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Mantova: con il TCI e le "balette" si gioca a tennis con l'Imperatore

Roberto Taffurelli
Lunedì, 16 Febbraio, 2015
Sabato 14/2/2015 i Volontari per il Patrimonio Culturale di Mantova si sono riuniti per conoscere meglio, con la guida del Professor Ugo Bazzotti, un interessantissimo reperto emerso nel corso dei restauri delle Basilica Palatina di santa Barbara: tre "balette" e un nocciolo di pesca ritrovati in una piccola nicchia chiusa da un'assicella in legno.
Il professor Bazzotti ha iniziato parlando del convegno tenutosi in Jesi lo scorso anno (La storia del gioco del tennis, Jesi, 11 ottobre 2014) cui hanno partecipato esperti di tennis, storici e giornalisti, tra i quali Gianni Clerici, scrittore e giornalista che già si era interessato alle nostre "balette" in un lungo articolo su Repubblica. Le stelle del convegno erano le 6 "balette" ritrovate a Mantova e altre 9 ritrovate a Jesi.
Il professor Bazzotti ha inserito le "balette" di santa Barbara nel più ampio quadro della storia dei giochi di palla che, partendo dall'antichità romana, hanno attraversato il medio evo trovando nel rinascimento grande successo e i primi tentativi di codifica per poi trovare la loro regolamentazione definitiva, e brevettata, nella Gran Bretagna del XIX secolo.
Particolarmente interessante è, da questo punto di vista, il "Trattato del giuoco della palla di Messer Antonio Scaino di Salò", libro bellissimo edito in Venezia nel 1555, ovvero pochi anni prima della costruzione di Santa Barbara, che dà una descrizione molto completa, corredata di disegni esplicativi, dei vari modi in cui si giocava a palla, dei vari tipi di palle usate (grandi, piccole, gonfiate o ripiene), dei vari tipi di attrezzi usati (piccoli scanni, bracciali, racchette, guanti, gonfietti), delle regole dei vari giochi e di come dovevano essere fatti i campi da gioco. Praticamente tutti i giochi illustrati dallo Scaini, magari in forme diverse, sono giunti fino ai nostri giorni: tennis, pallavolo, pallamano, tamburello, palla al bracciale e altri.
Le palline trovate in Santa Barbara erano utilizzate per un gioco della palla assai simile al tennis attuale. Sulla base dei documenti esistenti sembra che il Tennis, nella forma usata nel rinascimento, fosse stato "inventato" dai francesi che poi lo avevano portato in Italia e in tutta Europa, lo stesso nome proviene da una forma di cortesia del battitore che gridava all'avversario "tenez" da cui Tenes e Tennis. Il successo del gioco delle "balette" è testimoniato dai vari ritratti di principi e nobili che brandiscono le loro belle racchette, costruite in legno, le più economiche o di corde intrecciate le più lussuose, antesignane di quella attuali. Rari sono invece i ritrovamenti di attrezzi e palle da gioco, probabilmente perché usati fino alla loro rottura e poi eliminate. Nel caso delle palla gonfiate con aria ("da vento") queste erano talmente dure che spesso scoppiavano, mentre con le "balette" siamo stati più fortunati, fino a poco fa non se ne aveva più notizia ma negli ultimissimi anni  ne sono state trovate ben 16, tutte e solo in Italia: 9 sono state trovate a Jesi, 1 a Urbino, e ben  6 a Mantova, 3 in una soffitta di palazzo Te e altre 3, molto ben conservate e decorate, nella Basilica Palatina di Santa Barbara. Si ha notizia di un'altra baletta trovata a Venezia ma sembra se ne siano perse le tracce. Nell'area di palazzo Te in effetti c'è un'area che veniva dedicata, ai tempi dei duchi, al gioco delle balette e quindi le balette potrebbero essere state dimenticate da qualcuno in soffitta mentre nel caso di santa Barbara sembrerebbe che le palline siano state murate volutamente in una nicchia, forse per ricordare che la chiesa è sorta su un precedente campo di gioco.
Molto interessante l'aneddoto narrato dal professore sula partita giocata dall'imperatore Carlo V nella sua prima visita a Mantova, ospite del marchese Federico II. Si narra che l'Imperatore fosse talmente "bravo" che, giocando per 4 ore filate di 20 scudi d'oro a partita, riuscì a perderne ben 60 (somma ragguardevole, credo che equivalessero a più di 200 grammi d'oro). Il Marchese Federico, che già qualche anno prima si era dimostrato parecchio astuto, non giocò contro l'imperatore e, qualche giorno dopo, venne nominato da Carlo V Duca di Mantova. Forse l'Imperatore, notoriamente di braccino corto, voleva rientrare della perdita o, più probabilmente, voleva sdebitarsi per i favori ricevuti in precedenza da Fededrico.
Al momento le "balette" non sono state analizzate e si spera che il gruppo costituitosi a Jesi, una specie di "club delle balette", possa portare avanti un'attività scientifica sul tema con analisi che permettano di datare in modo preciso le balette e di comprendere esattamente come e con quali materiali fossero costruite.
Di seguito alcuni link per approfondire l'argomento (cliccare sul titolo):
 
Ops, dimenticavo il nocciolo di pesca: segnapunti, resti dello spuntino del muratore? In realtà non se ne sa nulla, almeno per ora.