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EX CASERMA SANTA MARTA 21/01/2017 -

Piero Mai
Mercoledì, 21 Dicembre, 2016

La Provianda di Santa Marta è un complesso di archeologia
industriale situato nel centro storico di Verona, nel quartiere
Veronetta. Fu progettato dalla Genie Direction austriaca di stanza nella
città scaligera e costruito tra il 1863 ed il 1865. Originariamente era
destinato alla produzione di pane e gallette, al deposito e
all'amministrazione di altri generi di sussistenza, ma a partire dal 2009
ospita i dipartimenti di economia dell'Università di Verona.
Un complesso monastico costituito da una chiesa, originariamente
dedicata a Santa Maria Maddalena, e da un monastero furono edificati
tra il 1211 ed il 1212 dall'Ordine dei monaci di Sant’agostino, cui si
aggiunse, nel 1293, un chiostro. La chiesa fu rinnovata e ampliata nel
1300 per volontà di Alberto I della scala, ma già nel 1350 il monastero
fu soppresso e la proprietà acquisita dal vicino monastero di Santa
Maria delle Vergini. All'inizio dell'Ottocento per decreto napoleonico
anche il convento di Santa Maria delle Vergini venne soppresso,
quindi chiesa e monastero furono alienati: fu probabilmente in questa
occasione che la chiesa assunse la denominazione di Santa Marta,
forse a causa di un errore di trascrizione nel catasto dei beni del
convento. La chiesa di Santa Marta, sconsacrata, fu usata per alcuni
anni come ricovero per gli stalloni e quindi, nel 1829, venduta. Nel
1833 il complesso venne acquistato dai Padri Cappuccini, che
restaurarono la chiesa, ripristinarono il chiostro e fecero demolire
l'ormai pericolante campanile.
Nel 1850 l'autorità militare austriaca acquisì i fabbricati, che vennero
destinati a caserma. Tra il 1863 ed il 1865 la chiesa e la maggior parte
del convento, escluso il chiostro, furono demoliti per dare spazio ai
nuovi stabilimenti della Provianda: questi nuovi spazi divennero parte
di un servizio logistico di cui facevano parte anche il vicino Panificio
di Santa Caterina da Siena e parte della Caserma di San Francesco di
Paola. La stesura originale del progetto prevedeva anche la costruzione
di un grande edificio da destinare agli uffici amministrativi della
sussistenza e agli alloggi del personale che però non venne realizzato.