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Oria

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Oria (BR)
Le origini sono così remote, che lo stesso Erodoto parla di un manipolo di coloni cretesi i quali, naufragati a causa di una tempesta sulla costa dell'antica Japigia, fondarono nel 1274 a.C. Hyria. Da allora la cittadina cominciò a crescere quanto a importanza, fino a diventare il vero capoluogo della Messapia e dimora di re japigi (l'antica acropoli sorgeva sulla cima del colle più alto). Come municipium romano ebbe la protezione di Cicerone; S. Pietro - almeno così è riportato su una lamina di rame ritrovata nella chiesa di S. Domenico - a visitò dopo 11 anni dalla morte di Cristo, predicando al popolo oritano; all'epoca del governo dei longobardi risale invece la leggenda delle spoglie di S. Barsanofio (protettore della città), qui rinvenute miracolosamente. Forte fu il segno lasciato su Oria da Federico II, che la ebbe cara e che vi fece costruire il castello sull'altura dell'acropoli romana, mentre l'insediamento di una comunità ebraica vi favorì lo sviluppo delle lettere e delle scienze.
Passata in seguito agli angioini e agli aragonesi, fu nel '500 dei Borromeo, che la vendettero agli Imperiali.
Il centro antico conserva ancora l'impianto ellittico medievale, con forti pendenze 'scalate' da stradine strette che si intersecano.
Due gli accessi rimasti: porta Taranto, detta anche degli Ebrei perché immetteva nel quartiere di quella comunità e ricostruita nel XVIII secolo, e porta Manfredi o di Lecce, pure settecentesca.

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