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Transylvania, una tragedia ligure.

Alessandro Arado
Lunedì, 9 Gennaio, 2012

Giovedì 12 gennaio alle ore 11 nella sede della Regione Liguria in piazza De Ferrari a Genova conferenza stampa dell'assessore al Turismo Angelo Berlangieri con i militari del Centro subacqueo della Legione Carabinieri della Liguria che nell'ottobre scorso hanno individuato il relitto del piroscafo inglese Transylvania su un fondale di oltre 600 metri colato a picco il 4 maggio 1917 in seguito ad un attacco di un sommergibile inglese.

Il 4 maggio del 1914 è una mattina come tante altre lungo la costa ligure tra Vado e Spotorno. Il cielo è sereno e un forte vento agita il mare quando all'improvviso all'orizzonte si materializzano le sagome di tre grosse imbarcazioni. Due più avanti precedono a una distanza di circa un miglio, un'altra decisamente più grande: è evidente agli occhi di chi osserva che l'ordine con cui procedono non è casuale. Con il diminuire della distanza le immagini diventano più nitide: si tratta di un piccolo convoglio formato da una nave da trasporto passeggeri e da due navi da guerra di scorta. Si muovono in direzione levante ad una velocità di circa 14-15 nodi mantenendosi sottocosta per ridurre i rischi di possibili attacchi da parte di sommergibili tedeschi segnalati da giorni nell'area del Mar Ligure (il giorno precedente era stato silurato il piroscafo inglese Washington al largo di Camogli). Quelle che al momento non sono ancora chiare sono le identità di quelle navi, identità che, come vedremo, si sarebbero drammaticamente rivelate poco tempo dopo. La nave da trasporto passeggeri è il Transylvania, un ex lussuoso piroscafo inglese requisito dalla Royal Navy per destinarlo al trasporto di truppe alleate nel Mediterraneo, mentre gli “angeli custodi” sono due cacciatorpediniere giapponesi, il Matsu ed il Sakaki. Questi ultimi due fanno parte di un contingente navale inviato nel Mediterraneo dalla più potente flotta del Pacifico, quella del Giappone (alleato dell'Intesa), per aiutare la Gran Bretagna nella difesa della supremazia sui mari europei, messa in seria difficoltà dalla Germania. La formazione è ormai a circa 3 miglia da Spotorno quando contemporaneamente ad un forte boato si alza un'alta colonna d'acqua dalla fiancata sinistra dell'imbarcazione più grande danneggiando la sala macchine. Un siluro lanciato da un sommergibile tedesco finisce la sua corsa mortale contro il bersaglio, il Transylvania, una nave nemica non propriamente da guerra anche se armata con un cannone da 75 tonnellate posizionato a poppa mascherato da torretta. Un'altra vittima della strategia stragista dei tedeschi che avevano deciso di silurare qualsiasi imbarcazione che battesse bandiera nemica, mercantili compresi. Il convoglio rallenta, il Transylvania comincia a inclinarsi su un fianco e volge la prua verso la costa ma avanza di poche centinaia di metri: non è chiaro se per scelta del comandante o a causa dei danni subiti. Sono 11,17 di una mattina che non sarà più come tante altre lungo la costa ligure di ponente tra Vado e Spotorno. I due cacciatorpiediere cambiano rotta: il Matsu si avvicina al Transylvania per prestare soccorso, il Sakaki si dirige verso il largo per tentare di rintracciare e colpire il sommergibile della classe UB-63 identificato solo sessant'anni dopo. Si sentono diversi colpi di cannone sparati dai cacciatorpediniere nella speranza di centrare l'assalitore. Il tentativo di rintracciare e colpire il sommergibile fallisce perché 22 minuti dopo un altro siluro lanciato dall'UB-63 darà il colpo di grazia alla nave inglese centrando il lato già danneggiato verso la prua, l'unica parte lasciata scoperta dal Matsu che era posizionato al suo fianco. A bordo ci sono circa 3.500 soldati inglesi della Marina e dell' Esercito e 64 crocerossine della British Red Cross Society, diretti sul fronte egiziano-palestinese. Subito vengono calate in mare le lance di salvataggio e zattere mentre anche il Sakaki si avvicina per prestare soccorso assieme al Matsu. Intanto sulla costa la gente accorre sempre più numerosa e sgomenta assiste al dramma che si sta compiendo. Dal porto di Savona partono i cacciatorpediniere italiani Corazziere e Garibaldino e due rimorchiatori, dalle spiaggie di Noli e Spotorno alcune barche di coraggiosi pescatori sfidano il mare agitato e si avvicinano a forza di remi. Gran parte dei naufraghi è trasbordata sulle cacciatorpediniere giapponesi, gli altri sono raccolti dal Corazziere e dal Garibaldino, dai rimorchiatori Savona e America II, e solo 270 naufraghi trovano posto sulle scialuppe, mentre 22 naufraghi che nuotavano stremati nel mare in tempesta sono salvati dalle barche dei coraggiosi pescatori nolesi premitati nel 1919 con medaglia d'oro “in segno di gratitudine” dal governo britannico, e nel 1921 dal Ministero della Marina Italiana che rilasciò a ciascuno dei pescatori un attestato di benemerenza. Alle 12.20 il Transylvania comincia velocemente ad affondare immergendo per prima la prora e quindi alzando verticalmente la poppa in un mare ribollente di schiuma e vapori. In pochi minuti sprofonda su una batimetrica di oltre 300 metri a circa 3 miglia dalla costa tra Spotorno e Bergeggi. Dei 407 (o 417 secondo altre fonti inglesi) deceduti tra i flutti o rimasti prigioneri nella nave, 89 corpi saranno recuperati su tutta il litorale della Riviera di ponente savonese,Vado Ligure, Spotorno, Noli, Pietra Ligure e su altre spiagge fino al confine, tra cui 2 corpi il 12 maggio, sulla spiaggia di Bordighera e tutte sepolte nel cimitero di Zinola (Sv). Altre 34 vittime trasportate dalle correnti marine e sono state raccolte sulle coste del Principato di Monaco, della Francia e perfino della Spagna, saranno tumulate nei cimiteri locali e le rimanenti 282 saranno considerate disperse. Sul promontorio Predani sulla costa di fronte all'Isola di Bergeggi nel 1922 è stata posizionata una croce commemorativa a ricordo “...dei gloriosi estinti e in testimonianza della gratitudine imperitura del popolo Britannico verso gli abitanti di questi lidi per il generoso soccorso ai superstiti”. La storia dell'affondamento del Transylvania è stata una gara spontanea di solidarietà e generosità che ha lasciato tracce profonde nella memoria dei superstiti inglesi e nella stessa gente ligure del ponente savonese. Targhe commemorative, monumenti, addirittura strade (a Noli c'è via Transylvania) sono lì a testimoniare la più drammatica tragedia del Mar Ligure.

                                                                                                                                        Alessandro Arado