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In collina con il TCI

Alessandra Monda
Venerdì, 12 Ottobre, 2012

 Immaginiamo di essere seduti su di un prato di 5 mt. per 4.

Ebbene questa è la dimensione dello spazio di verde pubblico che ciascun torinese ha oggi a disposizione.

Infatti, la superficie totale del verde pubblico ammonta a 18,4 milioni di metri quadri, superficie che pone Torino nella classifica del Sole 24 ore di qualche anno  fa al 38esimo posto tra le Città d’Italia. Gran parte di questo  verde pubblico si trova nei Parchi della Collina del Comune di Torino.

La Collina del Comune di Torino consta di 25 km quadrati, 14 percorsi numerati e segnalati, per 75 km complessivi circa.

Viceversa, la Collina Torinese comprende ventisette Comuni con una superficie collinare di 350 km quadri, circa un milione e duecentomila abitanti, 175 percorsi numerati e segnalati, circa 700 km complessivi.

I quattordici itinerari pedonali, tutti segnalati, salgono dal Po verso il crinale della collina, 715 mt. di quota massima, il Colle della Maddalena, culmine di uno splendido Parco naturale del Comune di Torino , inaugurato nel dicembre del 1922 come Parco della Rimembranza di circa 400mila mq iniziali e 900mila attuali, per i circa 5000 torinesi caduti nella Grande Guerra. Nel maggio del 1928 una grande statua di bronzo, con faro girevole, opera di Edoardo Rubino, fu consegnata alla Città di Torino dal Senatore Giovanni Agnelli ed installata sulla sommità.

<  gli chiese di tenere a battesimo con la sua Musa la Vittoria Alata fatta da lui erigere sul Colle della Maddalena, il poeta che aveva creato il linguaggio impossibile ed immortale di Undulna gli piazzò subito la più trita banalità, “ Fiat lux”, come dice l’epigrafe, ben sapendo che nessuno avrebbe osato e a nessuno sarebbe convenuto grattar via quella crosta di sublime e gridare che il Re è nudo>>, come racconta Claudio Magris in Microcosmi.   

 

Da qualche anno è stato inaugurato l’Anello Verde, un sistema di sentieri e percorsi pedonali che con i suoi 35 km totali e 1400 mt di dislivello si snoda su e giù per i valloni collinari e poi lungo il Po per 16 Km. E, uscendo dal territorio comunale, altre decine di itinerari escursionistici e i tre giorni di trekking della GTC, Grande Traversata della Collina, da Moncalieri a Chivasso. Tutti i sentieri sono numerati in modo progressivo assegnando numeri che facilmente identificano il Comune di appartenenza, così i sentieri dal nr.uno al nr. 9 sono nel Comune di Moncalieri, quelli dal nr. 10 al nr. 29 nel Comune di Torino, quelli dal 30 al 39 nel Comune di Pecetto Torinese,  e così via.

La nostra  ex capitale  è forse, con Genova, la città italiana più fruibile per l’escursionismo.

Ma quasi nessuno lo sa, persino tra di noi torinesi.  

Con le montagne ad appena 50 km dal centro della città, pochi escursionisti rivolgono la propria attenzione alla vicinissima collina. Eppure si tratta di un ambiente molto vario e interessante. Camminando tra i boschi della collina torinese, Emilio Salgari aveva preso lo spunto per alcuni dei suoi romanzi.

Anche Enrico Thovez cercava ispirazione per i suoi libri percorrendo la Collina.

I boschi si aprono sovente su terreni e spazi agricoli ancora coltivati. Qui si trovano le bellissime “Vigne”, ovvero i palazzotti con cascina che nel secolo XVIII ospitavano la nobiltà cittadina durante le villeggiature estive (sono tuttora proprietà delle più ricche e blasonate famiglie torinesi). Ma alcuni Parchi di Ville nobiliari sono stati acquisiti nel secolo sorso dal Comune di Torino e con i loro viali ombreggiati da piante secolari offrono riparo dalla calura estiva a tutti i ceti.

Rappresentativi sono Villa Abegg con annesso Parco, oggi usata per Convegni ad alto livello, Villa Sanseverino oggi scomparsa, di cui non si hanno che pochissime informazioni e nessuna fotografia, ma solo la pianta catastale all’interno del Parco Giacomo Leopardi in Corso Moncalieri, affascinante, e poco frequentato.

