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Canale di Maria Bona

luisa fiora
Martedì, 13 Dicembre, 2016

Arrivati a Susa, in una fredda, ma tersa mattinata di inizio dicembre, abbiamo deviato verso il paese di Giaglione dove, davanti alla chiesa, abbiamo parcheggiato le auto.

Siamo quindi saliti fra i boschi di latifoglie e castagni che costeggiano la statale del Moncenisio fino alla deviazione per la val Clarea imboccando il sentiero che si snoda lungo il canale di Maria Bona.

 

E qui bisogna fare un salto all'indietro nel tempo.   Già dal 1200, raccontano le cronache, si pensava ad un canale che portasse l'acqua del torrente Clarea per irrigare le coltivazioni all'intorno dell'abitato di Giaglione, ma solo nel 1400, grazie ad una ricca donazione da parte di Maria Bona (moglie del feudatario locale) si potè iniziare la difficile opera.

Nel 1458 il canale era terminato.

 

Esso corre a mezza costa sul lato sinistro della valle, per lunghi tratti scavato nella roccia granitica della parete della Gran Rotsa, sulla quale sono state tracciate numerose vie di arrampicata.

Percorriamo il sentiero nel silenzio rotto solo dal lontano rumore del torrente e dal veloce gorgoglio dell'acqua freddissima del canale.

In alcuni punti il tracciato strapiomba sulla stretta valle, ma non c'è pericolo perchè sono stati messi cavi d'acciaio di protezione.

Ci fermiamo in vista del bacino di raccolta delle acque che alimenta una centrale idroelettrica, ma purtroppo il sole cala velocemente dietro le montagne innevate ed il freddo si fa pungente.

 

Non ci resta che tornare indietro verso i rumori della città.