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Le meraviglie della storia ritrovate in fondo al mare siciliano

Guido Fiorito
Sabato, 14 Gennaio, 2017

Quanto è profondo il mare. E quali meravigliosi misteri nasconde.  Un gruppo della sezione palermitana del Touring Club Italia ha potuto ammirare il 12 gennaio scorso  i tesori della mostra "Mirabilia Maris" ospitata fino al 6 marzo prossimo a Palermo, a Palazzo Reale, nelle sale Duca di Montalto. Ovvero una mostra di oggetti, di grande valore storico e in molti casi anche artistico, che sono stati ripescati nel mare siciliano. 

Un viaggio avvincente grazie a Sebastiano Tusa, il Sovrintendente  del mare, che di questa storia di recupero archeologico è protagonista di primo piano e della mostra il promotore. Tanto, nel condurre la visita, da poter raccontarci  cosa c'è dietro ogni oggetto esposto: una vicenda in cui  il sapore dell'avventura si unisce alla sapienza scientifica degli archeologici. 

Un caso interessante è quello dei lingotti di oricalco, ovvero di una lega di rame e zinco, tanto preziosi in antichità al punto da essere considerati come oggi l'oro. La parola oricalco  significa proprio rame d'oro. Un recupero nel mare di Gela che ha attirato l'interesse di tutto il mondo, poiché il luogo di origine dell'oricalco (ne parla Platone) è la mitica Atlandide, dove era costruito in questa lega un tempio dedicato a Poseidone. Così, sorridendo, Tusa ha raccontato come da tutto il mondo gli chiedono della scoperta di Atlandide e di come lui spieghi come stanno davvero le cose. 

La bellezza delle opere d'arte, tra cui una copia del satiro danzante, si unisce a oggetti protagonisti della grande storia, come i rostri delle navi della battaglia delle Egadi. Tusa spiega come questo importante ritrovamento sia conseguenza delle sue conversazioni con il sub palermitano Cecè Paladino che aveva visto numerose ancore antiche nel fondo di una zona di mare diversa da quella in cui si credeva si fosse verificata la battaglia. Oppure chiedersi come sia finita nel canale di Sicilia una gigantesca e realistica zampa di elefante in bronzo, ammirare un elmo  corinzio o le monete con cui furono probabilmente pagate milizie mercenarie a Pantelleria. 

Si esce affascinati, ringraziando Tusa e Alessandra De Caro, dirigente della Soprintendenza del mare e appartenente al gruppo degli amici del Tci, per  questo viaggio che ci ha mostrato dall'interno la magia e le umane  storie dell'archeologia subacquea. Sul  batiscafo alla ricerca di questi tesori nel mare siamo saliti anche noi.