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I soci Toring a Serravalle di Vittorio Veneto

Mario Petrillo
Mercoledì, 20 Novembre, 2013

 

Comunicato stampa                                                                              2 luglio 2013

In attesa che Cesana sveli a pieno la sua storia riprendendo presto restauri e ricerche temporaneamente sospesi, per la giornata Touring di domenica scorsa, Lentiai ha messo in mostra alcuni dei suoi tesori sparsi nel vasto territorio comunale. I Soci giunti da varie località venete e oltre Veneto, su invito del console TCI Eldo Candeago, sono rimasti colpiti dalla ricchezza storico artistica delle chiese e dall’amenità del paesaggio favorito anche dalla luminosa giornata di fine giugno. Il folto gruppo, dapprima ricevuto in segno d’ospitalità dal Sindaco Armando Vello per un gradito saluto e scambio di omaggi, s’è soffermato a lungo nell’Arcipretale di Santa Maria Assunta con approfondite spiegazioni sul polittico dell'altar maggiore, costituito da dieci tele realizzate nella bottega di Tiziano a Venezia verso il 1560, e sul magnifico soffitto a cassettoni, con storie di Maria dipinte da Cesare Vecellio (1577-79). Breve trasferimento alla frazione di Villapiana, per la visita alla chiesetta di San Bartolomeo che nella sua forma attuale risale al secolo XV. I recenti lavori di restauro sono stati illustrati nell’occasione dall’architetto Lorella Vello (che sta seguendo anche quelli ancora in corso all’eremo di San Donato visitato nel pomeriggio) evidenziando i punti in cui le strutture murarie lasciano intravedere i segni di rifacimenti ed ampliamenti subiti nel corso dei secoli. Nota dominante sono senza dubbio gli affreschi quattro-cinquecenteschi che narrano per immagini, come era il costume del tempo, la vita del Santo patrono, ma spicca su tutti per la sua singolare eloquenza il grande riquadro dell'Ultima Cena con i gamberi. Saliti a Colderù per il pranzo all’omonima Osteria ricavata in una ex stalla della fine del 1700 di cui mantiene tuttora le caratteristiche originali, una breve e piacevole passeggiata lungo prati e zone boscate (è auspicabile venga curata e tabellata con l’indicazione “per san Donato”) ha condotto il gruppo Touring all’Eremo di San Donato, il cui recupero è stato fortemente voluto dalla Sovrintendenza ai Beni architettonici. Luogo di grande suggestione, il piccolo edificio stava per collassare, facendo perdere una remota testimonianza del Cristianesimo lentiaiese e non solo. Si ricorda che qui gli eremiti agostiniani, cui venne affidato probabilmente fin dall'inizio il sacro luogo, vissero nella meditazione e nella preghiera, nella venerazione dei martiri e nell'estasi del cantico delle Laudes. Nelle pietre della confinante chiesetta dedicata a San Donato sono scolpiti almeno tredici secoli di storia. Eretto probabilmente in età longobarda (VII-VIII sec.) e più volte rimaneggiato e restaurato, l’Eremo non ha ancora svelato tutti i suoi segreti, sia per quanto riguarda le origini che per i dipinti che ne adornano pareti ed altare. Infine, doverosa conclusione della giornata a Colderù, per la visita alla chiesa di San Giacomo maggiore a Colderù il cui piccolo sagrato, recentemente riportato alla sua originaria sobria funzione, offre uno scorcio paesaggistico sulla valle del Piave di singolare bellezza. Anche in questo caso la chiesa, mostra nella struttura muraria molti ed evidenti segni dei rifacimenti ed ampliamenti susseguitisi nel corso dei secoli, sempre mantenendo peraltro il primitivo asse longitudinale "ad orientem solem". A catturare immediatamente l’attenzione è la sequenza di affreschi che ricoprono la parte più antica della chiesetta, addirittura sovrapponendosi, a volte, in più strati. Essi narrano, a mo’ di fumetto d’epoca, la vita e i miracoli del santo patrono. Purtroppo molto rovinato, causa l’umidità e la disposizione sulla parete posta a nord, il grande riquadro dell'Ultima Cena, ancora una volta con l’enigmatica presenza dei gamberi.