Altri Parchi (san Vito, la panoramica Superga - Pino per esempio, voluta negli anni 30 per unire il Parco della Maddalena con Superga e realizzata negli anni 50) riservano una quiete assoluta con alcuni boschi ancora selvaggi.

I sentieri sono conosciuti soprattutto da chi abita in prossimità della collina e li usa per allenamento sportivo, per brevi passeggiate con i cani o per giri in mountain bike. Purtroppo bisogna segnalare che i percorsi di mountain bike, ma più precisamente downhill sono certamente utili a mantenere in esercizio i sentieri, ma altresì pericolosi se un escursionista ha l’occasione di incontrare su un sentiero un ciclista downhill, e dannosi perché essendo molti tracciati lungo la verticale, facilitano enormemente l’opera di erosione meteorica durante i periodi di pioggia.

Così tra gli abitanti della collina si riscontrano due atteggiamenti opposti: c’è chi ama, utilizza e segnala i percorsi pedonali e chi invece teme che favoriscano intrusioni nella proprietà. Così cartelli appena installati scompaiono misteriosamente e proditoriamente, e qualche avvocato residente in zona si prende l’onere di avviare cause legali per impedire il transito dei pedoni su certi percorsi.

Pro Natura Torino e il Touring Club Italiano ogni anno promuovono iniziative per far conoscere ai propri Soci i sentieri della Collina torinese poiché la fruibilità dei sentieri e dei Parchi collinari deve essere patrimonio comune. Il piccolo gruppo del Club di territorio del TCI da quest’anno, oltre alla promozione di visite mirate alla valorizzazione del paesaggio, collabora nella gestione e nella manutenzione leggera dei sentieri di pertinenza del Comune di Torino, manutenzione che consiste nel liberare da rovi ed arbusti i percorsi segnalati, incanalare con piccole opere di idraulica eventuali risorgive, facilitare i passaggi più critici, contenere muretti in disfacimento, etc… Altre Associazioni, quali il CAI di Moncalieri, l’ANA di Pecetto, l’AIB di Pino Torinese,  l’ASSO di S.Mauro Torinese, ed altri, provvedono alla stessa tipologia di manutenzione dei sentieri che afferiscono ai rispettivi Comuni.

Ad esempio, la Strada antica di San Vito che un cartello indica ancora come “ poco pedonabile” è stata riaperta e risistemata per gli escursionisti e permette il collegamento tra Parco Leopardi e Parco San Vito.

ANELLO VERDE

Anche in una mattina nebbiosa la suggestione è notevole: un cancello si apre sul Parco Leopardi , con il suo maestoso viale e presto il rumore delle auto su Corso Moncalieri si affievolisce; un sentierino tra le recinzioni private di Villa Orsi e Villa Geisser ci porta sulla Strada antica di San Vito : seguendola in discesa ci si può recare al Parco di Villa Abegg , mentre in salita i segnavia dell’itinerario 16 e dell’Anello Verde portano nel Parco di San Vito: poi bisogna fare qualche passo sull’asfalto fino ad un cancelletto riservato agli escursionisti.  I recenti lavori per l’Anello Verde hanno permesso di aprire un sentiero a gradoni che dà accesso alla strada vicinale dei  Boschi. Come per incanto si passa dai Passa dai Parchi delle antiche Ville (e dalle recinzioni di quelle più recenti)  ad un fitto bosco selvaggio. Tanto selvatico che il vallone sottostante si chiama “gola dell’inferno”.  La strada accessibile solo a piedi ed in MTB , conduce all’ingresso inferiore del Parco della Maddalena.  Anche qui sono presenti dei segnavia per distinguere i vari tracciati che salgono verso la cima più elevata della collina torinese, i 715 metri del piazzale panoramico del Faro della Vittoria. La maggioranza dei torinesi lo raggiunge in auto, ma per diversi escursionisti è un buon allenamento durante la stagione invernale: dalla sponda del Po alla cima sono pur sempre circa 500 mt. di dislivello. E i dislivelli aumentano notevolmente se si prosegue sull’ Anello Verde. “Per rimanere nel territorio di Torino, si è dovuto optare per un itinerario che presenta molti saliscendi. Dalla parte opposta, lungo il crinale della collina si snodava già il tracciato della GTC, Grande Traversata della Collina ideata nel 1993 dalla Sezione del CAI di Moncalieri. Ma proprio il gran numero di Comuni attraversati dai 60 Km della GTC ne rende complessa la manutenzione. Mentre l’Anello Verde ha come referenti istituzionali solo il Comune di Torino e le relative circoscrizioni (8 e 9).

