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Tra santi, falò e sagre: l'inverno mite nel Salento

Giovanni Colonna
Mercoledì, 15 Gennaio, 2014

È  l’inverno il tempo delle sagre? Certamente sì nel Salento, dove il mite inverno s’illumina con i piccoli e grandi falò che, soprattutto nella festa di sant’Antonio abate, il 16 gennaio, s’accendono in tanti Comuni della provincia di Lecce.  A Novoli si celebrano i “Giorni del Fuoco” con il più grande e famoso falò del Mediterraneo, la Fòcara. Il fuoco, però, scalda e illumina anche strade, piazze e vicoli in quel di Maglie, nel cortile della chiesa del Sacro Cuore, di Taviano, nei pressi della cappella di Santa Marina, e di Carmiano, nell’area mercatale.  A Sannicola, piccoli falò bruciano ai  crocicchi delle strade di ogni quartiere.

Immancabili intorno al fuoco riti, credenze, musica e sapori d’altri tempi. 
Nardò insieme alla “fòcara” è protagonista la sagra delle “pettole”,pasta lievitata e fritta, farcite alla pizzaiola, col cavolfiore, alle patate dolci.  
Miggiano è di tradizione la sagra della “paparina”, piatto tipico della tradizione contadina. I miggianesi, “manciapaparine”, raccolgono la “paparina” che è la pianta del papavero rosso quando è ancora giovane, prima della fioritura, per consumarla soffritta nell’olio d’oliva con uno spicchio d’aglio, insaporita con olive nere e peperoncino piccante. Ottima per accompagnare alla carne di maiale, l’animale raffigurato accanto a sant’Antonio abate. A Villa Convento, frazione di Novoli, l’appuntamento con il fuoco ha il sapore dei taralli al pepe, al centro di una sagra per poterli apprezzare.

 

Altro santo, altra festa: Sant’Ippazio da Gangra, il 18 e 19 gennaio a Tiggiano. Il culto del santo vescovo greco, giunto nel Basso Salento grazie ai monaci basiliani,  è presente solo a Tiggiano: siamo a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca. In questa festa, sacro e profano si mescolano: la storia assume i contorni della leggenda popolare. “Santu Pati”, come lo chiamano i salentini, è legato a doppio filo con il prodotto tipico locale per eccellenza: la “pestanaca”, la carota a radice lunga, dolce e croccante, dai colori che variano, a seconda della purezza e della maturazione, dal giallo chiaro al viola scuro. Il santo è invocato a protezione della virilità maschile e dell’apparato genitale, evocato dalla forma della “pestanaca”, e quale rimedio contro l’ernia inguinale, in quanto lo stesso santo ne fu sofferente per un tremendo calcio ricevuto nel basso ventre durante una discussione con  gli eretici ariani. Suggella i giorni di festa la sagra della “pestanaca di Santu Pati”, proposta in diversissimi modi, cotta o cruda: dal condimento per la pasta fino al dessert o al liquore.