Otranto continuò a essere un importante scalo commerciale, frequentato da mercanti veneziani, greci, armeni, ebrei, dalmati e levantini. Ma il periodo di maggior splendore fu bruscamente interrotto da un evento violento e terribile: il 28 luglio del 1480, una spedizione turca al comando di Ahmed Pascià, forse diretta a Brindisi, fu dirottata su Otranto da una tempesta Seguendo il disegno di Maometto II, che voleva sottomettere l'Italia meridionale per ricongiungersi ai musulmani di Spagna, Otranto fu sottoposta a un assedio violentissimo, terminato il 12 agosto con la sua conquista. I cittadini che si rifiutarono di rinnegare la propria fede e di convertirsi all'Islam – gli 800 martiri Idruntini - furono massacrati sul colle della Minerva Solo un anno dopo, nel settembre del 1481, Otranto fu liberata e Alfonso d'Aragona, duca di Calabria, ottenne dai turchi sconfitti le chiavi della città. Furono allora rafforzate le difese cittadine, con la costruzione di nuove mura e del poderoso castello, che gli spagnoli amplieranno nel secolo successivo. Ma la centralità politica, economica e culturale di Otranto, intaccata dalla preferenza che i normanni accordarono alla 'rivale' Lecce e dalle frequenti incursioni piratesche, non venne più recuperata. La città visse allora un lento ma inesorabile decadimento, che portò al quasi totale abbandono del porto e all'impaludamento della costa. Se la pesca e l'agricoltura sono rimaste fino alla metà del '900 le attività prevalenti della popolazione, già da numerosi anni Otranto è stata scoperta dai turisti per la bellezza delle sue coste e per le atmosfere che ha saputo conservare nel suo raccolto nucleo medievale. Questo, ancora racchiuso tra le mura aragonesi, propone uno scenario di intatta bellezza, con strade strette e tortuose, lastricate di pietra viva, tra i muri bianchi delle vecchie case. Su tutto dominano il castello degli aragonesi e la solenne Cattedrale romanica, che come uno scrigno di pietra contiene il più grande, intatto e complesso mosaico sacro di tutto il Meridione.

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