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Galatina

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Galatina (LE)
Unita a Soleto dalla stessa signoria degli Orsini-Del Balzo, Galatina affermò ben presto la propria centralità, divenendo agli inizi del XIV secolo uno del principali centri culturali ed economici di un vasto contado.
Ma l'origine di questa cittadina del Salento, oggi centro commerciale e industriale, si deve ai coloni bizantini che, a partire dal VI secolo e soprattutto nel X-XI, occuparono queste terre, infondendovi la propria lingua e la propria cultura, ma anche incrementando traffici e commerci.
Le frequenti tracce di laure basiliane nelle contrade attorno all'abitato confermano poi, oltre all'ininterrotta preponderanza di un'economia agricola, anche il ruolo svolto dai monaci italo-greci nella messa a coltura delle campagne, allora spopolate prima a causa delle guerre gotiche, poi delle numerose incursioni piratesche.
La presenza di un grande mercato settimanale, di importanti fiere agricole, di un fiorente allevamento del bestiame portò un nuovo periodo di ricchezza e sviluppo nel '700: in quel secolo, all'espansione edilizia che segnò la nascita di numerosi palazzi e chiese, si unì una riorganizzazione urbanistica dell'abitato, che fece di Galatina una delle poche città del tempo con le vie lastricate di pietra viva.
La complessa vicenda storica ha lasciato segni tangibili nel tessuto edilizio di Galatina, dove si notano numerosi edifici antichi, risalenti al secoli XVI-XVIII. Soprattutto le trasformazioni urbanistiche settecentesche hanno dato una nuova impronta al volto cittadino, con l'innalzamento lungo le strette vie del centro di eleganti palazzi, spesso abbelliti da ricchi portali e balconi. Diffusa è una tipologia architettonica denominata 'palazzo con corte centrale', nobile amplificazione della corte rinascimentale, in cui le diverse unità abitative si affacciano nell'unico cortile.
Non si conosce l'anno esatto della fondazione della chiesa principale di Galatina, dedicata ai Ss. Pietro e Paolo. Presumibilmente venne innalzata intorno alla metà del XIV secolo, anche se il suo attuale aspetto, in cui spicca la nobile facciata barocca, è dovuto a un profondo rifacimento, iniziato nel 1633 e terminato nel 1664. Classico nell'impianto è l'interno, con un'articolazione spaziale a tre navate sostenute da colonne a fasci, che custodisce altari barocchi di Giuseppe Cino e tele di scuola napoletana del XVIII secolo. Tra queste, in controfacciata, una Lavanda dei piedi, dipinta nel 1756 da Serafino Elmo. Nella vicina chiesa di S. Paolo, il 29 giugno di ogni anno, festa dei santi titolari, si svolgeva un antico rito, che univa religiosità popolare e antiche credenze pagane: al suono incessante e ipnotico di tamburelli, una processione di fedeli accompagnava le 'tarantate', colpite dal morso di un'immaginaria tarantola, simbolo del male e della possessione del demonio.
Nella piazza Dante Alighieri, ombreggiata da palme e pini, prospetta il Museo civico d'Arte «Pietro Cavoti», creato per ospitare materiale lapideo di epoca medievale e opere di artisti nati a Galatina.
Fra queste, acquerelli ottocenteschi di Pietro Cavoti, dipinti di Gioacchino Toma e terrecotte dello scultore Gaetano Martinez.

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