Percorrendo l’itinerario dell’Anello Verde si raggiunge l’Eremo dei Camaldolesi, dove il percorso sconfina per un tratto nel Comune di Pecetto, lungo una strada trafficata. E’ stata una scelta obbligata perché sul versante di Torino si sarebbero dovuti espropriare dei terreni ed i tempi sarebbero stati lunghissimi. Il problema principale è l’alternarsi dell’asfalto ai viottoli e sentieri, ma anche in questo tratto le strade sono scarsamente trafficate.

Si rientra nel bosco e si passa accanto all’antica Cascina del Termo Forà: pecore, capre, quasi un ricordo dell’agricoltura di montagna più aspra e solitaria, ad appena 5 Km. da Piazza Castello. I lavori appena conclusi hanno permesso di riaprire un comodo viottolo tra la vegetazione , poi una strada asfaltata  scende da Tetti Forni a Reaglie , dove si può interrompere l’itinerario (Bus 30).

La nuova edizione del foglio uno della cartoguida Sentieri della Collina Torinese riporta le fermate dei Bus urbani e suburbani , in accordo con la filosofia di fare escursioni  rinunciando all’uso dell’auto.

Vista da lontano la Collina torinese sembra una catena continua ed uniforme, percorrendola a piedi o in bicicletta si rivela ben più articolata.

Così dalla Valle del Pino si susseguono alcune valli da superare in su e in giù. Scavalcato il primo costone si scende nella Valle di Mongreno, quindi si risale tra piante ed antiche vigne sino al Borgo omonimo. Poco oltre un varco con cancello in un ampio muraglione permette l’accesso pedonale al Parco di Villa Ottolenghi: nel 2005 il Comune di Torino mise in vendita la sola Villa (e non il Parco attiguo) per circa 2 miliardi di lire, Villa che nella metà del secolo scorso ospitava i figli di famiglie povere, affetti da TBC.

Scesi sulla Valle del Cartman, evidente è il dissesto idrogeologico causato dalle più recenti intense piogge, inizia la salita verso la valle di Serralunga con i vasti prati e frutteti della vigna Beria Grande, che attraverso un antico acciottolato porta a Pian Gambino. Qui vi è la Stazione intermedia della Dentiera Sassi—Superga, costruita nel 1884 e trasformata in ferrovia a dentiera nel 1935. Con la tramvia o con i sentieri che salgono da Pian Gambino si sale alla Basilica. La discesa ci conduce quindi verso la Valle di Costa Parigi e al Ponte del Bajno, dove termina il tratto collinare dell’ Anello Verde e ci si immette sul percorso ciclo-pedonale del lungo Po.

Ora con la costruzione del ponticello sul Rio Parigi è possibile percorrrere il lungo Po anche lungo la sponda destra orografica: percorrendola si trovano in successione la splendida zona di bird-watching della riserva naturale dell’isolone di Bertolla o della Verna e del Meisino, quindi il Viale di Parco Michelotti, negli anni 50 sede dello zoo Torinese, negli anni 35 discarica dei laterizi della vecchia Via Roma e negli anni precedenti, zona delle lavandaie sul canale Michelotti di cui esiste ancor oggi l’ingresso fluviale. 

Con il Ponte della Gran Madre (già Ponte di pietra e successivamente Vittorio Emanuele I, fatto costruire tra il 1810 e 1814 da Napoleone) si può passare sulla sponda opposta per passare ai Murazzi  e poi nel Parco del Valentino. Arrivati a Ponte Isabella si può chiudere l’Anello Verde o proseguire lungo il Po attraversando il Parco Millefonti, la confluenza del Sangone e i prati della Cascina Vallere nel territorio di Moncalieri. In tutto sono 16 Km circa di bellissimo percorso nel verde lungo il fiume: qualsiasi altra Città non avrebbe esitato a definirla come la più bella “Greenway urbana” d’Italia : ma i torinesi no lo sanno o non lo vogliono sapere, sono riservati, e non lo dicono a nessuno, nemmeno nei pieghevoli turistici.

Ricordiamoci invece che proprio il Po, i sentieri collinari, Anello Verde, sono con i Musei, l’Architettura Barocca,ed il Liberty, le vere perle di Torino.

Renzo Fabris