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Maglie

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Maglie (LE)
Già nel XVIII secolo, in una terra di latifondo e di potentati agrari, Maglie poteva vantare la presenza di un ceto artigianale e professionale. Cosi, favorita dalla sua posizione nel cuore delle Serre, la cittadina divenne presto la capitale economica del basso Salento, trasformando una solida tradizione - soprattutto nell'arte del merletto e del ferro battuto - in una nuova vocazione industriale, ancora oggi diffusa con la presenza di piccole industrie dell'abbigliamento. Questo precoce sviluppo sociale ha lasciato tracce evidenti nel tessuto edilizio del centro, fondato, come molti altri abitati salentini, al tempi della seconda colonizzazione bizantina (IX-X secolo).
Nelle chiese e nei palazzi nobiliari, che si allineano soprattutto nella centralissima via Roma, si riconoscono così certi modi tipici del barocco leccese, che testimoniano al contempo la vivacità culturale di Maglie e la sua apertura a influssi artistici provenienti dal capoluogo, come la colonna che si ispira al modello zimbalesco di quella di S. Oronzo a Lecce, circondata alla base dal santi protettori.
Meritano particolare attenzione la chiesa della Madonna delle Grazie, eretta nel 1624-48, con un elegante portale barocco fiancheggiato da colonne tortili, e la settecentesca collegiata, dalla facciata convessa, il cui campanile ricorda quello del Duomo di Lecce. Al suo interno, tele settecentesche di artisti locali (Oronzo Tiso, Saverio Lilla) e notevoli altari barocchi in pietra leccese. Come quelli realizzati nel 1668 e firmati da Ambrogio Martinelli, custoditi nella chiesa di S. Maria della Scala, fondata con l'annesso convento francescano nella seconda metà del XVI secolo ma rifatta nella prima metà del '700. In via Roma, l'ex conceria Lamarque è un interessante esempio di archeologia industriale, che spesso accoglie eventi espositivi.
All'interno del complesso culturale cittadino L'Alca, in palazzo Sticchi-Ruberti, è allestito un museo che racconta la storia più antica di questa terra, dalle trasformazioni climatiche e geomorfologiche nelle varie ere ai primi insediamenti umani. Delle tre sezioni che lo compongono, particolarmente interessante è la sezione paleontologica, per la presenza di reperti osteologici in gran parte integri e non di rado in connessione anatomica. La ricchezza e l'importanza delle testimonianze fossili è dovuta alla presenza nel territorio salentino di numerose cavità carsiche, localmente dette 'ventarole' che funzionarono come una sorta di 'trappola naturale' per gli animali selvatici. Copre un arco cronologico dal Paleolitico Medio al Paleolitico Superiore la sezione paleolitica, che annovera raccolte provenienti da diversi siti del basso Salento, integrate da materiali provenienti da altre aree, come i bifacciali del territorio di Venosa (in Basilicata) e le industrie pontiane di provenienza laziale. La sezione olocenica, infine, ospita reperti ceramici, osteologici e litici ritrovati nelle principali grotte salentine (Romanelli, Zinzulusa, Presicce, Porto Badisco, Santa Maria di Leuca...) che documentano l'insediamento umano nella regione tra il Neolitico e l'età del Bronzo.

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